Italians do it worse

Molti mi chiedono da dove nasca questa mia profonda disistima per l’Italia e gli italiani.
Come se cinquant’anni nella terra degli Andreotti, dei Berlusconi e dei cinepanettoni non fossero già una motivazione evidente.
Molti, da perfetti italioti, tendono a buttarla in vacca e ad usare la consueta e molto amata categoria del luogo comune superficiale ed etichettante.
Sarei quindi un esterofilo.
Un recente post di Luca Rota non fa che puntualizzare alla perfezione il problema di fondo, quello culturale, una ovvietà che nel triste stivale non viene percepita nelle sue implicazioni profonde (e te pareva).
Madamina, il catalogo è questo e vale per la stragrande maggioranza del paese, il famoso corpaccione “silenzioso” che purtroppo invece parla e molto, anche politicamente.
Gli italiani sono naturalmente casinisti, amanti dei grandi assembramenti di amici (più siamo, meglio stiamo) e quindi, nell’era di Internet, schiavi delle parti più chiassose e comunicative come i social, whatsapp e così via.
Più Facebook che Twitter ovviamente, inclini come sono a seguire le mode più ovvie, scontate e la versione più “amicale”, laddove Twitter è più una agenzia stampa o un flusso ininterrotto di segnalazioni culturali (la parola che fa orrore).
Erano e restano amanti assoluti del cellulare di cui fanno un uso folle, chiassoso, continuo, smodato e senza alcun paragone nel resto del mondo.
In questo infatti riconoscibilissimi appena si passa la frontiera.
Superficiali, ignoranti e in sospetto con la cultura e con tutto ciò che è fuori dal branco, berlusconiani nature, fissati con l’apparenza (i vestiti, le macchine) ma in fondo in realtà solo modaioli senza un filo di classe vera, tutti nei trenini o in code gioiose come Expo, vittime dei media più di altri popoli proprio perché culturalmente carne da macello e pecoroni d’elezione.
5 ore in coda per NON vedere un padiglione ridicolo ma niente mezz’ora per la Cappella Sistina oppure in sbuffo perenne davanti a maestosi musei all’estero che offrono sia in qualità che quantità un mondo di differenza rispetto alla fiera di paese steroidata di Rho.
Imbambolati davanti alla tv generalista, unica fonte di informazione, così come davanti all’albero della vita, una versione low cost e dè noantri di un qualsiasi piazzale di albergo a Vegas (vedi Bellagio).
Oscillanti tra il lamento generico per la propria nazione e i suoi guai perenni ma refrattari ad approfondire o ribellarsi davvero ma anzi velocemente tifoidei e nazionalisti al dunque (cibo,moda…) : non si contano le risate che mi sono fatto online con gli ultras che pensano seriamente che il mondo si fermi a Ventimiglia o al Brennero, soprattutto su questi argomenti…”primari” o che sono seriamente convinti della bufala spacciata spesso sui media dell’Italia padrona dell’80% del patrimonio artistico mondiale.
Quelli davvero non italiani e critici (sulla scia di Gaber,Pasolini…) : minoranza stretta e vista con sospetto e fastidio crescenti.
il tifo e il campanilismo demente (e quindi l’odio profondo per la globalizzazione e la modernità) ancora caratteristiche salienti, molto più che in altri paesi, nazionalisti ma pensanti, esigenti (penso a Francia ed UK).
Come tutti gli ignoranti e i mediocri, tendenti ad accettare troppo l’autorità senza farsi troppe domande (fascisti dentro quindi) con un retrogusto bilioso e aggressivo (fascisti anche fuori) che le prime ondate vere di emigrazione hanno subito fatto emergere in maniera prepotente rispetto alla media europea.
Ovviamente molto religiosi ma di una religiosità superficiale, vagamente superstiziosa.
Figli del Vaticano e della mafia, abituati all’ipocrisia e alla doppia morale sono naturalmente, in versione moderna, senza spirito critico e proni a qualsiasi cosa provenga dalla rete, quindi “cospirazionisti” naturali abituati come sono al naturale “dietro le quinte” delle pastette italiche.
