L’impresa

Come volevasi dimostrare Flavia Pennetta ha vinto la sfida tutta italiana che è stata l’incredibile finale degli US open.
Troppa adrenalina, troppa stanchezza psicofisica, troppo tutto per la povera Robertina Vinci che in 48 ore ha dovuto centrifugare informazioni ed emozioni che non ha vissuto in una vita intera.
Il suo gioco irregolare, antico, ricco di sapienza tecnica e tattica, amato dai veri appassionati/praticanti di tennis (quorum ego), è comunque nella storia per avere distrutto, penso per sempre, l’ambizione di Serena Williams di vincere un grand slam ormai a portata di mano.
Le due italiane, solide combattenti, complici, compagne di Fed Cup dove è molto che il tennis femminile ottiene risultati oltre ogni speranza, hanno davvero siglato un’impresa che è segnata con precisione da chi è molto serio su queste questioni : i bookmakers che mettono soldi in questo circo.
Le quote delle due prima del torneo erano le solite, stellari.
Figuriamoci l’accoppiata in finale : roba da cambiare la vita di chiunque.
Si sono incuneate in un momento di transizione del tennis femminile ed hanno sbancato.
Il dominio della muscolarità, che ammorba ogni sport e particolarmente il tennis dopo il cambio degli attrezzi, ha una sua estrema rappresentazione in Serena Williams, la sorellina meno dotata della dinastia Williams, una che…non sa giocare a tennis ma, ancorata a terra, tira terrificanti scaldabagni per due ore e questo basta ad intimidire le donne quasi normali che la circondano.
Il problema è che ora la nostra non si muove quasi più e quindi è condannata, prima o poi, a trovare una come lei ma semovente per uscire definitivamente dal circus.
In fondo è bastata una buona tennista pensante, la Vinci, chiaramente in stato di grazia per un solo giorno, che l’ha destabilizzata a suon di slices, back, variazioni di rotazione, attacchi a rete, gioco sul movimento (palla corta, lunga – destra, sinistra) per far vedere la nudità del solito re.
Fino a quasi rivalutare la proposta provocatoria messa in campo con velenosa nonchalance da quel furbo figlio di buona donna di John Mc Enroe che in una recente trasmissione serale americana ha buttato lì che gli piacerebbe sfidare Serena in un match esibizione perché convinto di batterla, a dispetto dello scetticismo delle sue stesse figlie, probabilmente prigioniere dell’attualità e dell’aura di invincibilità della Williams, nonché dell’ovvia valutazione sulla differenza di età.
SuperMac, tuttora il più grande genio puramente tennistico mai comparso su un campo, un dio che ho visto varie volte dal vivo e che varie volte mi ha letteralmente lasciato a bocca aperta per l’inventiva folle, estrema, che metteva su ogni singolo colpo, non ha perso nulla di quel modo di giocare totalmente unico e leggiadro e lo usa tuttora quando gioca nel circuito veterani.
Insomma, tifiamo per una specie di riedizione della sfida dei sessi che quel bolso, improbabile giocatorino che fu Riggs propose (e perse) con la grande BJ King.
Saremmo tutti davanti alla televisione e forse scopriremmo che il tennis è bello proprio perché basta un vecchio mago per smontare la pura forza, il bum bum e l’urletto che hanno ridotto il nostro sport ad una specie di boxing match diviso da una rete.
Menzione speciale per Flavia che annuncia il suo ritiro vincendo il più incredibile torneo della sua vita.
Mi era sempre sembrata una ragazza intelligente.

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