In loving memory of a genius

La notizia della morte di David Bowie mi colpisce e rattrista profondamente.
In questi anni sono finite molte epoche, più del normalmente prevedibile, e anche questa notizia sembra suggellare questa verità.
Personalmente stiamo parlando del musicista ma in genere di uno degli artisti che ho più amato e stimato, musicalmente stiamo parlando di un genio assoluto che ha rappresentato una guida e un faro per decenni e per migliaia di artisti.
Proprio ieri sera leggevo di lui in un lungo articolo trovato in rete e proprio stamattina avrei voluto fare un post sul suo ultimo, straordinario album “Blackstar”.
Come spesso capita la realtà si è inserita di prepotenza dettando i suoi tempi, che non sono i nostri, e mentre stavo leggendo di lui mi è arrivata la notifica della notizia sull’Ipad.
L’ultimo album uscito poche ore fa e nel giorno del suo compleanno era ricco di inquietudini profonde, di profezie direi ed era stato introdotto da due video oggettivamente disturbanti come quello della titletrack e quello della splendida “Lazarus”.
Poi, in realtà, l’album è su toni più “lievi” ma pur sempre con la caratteristica principale di David in quasi tutte le sue espressioni : lo sguardo di un uomo fuori dagli schemi, fuori da ogni luogo comune, straordinariamente avanti al suo tempo a dispetto dell’età.
Un album creato con un gruppo di fantasmagorici musicisti jazz modernisti di New York scoperti in un locale, con ritmi inusuali, una impronta jazz estrema che, come dice il mitico produttore Tony Visconti, ancora complice di Bowie in questa ultima avventura, ha voluto aprire altre porte del rock ma con musicisti che non hanno gli stilemi classici bensì jazz e di quelli avanguardistici.
Per dirla con Tony : meglio un album rock (in senso lato) suonato da jazzisti che il contrario.
L’album è incredibile e passa da capolavori atomici come “Sue”, autentica perla del futuro, alla veramente profetica “I can’t give everything away”, un pezzo che mette i brividi e che declina in chiave moderna e ormai soprannaturale il lirismo di Bowie.
E che ha un testo che, come il primo di tanti “momenti di bilancio”, ad esempio la meravigliosa “Ashes to ashes”, sembra lanciare segnali precisi sull’uomo dietro le maschere.

I never done good things (I never done good things)
I never done bad things (I never done bad things)
I never did anything out of the blue, woh-o-oh
Want an axe to break the ice
Wanna come down right now

(Ashes To Ashes)

I know something is very wrong
The pulse returns for prodigal sons
The blackout’s hearts with flowered news
With skull designs upon my shoes

I can’t give everything
I can’t give everything
Away
I can’t give everything
Away

Seeing more and feeling less
Saying no but meaning yes
This is all I ever meant
That’s the message that I sent

(I can’t give everything away).

Quando pochi anni fa era arrivata la notizia del suo rientro dopo l’infarto in scena (e dove, se no?) con l’album “The next day”, il titolo stesso e il tono di questo ennesimo grande album sembrava far presagire una possibile, serena terza età anche musicale.
“Blackstar” rivela il volto di un uomo molto stanco, sofferente ed invecchiato ma di un musicista splendente che, come una stella, alla fine esce di scena come i grandissimi ed esplode con una luce meravigliosa.
Addio, David.

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2 thoughts on “In loving memory of a genius

  1. Un magnifico tributo in ricordo di un artista davvero inimitabile.
    Io sono ancora senza parole, devo dirlo, lui davvero è splendente come una stella e lo sarà sempre.
    Grazie di questo post.

  2. Grazie.
    Era davvero il numero 1.
    Ero a Londra spesso negli anni ’70 e ’80 e quindi è il soundtrack della mia vita, come per molti.
    L’ho visto 4 volte live e mi è sempre sembrato artisticamente di un altro pianeta.

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