No Trumps

Come nel bridge il gioco senza atout (No Trumps) libera alcuni pattern del gioco normale e scombina i piani, così queste elezioni americane sembrano sovvertire molte regole e portare definitivamente anche gli USA nel pieno dominio del populismo, logica deriva della democrazia stanca e sempre meno credibile in un’epoca malata di iperinformazione.
Lontani i tempi e le illusioni di Fukuyama, inteso come l’autore della “fine della storia”.
La storia ovviamente non finisce mai e oggi non si troverebbe nessuno che appoggerebbe l’idea di una pax americana soddisfatta e un pò indolente dopo la fine del secolo scorso, forse il più importante della storia.
In realtà il mondo, come ampiamente prefigurato dalle distopie letterarie ed hollywoodiane è già entrato trionfalmente nella vera modernità, che è fatta di poca libertà vera, di stati in disarmo ma contemporaneamente molto violenti ed opprimenti sotto la parvenza di democrazia “social” e giovanile, sempre intenti a perseguire gli scopi leviathanici ma senza più il denaro di una volta e quindi sempre più scoperti nel gioco eterno di soggiogamento delle masse a mezzo di criminalità fiscale, giudiziaria, economica.
La vera lotta di classe è questa, ormai in tutto il mondo, la casta contro la classe media.
Se ci aggiungiamo il ritorno estremo dell’eterna migrazione delle masse e la sua strumentalizzazione inevitabile, il terrorismo tra eterno meccanismo di controllo (i servizi…”segreti”) e reali pulsioni nichiliste, soprattutto religiose (anche qui nulla di nuovo sotto il sole, l’eterno cancro della fede irrazionale), il consueto gioco “mainstream” della ricerca del soldo, a tutti i livelli, non stupisce che il mondo oggi sembri sempre di più un maelstrom caotico e potenzialmente autodistruttivo fino alle fondamenta del vivere.
La distorsione informativa, oggi più che mai imperante in quantità e in qualità, amplifica, deforma e plasma i populismi di sempre.
Trump, in questo senso, è la forma più avanzata, scoperta, basica del nuovo mondo e di quanto sia lontano ormai, anche oltreoceano, il “sogno” americano, il sogno in qualsiasi sua forma.
Bazzicando sul blog di “Politico”, uno dei migliori siti di politica USA, e parlando con alcuni yankees di alto livello (alta scolarità, residenza sulle due coste, democratici di elezione), provocatoriamente ho lanciato mesi e mesi fa l’idea che Trump in realtà potesse davvero vincere non solo le primarie ma anche le elezioni.
Visto da questo osservatorio paradossalmente privilegiato, ossia l’inferno politico italiano, ammalato di tutti i mali alla massima potenza (fascismo, populismo, vent’anni di follia berlusconiana e leghista applicata), forse è lecito avere le idee più chiare perfino di un buon democratico newyorkese.
Che non riesce ancora a credere che ci sia stata gente che negli USA profondi abbia mandato due volte al potere Bush jr. e che vive ancora in un mondo novecentesco.
Da buon europeo ho giocato un pò forzatamente il ruolo di anticonformista ma in fondo lo credevo e lo credo tuttora possibile, molto più di quanto i media “decenti” americani lo ritengano realistico, increduli di fronte all’ignoranza “rétro” della maggioranza di quella che in fondo è la più antica delle democrazie e la più giovane delle nazioni occidentali.
Durante i numerosi incontri che il buffo personaggio ha avuto durante le primarie notavo la presenza dei cartelli “the silent majority is with Trump”, che è quasi una deriva postdemocristiana-berlusconiana tardiva di quella che una volta era un faro di democrazia e un modello per tutti gli altri paesi occidentali.
Purtroppo è vero, la maggioranza silenziosa, che silenziosa purtroppo non lo è affatto, ha sempre appoggiato dei personaggi imbarazzanti e improponibili e in Italia ne sappiamo qualcosa.
