Stupidi exponenziali

Per puro caso e dopo molto tempo ho avuto l’accidente (termine non casuale) di vedere per qualche minuto quella buffa rete che si chiama ReteQuattro.
Vederla nel giorno del Primo Maggio ma soprattutto dell’inaugurazione dell’Expo milanese è stato un vero colpo di fortuna.
Chi mi conosce sa che non pecco certo di ottimismo riguardo alle italiche sorti o meglio riguardo agli eterni, mai risolti problemi di questo strano paese.
Ma vedere all’opera dopo tanto tempo la macchina del consenso che ha distrutto quel poco di buon senso critico che era rimasto in Italia negli ultimi vent’anni mi ha rivelato la mia vera natura di grande ottimista in senso lato, perfino sulle sorti italiche.
La realtà è infatti ben peggiore di come la immaginavo.
Nel 2015 un telegiornale di questo tipo, così infantilmente mediocre, sempliciotto, così manicheo, manicheo in modo raggelante, così sdraiato sulle istanze più caricaturali, quelle che perfino sembrano irreali da quanto sono decerebrate, del piccolo borghese lavoratore medio, non sembra neanche possibile.
Eppure esiste.
Quale migliore occasione poi per fare confusione che gli scontri di ieri a Milano con relative devastazioni?
Da una parte lo stato, ampiamente al di sotto di ogni sospetto da sempre, ma particolarmente dagli anni 60-70, dall’altra i teppistelli.
Proibito ragionare, proibito fare i distinguo, proibito anche solo farsi due domandine semplici semplici.
Una delle domande è quella che attraversa da sempre le menti neuronalmente irrorate da sempre : lo stato ci è o ci fa?
Da una parte l’infinita inefficienza a risolvere qualsiasi problema rafforza il nostro pregiudizio quasi “etnico” sul tumore che rende il nostro paese, sul piano civile, quasi un minus habens a livello europeo, uno strano territorio più simile al Sudamerica che alla Svezia.
Dall’altra in un paese come questo, infestato da milioni di sedicenti furbi inclini al “particulare” e senza cultura né memoria, diventa quasi inevitabile indulgere alle dietrologie che altrove scolorano in fretta.
Studiando la storia poi si capisce che, andreottianamente, pensare male porta all’inferno ma mette dalla parte della ragione quasi sempre.
Di fronte ad una guerriglia urbana perfino di non poco conto e ampiamente prevedibile (mesi che se ne parla di questa giornata, mesi), la reazione delle forze dell’ordine è stata talmente inefficace nella sostanza, rispetto a quanto accade altrove per molto meno, che sembra proprio che ci sia una regia.
La stessa che sembra esserci dietro la resistenza del fenomeno degli ultras negli stadi che ha raggiunto livelli di metastasi talmente diffusi e stabili da rendere sempre più surreale l’eterna chiacchiera melodrammatica e piena di gesti, quanto inefficace ed inutile, che si registra in tutte le sedi da decenni.
A sentire ReteQuattro e l’opinione della ggente in genere il giochino è riuscito anche questa volta.
Il popolino allergico alle letture, malato di alzheimer storico, cultore della vita semplice, abbocca quasi sempre.
Niente più domande sulla nostra impunita, eterna, proterva e tragicomica “classe dirigente”, che sfila in questi giorni con sorrisetti e frasi incredibili per falsità programmatica, che ha sfangato l’ennesimo miserabile scandaletto, mentre costringe il popolino a vivere in un paese infernale sul piano fiscale, burocratico, dei servizi.
E sempre, sempre, con il plauso quasi unanime dei media più timidi e servili del mondo.
Tutti a schierarsi per l’ordine e la legalità (chi non lo farebbe?) come nell’ennesimo derby tifoideo.
O con l’Expo o con i black bloc.
Come se questo fosse il dilemma.
Per quanto mi riguarda la pilotatissima intervista ad un decerebrato teppista fatta ieri urbi et orbi ha la stessa valenza della sospettissima intervista alle rom che dichiaravano in maniera un pò troppo entusiasta la loro vita di furti, trasmessa non molto tempo fa e della cui autenticità, pare, non si è del tutto convinti.
Questo eterno giochino ha intrappolato per anni le menti deboli di un popolo stupido, che si compra con meno della classica zuppa di lenticchie.
Gli 80 euro sono l’ultimo di una lunga serie di memento alla monumentale dabbenaggine italica.
Criminalizzare il dissenso, in altri regimi, è operazione più complessa.
Qui è perfino semplice ed è invocato dalle vittime stesse.
Manipolatori e manipolati vivono sulla stessa frequenza d’onda.
Fino al prossimo happy hour o all’inevitabile trenino sulla spiaggia.

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