Omnia immunda immundis.
Anche in viaggio, classica esperienza di “apertura delle menti”, viaggiatori inconsapevoli, disinformati, in cerca di connazionali e spaghetti anche all’estero.
Nella vita quotidiana, nella fatica di sbarcare il lunario, familisti, maneggioni, in posti di comando tendenti all’abuso e al ladrocinio, borbonici e polverosi nella concezione e nell’esercizio del potere.
Sono quelli che, unici al mondo, di fronte ai Durans in Duomo ieri sera, esplodono per davvero proprio quando parte “Wild boys”, la canzone più brutta e volgare della quale lo stesso Simon Le Bon non farebbe mistero di vergognarsi un pò.
Tutto questo genera ovviamente una società che premia la furbizia, la mediocrità e il gregariato, bloccata, falsa, piena di incomprensibili problemi che perdurano all’infinito (politica disperante e criminale, fisco e burocrazia violenti, dementi ed aggressivi, senso civico nullo, economia truccata e familista, giustizia barocca ed incomprensibile).
Gli stranieri sono affascinati dalla nostra presunta capacità di farcela ma in realtà non sanno che non è mai stato risolto davvero nulla nel profondo in questo paese, se non per l’urto di fortissime pressioni esterne (da qui la mia speranza europea), e quindi alla fine conservano un’immagine edulcorata dei pregi di una popolazione in realtà profondamente frustrata e incapace di risolvere alcunché.
Come resta anche l’immagine edulcorata di un paese bello e dannato, dove prendersi appunto una vacanza dal buon senso per poi tornare alla normalità (innumerevoli ad esempio i film sull’argomento).
Ma vivere perennemente nel non senso, quando gli stranieri tornano a casa loro, non è mai romantico.
E resta un paese sempre meno bello, sempre più stuprato dalla mentalità corrente e sempre più ladro e non conveniente economicamente.
Oltre che inguaribilmente provinciale e quindi completamente fuori fuoco nel mondo moderno.
Essere in età avanzata dà il privilegio, tra i pochi, di potersi tirare fuori dalla pazza folla e non sentirsi più di tanto coinvolti dall’eterno strepito delle battaglie, soprattutto quelle perse in partenza.
Guardo quindi i giovani che ci credono ancora, soprattutto in politica, con ammirazione ma anche con un sorriso amaro sebbene intenerito.
L’errore di fondo di solito consiste nell’idea, utopica e non fondata sulla realtà, che basti cambiare la fetida classe dirigente per risolvere le cose.
Ben presto si accorgeranno che in realtà dovrebbero cambiare popolazione e cultura, come in una gigantesca operazione cardiocircolatoria.
Subentrano quindi ben presto l’angoscia e la stanchezza di fronte all’inanità del compito.
Ribadisco : la risposta migliore è sempre e comunque andarsene, rifiutarsi di giocare al gioco truccato e vivere con più ossigeno.
Non esiste la terra perfetta ma sicuramente questa non solo non lo è ma è inquinata in maniera insopportabile.
Ci si rivede su Marte.

Advertisements

2 thoughts on “Italians do it worse

  1. Buongiorno, Alberto!
    Grazie di cuore per aver linkato il mio articolo.
    Che dire… non posso che trovarmi totalmente in linea con le tue considerazioni – PURTROPPO, dico, perché l’Italia potrebbe veramente rappresentare una delle nazioni-guida del mondo, fosse solo per la cultura che può offrire e invece, paradossalmente, è ormai un paese esemplare nel senso opposto, come modello da non seguire e imitare.
    Personalmente è questa evidenza che rende la questione ancor più irritante e insopportabile. Come scrissi tempo fa, se la barca merita di affondare, che affondi una volta per tutte e non ci si pensi più. Ma credo che – oltre al danno la beffa – quella italiana sia una barca destinata a rimanere sempre bloccata e mezza affondata in una secca.
    Dunque la tua “risposta” finale, nella condivisione generale di quanto scrivi, condivisibile lo è ancora di più.
    Grazie ancora!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s