Pride

“Pride” è uno di quei piccoli grandi film che ci fanno amare il cinema inglese.
Il cinema inglese e quello francese, i due baluardi della qualità nel cinema europeo, vivono in fondo su cose semplici : buoni attori, buone sceneggiature.
Come tanti film del passato britannico “Pride” racconta con strepitosa grazia e singolare efficacia una storia di piccole persone alle prese con una vicenda che li eleva al di sopra della loro normale condizione, sulla falsariga di “Full Monty” e mille altri esempi.
Qui l’ambientazione sono i primi anni ’80 in UK, la Thatcher-era, quella che ho attraversato in lungo e largo nelle mie frequenti peregrinazioni in Britannia e che era caratterizzata dal post punk e dalla new wave, dalle scritte “Thatcher evil”, dalle rivolte sociali degli esclusi, tra cui in primis quella dei minatori che in questo film viene narrata ampiamente.
Una piccola storia vera che vede un gruppo organizzato e militante di giovani gay e lesbiche che gestiscono una prima libreria “di genere” raccogliere per strada ingenti fondi per i minatori del Galles in sciopero prolungato, quanto di più lontano dalla comunità LGBT ormai nascente a Londra.
La narrazione dell’incontro di questi due mondi antitetici è deliziosa e la morale è chiara : la stretta di mano, la comunanza di interessi (il nemico comune : la Thatcher e in generale la retrograda borghesia ottusa tuttora resistente) che diventa anche lezione di vita sull’accoglienza del diverso da sé e sul comune destino di uomini e donne, senza etichette di sorta, tantomeno legate alle preferenze sessuali.
I protagonisti del film sono i futuri ragazzi del Blitz e di mille altri club nascenti, quelli pronti a vivacizzare la capitale con fantasiosi vestiti neoromantici e post-glam, pronti per gli Spandau Ballet e altri, secondo il classico schema inglese delle mode decadenti e chic che nascono in ambiente proletario.
La musica degli Smiths, dei Frankie goes to Hollywood, dei Bronski Beat e di altre icone gay degli Eighties irrora questo gioiello e lo porta senza sforzo verso il finale, dove si racconta che il riconoscimento delle istanze LGBT a livello parlamentare passerà attraverso anche il voto determinante delle Unions dei minatori (che renderanno quindi il favore a tempo debito) e che l’AIDS, all’apice della sua virulenza, farà ancora danni nella comunità gay (malattia subito fraintesa dai soliti religiosi invasati e demonizzanti), il tutto sulle immagini dello storico gay pride che unì per la prima volta in corteo le due istanze.
In una Gran Bretagna che, come sempre, per prima in Europa apriva la via alla liberale convivenza e quindi al riconoscimento pieno dei diritti, con l’eccezione delle solite, minoritarie sacche di ignoranza violenta legate alla religione, due termini che vanno spesso a braccetto nella stessa frase.
Piccolo, straordinario film, pieno di gioia vera.
Unmissable.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s