Je ne sais quoi

Un certo non so che…
Invece è chiaro cosa c’è nel cinema francese, soprattutto quello leggero, che lo differenzia da tutto il resto del mondo e che evidenzia perfino dolorosamente il distacco culturale dalla penisola cugina.
Si chiama classe, leggerezza ricercata, cultura, eleganza.
Questo vale perfino quando si va nella categoria della farsa, della comicità più fisica, più estrema.
Due personaggi così antitetici come Emmanuel Mouret e Louis de Funès penso sia difficile trovarli all’interno del cinema francese.
Li distingue l’approccio, i temi, il ruolo (Mouret regista-attore, De Funès solo splendido interprete-mattatore), la generazione.
Eppure il filo conduttore, il fil rouge, è la cartesiana, piana eleganza del risultato.
Gli sfortunati cugini italioti tuttora traccheggiano tra Boldi e l’eterno panettone volgare contrapposto al finto minimalismo, alla reale evanescenza di operazioni di commedia “sofisticata” vanificate dall’esilità degli script, dalla rozzezza degli attori, dalla sostanziale modestia culturale dei progettisti.
Subcultura da tinello contro piccolo cinema filosofico, romantico.
Il primo diverte le masse incolte, rassicurate nella loro nullaggine dagli eterni riti, il secondo è pane per la mente, massaggio leggiadro per persone pensanti e, orrore, “leggenti”.
In un mondo ideale il cinema di De Funès è il cinema popolare par excellence, così come è sempre stato in Francia.
Un attore monumentale, di prodigiose capacità tecniche e mimiche, maestro del delirio, della collera, dell’impersonazione dell’acido borghese incattivito ed avido, una macchietta diventata archetipo.
Capace di dare fuoco ad operette apparentemente modeste ma in realtà, ad esempio, dotate di sceneggiature di ferro, la chiave di tutto il cinema che funziona, inesorabili, portate avanti e rappresentate da guitti in stato di grazia : non si contano le centinaia di attori meravigliosi, di contorno in questi film immortali.
Senza citare i più famosi film come “Tre uomini in fuga” o la serie dei Fantomas, la grandezza di De Funès si trova in capolavori come “Io, due figlie, tre valigie” (una delle poche commedie europee screwball paragonabili ai grandi film del glorioso, defunto passato americano), “I 3 affari del signor Duval”, il lunare “Jo e il gazebo”, il folle “Si salvi chi può” (con finalino classico di danza di massa, come nelle farse francesi d’ordinanza), il grottesco “Le grandi vacanze”.
Genio assoluto e tuttora insuperabile della comicità di tutti i tempi.
Dall’altro lato dello spettro stilistico, la commedia elegante e di parola, si trova Emmanuel Mouret, recente incarnazione dell’ometto alleniano in salsa intellettuale e con retrogusti Rohmer, Truffaut, soprattutto quest’ultimo e soprattutto nel personaggio di Doinel interpretato da Léaud che ha fatto la storia del cinema non solo francese.
Ho recentemente visto “Un baiser s’il vous plaît” (Solo un bacio per favore) e ne sono rimasto incantato.
Un film semplice e geniale, fatto di nulla, costruito su racconti a scatole cinesi, che solo una grande mente poteva realizzare in questo modo.
Chapeau.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s