Watch out !

Per noi che, come dice un mio amico “melomane”, se la Apple si mettesse in testa di costruire elicotteri o bunker antiatomici potremmo valutare la cosa, l’arrivo dell’Apple Watch è stato ovviamente un evento da guardare con attenzione.
Dopo qualche giorno di uso assiduo e costante posso ben dire che l’attesa non è stata vana.
Il primo device post-Jobs e il primo passo di Apple nel mondo dei wearables : non sembra che i fenomeni di Cupertino abbiano sbagliato il bersaglio, anche questa volta.
La vera natura della mela, dopo la geniale intuizione di Steve di puntare tutto sul mondo post-pc, quando tutti erano distratti e scettici, e di farlo con la consueta classe e con il perfezionismo estremo tipico di un fan, è sempre stata quella di focalizzare il punto, analizzare la necessità dei devices e delle loro funzioni e poi sfornare inevitabilmente ed invariabilmente il modello che poneva lo standard, superava i goffi tentativi precedenti, sempre all’insegna della pulizia formale, della bellezza estetica, del design che diventa modo di vivere.
Il Watch che ho al polso, così come il primo Iphone, è lontano dall’essere arrivato alla sua forma definitiva e matura, è ampiamente perfezionabile ma pone le basi per un vero utilizzo quotidiano di un wearable nella vita di tutti i giorni.
Sembra quasi che dopo aver “costretto” il mondo intero a scoprire l’indispensabilità di un “palmare” (per dirla con antichi gerghi), la Apple volesse far rialzare la testa a milioni di ometti chini sui loro smartphones e farci riscoprire la bellezza e la naturalezza della posizione eretta senza però perdere un contatto costante e possibile con la nostra “infosfera”.
Ecco perché parlare di “accessorio” dell’iPhone è molto riduttivo.
Le già annunciate caratteristiche del primo aggiornamento software (WatchOs 2.0) previsto per Settembre alludono agli sviluppi.
Che sono il consolidamento di una piattaforma software su cui lavorare, una girandola di apps in costante aumento, la liberazione dalla dipendenza diretta con iPhone e così via.
Io, come molti, ho preso la versione più economica, quella Sport, anche pensando alle possibili interazioni nella mia ora quotidiana di bicicletta.
Le versioni superiori, più simili a gioielli che a pezzi di hardware, sfumano sempre più il confine tra i due mondi, seguendo la direzione elitaria che la Apple ha sempre giustamente perseguito e con esiti economici che più volte hanno sbalordito noi fanatici della prima ora, quando Apple coltivava questi vizietti per un gruppo di adepti in guerra contro il mondo prosaico di Microsoft e altri.
Non appena il mondo dell’informatico è uscito, prima dai laboratori, poi dagli uffici, per entrare nelle case e nell’immaginario delle persone, secondo la nota teoria del “software diffuso” e sempre più vicino alla psiche, al corpo, a tutte le attività umane, Apple si è trovata naturalmente in prima linea “mentale” contro la polverosità tastierosa, grigia e beige, del vecchio mondo informatico.
Nokia, Blackberry, la stessa Microsoft ne sanno qualcosa.
La mela 2.0 è sembrata subito come l’irruzione di una tecnologia aliena, colorata, perfetta.
Come un passaggio dalla tv in bianco e nero alla tv a colori in HD su mega schermo piatto in un sol colpo.
Ed eccomi qui, ogni giorno, e soprattutto in giro, a controllare le mie notifiche, a parlare con Siri (gulp), a farmi guidare per strada da Maps con piccoli segnali “aptici” sul polso, come un butler digitale che ti pizzica dolcemente, a misurare le mie pulsazioni e i miei giri in bicicletta, a cercare di chiudere i dannati cerchi dell’applicazione di attività fisica, a fare traduzioni al volo sempre parlando…
Per non parlare dei tocchi di classe alla ricerca della UI perfetta come la “digital crown”, un ritorno alla fisicità della clickwheel dell’Ipod, o come lo schermo che sente la pressione prolungata per entrare nei sottomenù, la terza dimensione nel software, tecnologia che verrà implementata anche sul nuovo Iphone.
Le applicazioni sembrano infinite e personalmente attendo con ansia l’utilizzo a livello “casa”, “hotel”, “automobile”, “pagamenti” che già sono sul piatto.
Non pensavo che sarei tornato ad indossare con costanza un “orologio”, giusto Jony Ive e quei diabolici di Cupertino potevano riuscirci.

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