Pianto greco

Più passa il tempo e più mi è chiara la complessità del reale e l’inganno perpetuo delle ideologie contrapposte che cercano disperatamente e spesso per motivi inconfessabili di ridurre la realtà all’interno di categorie mentali rigide, sovrastrutturali, autoconservative, false in buona sostanza.
La vicenda greca e le valutazioni sull’Europa sono uno scenario perfetto per far risaltare l’eterno polverone.
Anche in questo caso non esistono verità assolute, complottistiche magari, facilmente manichee.
Fino a quando l’Europa non è entrata in una crisi mondiale e sistemica nessuno si lamentava della moneta unica e dell’Europa stessa.
Ovviamente appena le cose sono diventate complicate la canea e la caccia al capro espiatorio si sono alzate a dismisura.
Così come le presuntuose analisi di economisti e non solo, ammalati di protagonismo e seriamente convinti di aver ragione sempre, perfino in macroeconomia che non è esattamente considerabile una scienza esatta al 100% e materia dove quasi tutti, quasi sempre, hanno ragione a posteriori.
Qualcuno pensa seriamente che si sarebbe evitata la crisi senza euro?
Qualcuno ha analizzato davvero cosa sarebbe successo ai singoli stati in questa crisi senza euro?
Per non parlare di quelli che si sono dimenticati allegramente di cosa è l’Italia e la sua politica, soprattutto dagli anni 70 in poi, prigionieri dell’idea ideologica che tutto il mondo è paese, a dispetto di evidenze clamorose.
Sembra incredibile ma certuni vorrebbero tenersi l’Italietta, capolista mondiale, non europea, in molte classifiche disperanti.
Populismi, professorismi e il valzer continua.
Una delle tante domande è semplice : se al posto della Germania ci fosse stata qualsiasi altra nazione con l’economia a posto siamo davvero convinti che il negoziato sarebbe stato diverso?
O ci piace pensare al solito luogo comune antitedesco?
Si può pensare che la Germania, prima economia europea, prima popolazione nel continente, non debba essere trainante?
Se al posto della Grecia ci fosse stato un nostro debitore diretto, saremmo stati altrettanto tolleranti?
Avremmo accettato le leggerezze del governo e delle gestioni precedenti con una alzata di spalle?
Avremmo accettato di buttarla in politica?
Per non parlare delle sciocchezze sul colpo di stato e sulla cessione di sovranità.
L’Europa è basata sull’idea di cessione di sovranità che è implicito se si vuole fare un mega stato federale sul modello americano.
Infatti a mio modesto parere gran parte dei problemi nascono da questo continuo, finto malinteso e da una lenta, troppo lenta creazione del nuovo stato.
Con il contorno di nazionalismi e personalismi dei singoli politici, francesi e tedeschi inclusi.
Ho sentito qualcuno dire che l’Europa permette di fare politiche che si vorrebbe, ma non si riesce, a fare al proprio interno.
Magari fosse così.
In realtà è esattamente il contrario : tutti quelli che bazzicano l’Europa sanno che i politici e i nazionalismi incrociati, con relativo corollario di riluttanza a rinunciare al proprio scettro e alla propria rilevanza, sono il vero cancro.
Ed è questo, secondo me, il vero errore della Germania in questo giro di vite greco.
Non certo quello di pretendere serietà e compliance comuni a qualsiasi azienda di medio livello.
Semmai quello di non considerare l’aspetto “politico” e di immagine della vicenda.
Infatti il buon Matteo su questo, argomento che conosce bene e suo unico interesse nativo, ha detto anche parole sensate, riferite a entrambi i “contendenti”.
Lo stesso meccanismo decisionale e la conseguente criminalizzazione della UE e della Troika restano un difetto di immagine e un intralcio ad una gestione più open minded dell’intera questione.
Col risultato che il famigerato duo Merkel / Schaeuble più che altro fa rimpiangere Kohl, Schmidt, Schroeder, gente così.
In questo senso, da europeista razionale, penso che prima se ne vanno e meglio è.
La mediocrità ottusa e l’assenza di lungimiranza in queste cose sono un peccato davvero mortale.
Ciononostante solo uno sprovveduto o uno in malafede può pensare che l’Europa abbia davvero un deficit democratico formale.
Renzi è al governo secondo le regole e formalmente questo, pur non piacendomi, non è un deficit democratico.
Parallelamente le istituzioni europee, create da governi regolarmente eletti, hanno legittimità formale.
Devono però fare un salto di qualità ideale, secondo le logiche dei fondatori dell’Unione, e ambire ad una democrazia più visibile e diretta, meglio comunicata.
Anche per spazzare via i facili populismi di quelli che pensano seriamente che il popolo debba decidere su tutte le questioni, soprattutto quelle che non comprende, senza delegare nulla ai rappresentanti.
O anche gli opposti estremismi, di sinistra e di destra, che guarda caso si saldano proprio qui e adesso.
Il che comporta anche e di nuovo una riduzione dell’invadenza delle singole nazioni.
Pensate ad un futuro dove le elezioni europee sono le vere elezioni (sul modello presidenziale americano), quelle che contano, e non l’occasione per i singoli partiti delle singole nazioni di piazzare i mediocri, gli impresentabili (Lega maestra in questo senso, a perenne ricordo della loro leggendaria apertura mentale al di fuori di Voghera), i diversamente e meglio allocabili.
La California (non il Wyoming, by the way) è fallita recentemente e non dico che nessuno se ne è accorto ma quasi.
Io spero e auspico una Europa di questo tipo.
Capisco che piacciano le chiacchiere televisive ma la dicotomia austerità-crescita è fuffa.
Se l’economia è in crisi una certa dose di austerità è inevitabile.
E non c’è nessuna ideologia complottarda alle spalle ma puro buon senso amministrativo.
Semmai è sulle regole di ingaggio e in generale l’apparato legale e di regolamenti che va applicata più flessibilità intelligente e una generale semplificazione antistatalista.
Ma è ovviamente tutt’altro discorso.
Et-et, non aut-aut : sempre difficile per gli ideologici e i manichei di tutte le casacche accettare una realtà inevitabilmente grigia.
Sarà impossibile migliorare questa Europa? Vedremo, sono processi lunghi e la storia non fa sconti, soprattutto in questo momento.
Aspetto ancora di capire dai nostalgici del nazionalismo e della divisione quale è il loro progetto per un mondo palesemente e clamorosamente diverso dalle loro visioni, addirittura premoderne.
L’Europa è l’unico progetto globale possibile (l’Europa unita è e resta una delle tre economie più importanti al mondo) ma ovviamente il modo in cui è gestito va migliorato molto e richiede il suo tempo di realizzazione.
Nel frattempo però bisogna anche smetterla di fare le anime belle e pensare che i soldi non comandino sia in politica che in economia, sia davanti che dietro le quinte.
Mi piace questo mondo? Molto poco ma è utopia pura quella di pensare di poterlo cambiare radicalmente, mi accontenterei di piccole migliorie.
Sia chiaro : la Grecia non sarebbe comunque mai uscita dall’Europa, per mille motivi, anche e soprattutto geopolitici, e l’euro è sicuramente qui per restare.
Ovviamente pronto a ricredermi se la realtà si adeguerà all’idea dei complottisti, non ho partiti presi e non prendo partiti in generale.
Accetto però scommesse nel frattempo sia contro i faciloni sia contro i catastrofisti totali.
Anche a medio termine, perchè a lungo, come disse Keynes…

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