Ex Machina

Quando ho saputo che Alex Garland, il geniale scrittore inglese dietro molti film di Danny Boyle e altri, autore di romanzi come “The Beach”, approdava alla prima regia ho sfidato la calura estiva e il generale, depresso ambiente cinematografico italico delle vacanze (tutto il contrario negli States, dove è “high time”), per vedermelo su grandissimo schermo.
E il vecchio Alex “delivers”, come dicono a Londra.
Un esordio così stratosferico non lo ricordavo da tempo.
Debitore dei suoi stessi temi distopici nonché della meravigliosa serie britannica “Black Mirror” questo capolavoro, rarefatto, elegantissimo, senza una parola o una scena in più del dovuto e del necessario, entra fin dal primo secondo “in medias res” e colpisce nel segno a ripetizione.
Non esagero se dico che questo è il film che avrebbe potuto fare Kubrick se avesse davvero portato a casa il progetto AI, ampiamente infettato dalla cooperazione col banale e populistissimo Spielberg e poi finito, e male, dal regista di ET.
Apologo spietato e up to date sul tema dell’intelligenza artificiale, gioco di specchi e di inganni con finale “apparentemente” a sorpresa, questo film è una lama lucente che entra nella carne di un mondo ampiamente tecnologizzato e ampiamente inaffidabile allo stesso tempo, incarnato dallo splendido personaggio del CEO della società simil-Google che accoglie nella sua immensa tenuta il “fortunato” vincitore della lotteria aziendale.
Cast assolutamente perfetto e realizzazione quasi zen, con quella raffinatezza tutta inglese nella gestione degli spazi e dei luoghi.
Domhnall Gleeson, ormai recidivo in queste produzioni, reduce dalla parte “a ruoli invertiti” (rispetto a questo) di un famoso episodio di “Black Mirror”.
Oscar Isaac, ideale nella parte in chiaroscuro di Nathan, il CEO della mega società.
Meravigliosa Alicia Vikander, in una parte che può davvero cambiarti la carriera, che porta a casa la migliore e più precisa, chirurgica interpretazione di un robot mai vista.
Accoppiata in maniera credibile, nella sua ambiguità, ad una sensualità mai vista.
La struttura a sezioni, con capitoli e chiuse a nero, così kubrickiana, è perfetta per scandire la minacciosa discesa agli inferi.
E una geniale scena di ballo da perderci la testa che è l’epitome perfetta, fredda, spietata, della superficialità tossica di un certo mondo oggi dominante.
Da vedere e da rivedere, questo è un film benchmark per il futuro della “fantascienza” pensante.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s