…ma anche no

In questi giorni ero tentato dall’aprire una nuova categoria dove mettere i più tragici, improbabili, ridicoli, squallidi virgolettati, così, nella loro nuda mediocrità, con il semplice cappello a guisa di titoletto “…ma anche no” seguito dal mio consueto numero (n.1 and so on).
Ma nella sharing society che viviamo alla fine queste sono più faccende da Facebook, Twitter e quindi ho rinunciato.
Volevo subito citare i sedicenti testi sacri che sono una fucina di virgolettati discutibili e partire da Abramo, prendendo sul serio la storiellina in un cauto suspension of disbelief, uno dei tanti episodi che, come dice Odifreddi, sono la sintesi dell’idea che per allontanare dai fanatismi religiosi basterebbe invitare le persone a leggere per davvero i testi che si suppongono di provenienza divina.
Ma anche qui esiste l’agile categoria apposita (“L’apote”, per chi fosse minimamente interessato).
Preferisco quindi radunare qui e adesso e probabilmente mai più una serie di frasi che mi hanno colpito nelle ultime settimane e che dimostrano con prevedibile squallore l’ambientino démodé nel quale viviamo e che qualche cultore di Bacco chiama patria.
Partiamo dal più tenace degli umoristi dell’ultimo ventennio, il signor b.
“Durante le elezioni europee ho decretato la fine di Grillo, si è fermata lì la storia di Grillo, oggi non c’è possibilità che vada da nessuna parte e i suoi non contano nulla in Parlamento. E’ una ferita nella democrazia, ma non più un pericolo e andrà verso il degrado”. Se resta al 20%, aggiunge, “il M5S non è pericoloso ma lo sarebbe stato se Grillo fosse arrivato al 51%”.
Ora, è chiaro che la sesquipedale ed inarrivabile sequenza di pericolose sciocchezze dette dal soggetto in questi anni lo rende ipso facto un facile bersaglio ma io riesco ancora a meravigliarmi sia della patologica vanagloria non curata adeguatamente (“ho decretato la fine di Grillo”), sia della straordinaria indifferenza alla logica e alla coerenza : poco prima aveva affermato con pensierosa serietà che gli italiani non avevano mai imparato a votare e che gli avevano negato quel 51% che serviva per cambiare davvero il paese.
Curiosa idea di democrazia, per usare un understatement.
Secondo episodio : il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha definito le nozze gay “una sconfitta per l’umanità”.
Ma anche no (qui è bene scandirlo).
Perenne monito per chi vede in Bergoglio una grande novità, il Vaticano è sempre lì dove sappiamo.
Lontano dalla modernità e dall’idea, davvero rivoluzionaria, che esista una libertà civile anche per gli altri, quelli che non la pensano come loro.
Terzo e più flamboyant episodio, dove si tratta di cose serie e a me molto, molto più care.
Lory Del Santo come Paolo Sorrentino: così l’attrice si autoparagona al regista de La grande bellezza. “Sorrentino si avvicina molto alle mie intuizioni – lui ha fatto dei film e io anche ne ho fatto uno (sic). Abbiamo delle visioni in comune“.
Lory Del Santo ha anche criticato l’ultimo film di Sorrentino. “Come lui, inquadro certi paesaggi e in Youth ho visto cose che avrei fatto anche io, ma il film non l’avrei fatto così, no. Youth ha delle lacune. Il mio punto – continua la Del Santo – è che so quello che bisogna fare per avere un premio. Bisogna essere lentissimi, inquadrare molte montagne. È importante perché sfidi lo spettatore. Il regista sembra dire: io sono superiore perché devi riconoscere la mia arte. Fanno tutti questi film che uno si vuole tagliare le vene, ma io amo le cose noiose. Mi eccitano”.
Di fronte a questo capolavoro e dopo aver rivisto deferenti il meraviglioso “The Lady” su YouTube, la mente vacilla e non riesce neanche a proferire l’ultimo “ma anche no”.

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2 thoughts on “…ma anche no

    • Sono assolutamente ed ovviamente d’accordo con te.
      Lory è inarrivabile nel suo dadaismo.
      Gli altri sono in realtà figure tragiche e che hanno danneggiato enormemente un paese già di suo molto, molto discutibile e debole nei fondamenti veri della civiltà.
      In realtà la complicità e il comune sentire del volgo con questi figuri e con queste istituzioni sono la vera natura del problema e dire che l’italietta è un paese rimasto indietro di cinquant’anni rispetto al resto d’Europa è perfino un complimento, che non coglie la profondità del problema.

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