La base repubblicana militante degli USA è fatta da gente tagliata con l’accetta, non adusa non solo al ragionamento sottile ma in generale al ragionamento, forte sostenitrice della mentalità da cowboy che ammorba quel bellissimo paese e lo trasforma spesso in quell’incubo di violenza, anche solo percepita, che chiunque sia stato con gli occhi aperti in quelle terre ha constatato.
Personaggi come la Coulter, la Palin, le donnette isteriche dei Tea Parties, classiche borghesotte ottuse che fanno tanto “Lombardia”, sono il marchio di fabbrica del semplicismo al potere, pieno di luoghi comuni, senza dubbi ma con tante dementi certezze.
Un tipo di elettore che nella regione più avanzata d’Italia (sic), ha votato convinto per anni Bossi, Formigoni, Maroni, Berlusconi…, cosa che suggerisce rime affascinanti.
Di fronte ad un mondo oggettivamente pericoloso, pieno di incognite, dove è facile giocare il caro, vecchio giochino del capro espiatorio, del noi-loro, è facile raccattare voti in quell’ampio bacino di crani disabitati.
Ecco perché Trump vince, anche perché circondato da figure che sono mediocri o imbarazzanti, al massimo cartonati da destra ottusa paranoica ma senza la sana follia ribalda ed iconoclasta che ha Trump e che tanto piace a quel tipo di folle.
Trump e folle nella stessa frase : mi piace.
Ma c’è del metodo in quella follia e i burattini sotto sicuramente non sembrano accorgersene, come da leggendarie frasi del nostro omologo arcoriano ai bei tempi del suo dominio, quando rivelò bene i suoi pensieri sul bestiame che lo votava e che incredibilmente continuava a votarlo anche dopo quella frase, a dimostrazione che non ascoltavano davvero ma, pavlovianamente, reagivano ad una chiamata “di campo” (come si ribadiva istericamente anno dopo anno), esattamente come le pecore.
Le ricordo ad imperitura memoria, passando dal primo gregge da mungere, il telespettatore : ” Ha l’intelligenza di uno che ha fatto la seconda media, e nemmeno tra i primi banchi”, al secondo gregge, quello più ampio, della politica, quando disse, lucidamente, in un momento di prima stanchezza di raccolta voti, che sarebbe sceso in campo ancora, con più convinzione, perché in fondo i nostri “sono elettori di bocca buona”.
La parte migliore e simpaticamente minoritaria degli USA trasecola ma adesso ne ha uno in casa, con tutte le sfumature violente ed aggressive del caso : l’illusione della violenza affascina le menti più semplici da sempre.
Il ragionamento fatto da me su “Politico” è semplice : la base repubblicana da anni cerca questo fintissimo campione anti-establishment, i democratici hanno un cavallo azzoppatissimo come la Clinton, odiata in gran parte del paese, troppo “dentro” Washington per essere amata, troppo ex (perfino first lady), troppo donna e sostanzialmente troppo intelligente e decisa.
Obama vinse a mani basse contro di lei e si capisce bene il perché.
Su di lui il genere si risolse in un vantaggio e non in un handicap, perché sia alle primarie sia alle elezioni vere lo votarono anche stati arretrati repubblicani che videro la parte “white trash” superata dalla parte nera delle popolazione che votò in massa il fratello storicamente lanciato verso la Casa Bianca.
Obama non è diverso dalla Clinton, un politico raffinato, pieno di sani dubbi, colto ed intelligente.
Ma la Clinton viene percepita come la strega nella favola e, temo, avrebbe molte più probabilità di vincere lo scontro finale un Sanders, romantico epigono degli USA kennedyani, soprattutto in un confronto da fine del mondo con il personaggio dai capelli improbabili, star di “Apprentice” così come Briatore dopo di lui.
Spero di sbagliarmi e le ultime notizie sembrano aiutare in questo senso ma ho quest’incubo da vari mesi e l’idea che questo signore abbia vicino a sè la valigetta con i codici nucleari mi sembra sempre più una vera spada di Damocle sulle pochissime speranze di miglioramento di questo mondo già così ampiamente disastrato.

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