Cose di famiglia

Mentre seguivo molto distrattamente (oh yes) l’ennesimo buffonesco raduno di Roma chiamato quasi ironicamente “Family Day”, frequentato da pseudo politici che in qualsiasi paese sarebbero in un angolo derisi e insultati a giorni alterni e che, da soli, fanno capire il livello delle idee di quella piazzetta, mi sono visto una intervista con Isabella Rossellini, expat di lusso a NYC, che raccontava il suo stupore da cittadina del mondo quando, dopo l’adozione di suo figlio da madre single le veniva negata qualsiasi legalità nel suo paese d’origine.
Lo diceva con amarezza mista a sorpresa, quell’espressione che hanno gli stranieri quando racconti loro l’inferno fiscale-politico-burocratico-subculturale che loro pensano sia semplicemente il paese della “grande bellezza”.
Dopo anni di battaglie legali alla fine Isabella ha ottenuto quanto dovuto ma non ha potuto fare a meno di notare l’antiquata morta gora che è sempre più l’Italietta.
Un paese che non ha mai fatto le rivoluzioni per quelle che sarebbero state motivazioni eccellenti e straordinarie rispetto al resto del’Occidente, ma in compenso scende in piazza e parla per giorni di un ritrovo che definire reazionario e fuori tempo e fuori logica equivale perfino a nobilitarlo.
Questo è il paese delle continue controrivoluzioni, totalmente e acidamente refrattario alla libertà e alla modernità, dove viene ritenuto sensato scendere in piazza per impedire libertà civili altrui.
Recentemente ho rivisto uno dei gioielli di quel gran genio iconoclasta che è Ricky Gervais : “The invention of lying”, una parabola acutissima sul ruolo della menzogna, un racconto straordinario di una finta società dove tutti dicono la verità sempre fino al momento in cui il protagonista, per uno scarto di fantasia, capisce che dicendo cose non vere la vita viene agevolata e risolta e lui stesso svolta definitivamente su tutti i piani.
Il film è divertente fino al delirio ma la seconda parte è ancora meglio : velocemente l’invenzione della menzogna porta alla creazione della religione.
In una sequenza straordinaria di scene memorabili il nostro ometto insignificante e “loser” nell’animo scopre che mentire alla madre in punto di morte sul futuro dopo la morte non solo risulta una vera manna psicologica per la mamma stessa ma lo pone subito alla ribalta mondiale come “conoscitore” dell’aldilà, interprete in questo caso quasi controvoglia di una serie di “verità” consolatorie, da wishful thinking applicato.
Parabola perfetta sul ruolo della religione nella vita degli uomini.
Ma questa è la “pars construens”.
La “pars destruens” è che la pretesa ridicola di avere la verità assoluta, definitiva, in tasca, genera facilmente i mostri che vediamo spesso su varie ribalte.
Fa tenerezza vedere l’Occidente “religioso” strepitare contro la possibilità, ancorché remota, che la cultura islamista voglia imporre, anche con la forza, la propria mentalità a casa nostra.
Perchè è esattamente quello che hanno sempre tentato di fare le religioni “nostrane” da noi, con violenza e pervicacia degna di miglior causa.
Tutte le religioni psicologicamente e politicamente fanno danni e tutte sono teocratiche per principio, quindi non c’è possibilità di mediazione.
Papa Bergoglio tra le tante cose per cui è odiato, è odiato anche per questo : perché ha osato dire pubblicamente che non ama la Chiesa militante e aggressiva politicamente che ha ampiamente sconfinato nel nostro paese negli ultimi cinquant’anni.
E quindi qui, invece di aggiornarsi mentalmente e finalmente riconoscere diritti pari a tutti, come peraltro la Costituzione dice da sempre, si fanno ancora battaglie ideologiche grottesche che passati i vari confini della penisola vengono viste per quello che sono : cartine di tornasole dell’arretratezza culturale di un paese ancora troppo attaccato alle sottane dei preti con relativa mentalità medievale.
Oltretutto se io fossi cattolico mi ribellerei all’idea di farmi rappresentare politicamente da certi figuri.
Ma in questo senso è noto che quella fazione è particolarmente di bocca buona : basta demonizzare gli “avversari” e magari agitare la solita parolina magica (comunista!) per far votare con allegria anche un primate qualsiasi.
Le religioni, in particolare quella cattolica, fatalmente inclini all’ipocrisia e alla doppia morale, da una parte chiedono a gran voce allo stato riconoscimenti, diritti, rispetti perfino eccessivi e fuori luogo (ai quali gli sventurati, ossia gli stati vari, hanno spesso purtroppo risposto e spesso per motivi davvero inconfessabili), chiedono quindi, dal loro punto di vista, libertà religiosa appunto (con generose prebende a latere), dall’altra però pretendono di negare perfino quelle di base a chi non la pensa come loro.
Curioso, vero?

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