Vapore ? Zero rischi, più sapore!

Vi piace lo slogan?
Lo vendo al miglior offerente oppure, nel caso venga usato, reclamerò i miei diritti economici…
A parte gli scherzi, qui parliamo di svapo.
Qualcuno potrebbe obiettare che lo slogan più aderente alla realtà dovrebbe essere : meno rischi, più sapore.
Penso però che si perderebbe l’incommensurabile differenza di rischio tra una sigaretta normale e un vaporizzatore (altrimenti e tristemente noto come “sigaretta elettronica”, anche se della sigaretta non ha né le dimensioni né il sapore, almeno nelle forme più evolute e migliori).
Qualsiasi cosa a questo mondo che venga “assunta” dal nostro corpo presenta dei rischi, soprattutto nel circuito industriale del food ed in una società che soffre ancora degli strascichi pesanti della “civiltà del carbone” (quasi un ossimoro).
Sicuramente andiamo verso una società più pulita e i ricordi da piccolo dei viali della padania velenosa infestata dai miasmi delle auto e delle ciminiere sono, appunto, un ricordo.
Macchine elettriche, smart food e zero calorie e, appunto, fumo “sicuro”.
Ci sono peraltro gradazioni di rischio e andare in bicicletta presenta dei rischi, ma minori che lanciarsi da un dirupo.
Nel primo caso c’è il forse e un rischio minore, nel secondo caso c’è il certamente e con danni peggiori, anche a basse quantità.
Vaporizzare liquidi aromatici per degustazione essendo una attività piacevole ed intelligente è stata subito osteggiata nel paese degli italioti.
Prima criminalizzata, poi aggredita politicamente e fiscalmente, con la consueta acquiescenza ai “forti”, in questo caso le lobbies del tabacco con conseguente “monopolio” statale, rappresentazione perfetta del male italiano, ma anche le lobbies del farmaceutico alle quali, anche con una forte dose di ignoranza che qui non manca mai, si è cercato di rifilare il pacchetto per depotenziarlo e “ridurlo” alla stregua di un patch antifumo.
Come sempre nel paese dei campanelli ne hanno fatto le spese i piccoli ed in particolare i piccoli imprenditori che avevano aperto tanti piacevoli vape shop.
Massacrati da leggi assurde e criminali sono ormai quasi completamente azzerati.
Con conseguente perdita fiscale anche per lo stato, secondo un triste, demente schema che vediamo applicato a tutti i settori.
Inutile dire quindi che le pecorelle sono rimaste basite quando in primis si sono bevute le amabili sciocchezze dei media generalisti all’insegna della criminalizzazione dubbiosa e poi, contrordine compagni, si sono viste recapitare le verità scientifiche sotto forma di un report della sanità inglese (UK santa subito, come sempre), che conferma quello che tutti i sani di mente avevano già capito.
Ossia che il vaping è praticamente a zero rischi, non è neanche paragonabile alla sigaretta, anzi è un ottimo modo per smettere di fumare perché crea una piacevole e nettamente superiore (sul piano del gusto e della varietà) esperienza che diventa un hobby degustativo più simile alla pipa ed al sigaro, ma senza i rischi comunque correlati, e soprattutto senza le caratteristiche di dipendenza stretta che l’orrido cilindretto bianco dà ai malcapitati schiavi.
A dimostrazione dell’assunto all’estero si svapa allegramente e non solo, come succedeva qualche anno fa, nei trendy narghilè club di Londra mentre qui la gente, belando, ancora si attarda sulle surreali sciocchezze vendute dai media.
Diventa un hobby, dicevamo.
Perchè si sommano l’aspetto della degustazione d’élite all’aspetto hardware che solletica sempre gli istinti, soprattutto dei maschietti.
Mille tipi di hardware, di settings per degustare decine di migliaia di tipi di software (gli e-liquids).
Un mondo.
Aggeggi tecnologici più simili agli Ipod che a qualsiasi sigaretta, come la mia box o i tanti BB (big battery) che girano per il mondo.
E come una volta all’estero si notavano più degustatori (pipa, sigaro) che inalatori compulsivi (sigaretta), oggi lo stesso si può dire che succeda tra vaping e sigaretta.
Il tabacco diventa solo una piccolissima parte dei mille sapori possibili (c’è una categoria che si chiama “tabaccosa” che racchiude in sé le mille varianti solo all’interno dei vari gusti e combinazioni di tabacco) ma in realtà si è creata una industria intera di “assemblatori” che è paragonabile all’industria dei profumi o degli alcolici da degustazione.
Una volta provato, se si ha un palato funzionante, non si torna più indietro e le “catramose”, come vengono definite le sigarette “analogiche” tra gli adepti, vengono derubricate a quello che sono, un vizio antico, obsoleto, dannoso e spiacevole al gusto.
E come sempre, usare moderazione e varietà, così come con il cibo e con tutto.
Con in più la soddisfazione di non avere nessuna forma di dipendenza (soprattutto per i “zero nicotina” come il sottoscritto) e abbassando il livello di rischio a quello di un caffè o di una passeggiata per Milano.
Sempre che uno voglia davvero farla, ovviamente.

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