Romantici ed eccessivi

La tragica morte di Keith Emerson porta avanti l’angosciante agenda di questo 2016 pieno di lutti.
La figura eccessiva, barocca, romantica di Keith è il simbolo di un’epoca, quella degli anni ’60 e ’70, ricca di contraddizioni, di forme di musica diverse ma tutte caratterizzate dal fuoco di una forza e di una qualità, anche tecnica in questo caso, che sembrano appartenere a mille anni fa non a quarant’anni scarsi.
La musica aveva un ruolo preponderante in quel magico periodo e sia dalla parte della musica più ridondante e progressiva (Genesis, Yes, ELP appunto e mille altri), sia dalla parte della musica più rock (Who, Stones…), c’era una urgenza, una ricchezza, una forza anche sociale senza paragoni.
Quella è l’epoca dove nasce la musica come forma sociale di aggregazione fortissima, di visione del mondo.
Non si aveva paura di non calcolare, non si aveva paura dell’eccesso.
E il canale dell’ispirazione era sempre ben aperto, senza distrazioni di sorta.
La musica si ascoltava con quella religiosa attenzione che oggi non sembra appartenere più a nulla, travolti da un “attention span” di pochi secondi, il marchio di fabbrica della multitasking generation.
Qualitativamente la ricchezza che si trova anche in gruppi “straripanti” come Emerson, Lake & Palmer, col paradosso del nome da studio legale per una musica ampiamente debordante i confini del corretto e del normale, è semplicemente incredibile.
Alla fine, quello che resta sono gioielli come questo, questo e molti altri.
Ti sia lieve la terra, Keith.

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