À bientôt, bien sûr

Tornare in Provenza è come riscoprire la geografia del cuore, della propria anima.
Per me, uno dei pochi posti al mondo che potrei chiamare “casa”, anzi, che vorrei chiamare “casa” e che nella peggiore delle ipotesi sai che sicuramente ripercorrerai ancora e ancora e ancora…
La Provenza è una regione molto vasta e non è l’unica delle meraviglie dell’Esagono ma per me Provenza è, come per molti, soprattutto la Vaucluse, il Luberon.
Terre celebrate in mille libri e in mille film, percorse con stupore da molti inglesi (qui forse il segreto?), bagnate da 300 giorni di sole all’anno, come declama uno dei suo cantori più famosi, residente prima a Ménerbes e poi a Lourmarin, Peter Mayle.
Sole, uno stile di vita saggio e rilassato senza essere indolente, vino e cibo meravigliosi (il top mondiale), un paesaggio straordinario punteggiato qua e là da vigneti, villaggi, arroccati o meno, semplicemente splendidi e conservati alla perfezione come in una specie di parco a tema medievale per perversi shabby chic.
Difficile non perdersi in questa perversione.
Soprattutto quando molti di questi posti vengono raggiunti da mas e bastides celestiali per poi rivelare, di colpo, un’anima ambigua, quasi da thriller d’epoca.
Qualcuno ha detto che a Lacoste, il paesello medievale arroccato comprato praticamente per intero da Pierre Cardin, e soprattutto nel “rinnovato” castello del marchese De Sade, aleggia una atmosfera strana, come se stesse accadendo qualcosa di terribile da un momento all’altro.
Concordo.
Strana combinazione quando ai piedi del castello c’è un bar ristorante idilliaco, con vista spaziale sul countryside del Luberon e venticello da amaca d’abord.
Adoro questa combinazione e l’ho trovata a Lacoste, così come a Oppede-le-Vieux, vista in un precedente diporto, o nella meravigliosa Les Baux che perfino Branduardi cantava anni fa.
Una specie di “invenzione di Morel” precipitata in una disneyland shabby dai colori tenui, l’azzurro delle imposte, le pietre color miele delle case, che la accomuna curiosamente all’altro epicentro europeo della febbre country chic, le meravigliose Cotswolds inglesi, altro posto di non ritorno, definitivo dal punto di vista sentimentale e nostalgico.
Posti “mentali” come la bellissima Fontaine-de-Vaucluse, che accolse Petrarca alla corte dei papi di Avignone.
Chiare, fresche e dolci acque dove gentilmente riposare la mente ed il corpo ma con l’occhio sempre vigile alla battaglia, lassù, nel castello.

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