Equivoci

Umberto Eco ha rappresentato per anni nell’immaginario italico la figura dell'”intellettuale”, perfino oltre i suoi reali meriti e demeriti.
Una figura che in questo paese mediocre spesso si sovrappone a quella del “professore”, in realtà ben diversa, anche umanamente, e che svela il pavloviano moto di pensiero che l’italiano medio fa di fronte alla cultura : qualcosa da studiare controvoglia con un filo di paura di fronte all’interrogazione e qualcosa da aggirare con qualche trucchetto (fingere di imparare, la retorica del bigino e così via).
Spesso l’istituzione stessa scolastica in Italia ha assecondato questo modo di pensare con i suoi comportamenti, generando quindi un corto circuito dal quale questo paese non si è ancora riavuto.
D’altronde lo Stato è uno dei problemi di base di questo paese, quasi mai la soluzione.
La declinazione finale dell’intellettuale quindi è spesso il trombonismo che perfino Eco ha sfiorato negli ultimi anni, soprattutto quando ha imbastito polemiche un pò rétro sul libro di carta e sul ruolo di Internet nel dare risalto agli imbecilli.
Due falsi problemi, a mio avviso, e due terreni scivolosi nei quali una persona intelligente come lui poteva tranquillamente spiegarsi meglio.
Nel merito : la carta non è in contrapposizione all’ebook, resisteranno entrambi ma l’80% dello scibile passerà, come già sta succedendo, in via elettronica e sulla rete.
Ed è giusto, come Eco stesso diceva, educare gli educatori all’uso intelligente e “scremante” della rete per poter dare strumenti di valutazione alle future generazioni.
Internet come playground per gli imbecilli messi sullo stesso piano dei premi Nobel? Altro falso problema.
Se si escludono i socials, che vanno presi per quello che sono, le opinioni vanno vagliate (e torniamo alla questione “educazione al discrimine”, anche qualitativo) e mediamente oggi chi mantiene un blog per anni qualcosa da dire ce l’ha, magari anche solo per cento lettori.
Personalmente sono sempre per la libertà totale e sono sempre per l’abbondanza.
Poi, come sempre, conta la qualità del proprio cervello per valutare nel mare magnum dell’information overload.
Equivocando equivocando nulla è più soggetto ad equivoco della definizione di “intellettuale” o di “snob”, due epiteti usati spesso anche contro Umberto.
Chiunque sia anche di poco al di sopra della aggressiva mediocrità e volgarità imperanti da sempre in questo paese prima o poi viene etichettato con uno o con entrambi degli epiteti suddetti, usati paradossalmente come insulti quando in realtà sono a tutti gli effetti dei titoli di merito.
Ben al di là del “sine nobilitate” di vecchia gestazione, il problema oggi è l’opposto : avercene di snob oggi in un mondo così volgarmente tarato verso il basso.
Lo stesso Eco venne preso sul serio solo dopo aver raggiunto una certa notorietà grossolana, televisiva quindi, con “Il nome della rosa”, quel libro che lo stesso Eco definiva il suo peggiore e che rappresenta bene le logiche bottegaie e piccolo borghesi che sottostanno ai “riconoscimenti” dei servi della gleba.
Se fai soldi e diventi famoso sui circuiti che io frequento allora ti riconosco.
Una variante della vecchia, infelice battuta tremontiana sulla cultura che non dà da mangiare e degli animal spirits della ottusa mediocrità piccolo borghese che è la definizione morale della stragrande maggioranza di questo paese eternamente arretrato.
Quel paese così ben rappresentato sulle reti Mediaset ma anche su quelle Rai (Don Matteo!), quel paese che si rivela ancora, nel 2016, vedendo quella trasmissione così significativa come “Maggioranza assoluta” (appunto), ovviamente su Italia 1, dove personaggi improbabili e seppelliti dalla storia e dal buonsenso vero vengono subito riconosciuti come congrui rappresentanti del “comun sentire”.
Quel paese così ben dipinto da Eco stesso nel folgorante “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, una radiografia attualissima ed esatta al millesimo della mediocrità piccoloborghese atavica e orrendamente soddisfatta dei propri enormi limiti, della superficialità demente e del sospetto per la cultura che ancora adesso impregna il “belpaese”.

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2 thoughts on “Equivoci

  1. concordo su questa tua considerazione sulla figura di Umberto Eco.Io credo però che il successo de Il Nome della rosa,non sia tanto dovuto al suo “declassarsi” a pura storia romanzata,quanto piuttosto al fatto che è stato trasposto cinematograficamente arrivando perciò anche a chi il romanzo non l’ha neppure letto.Nel testo ci sono passaggi che possono esser letti con diverse interpretazioni e senza dubbio regala argomenti su cui ci si potrebbe immergere in uno studio più profondo se solo si volesse…
    un saluto cordiale
    Daniela

  2. sono d’accordo, infatti non volevo ridurre in qualche modo la valenza puramente letteraria del “Nome”, che sarebbe un ottimo libro per chiunque, ma solo sottolineare che solo quello che l’ha reso famoso al grande pubblico viene considerato. Grazie a te per il commento.

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