A,b,c,x,t,c…

La meravigliosa “onda” della new wave inglese (1976-86, un decennio scarso), a dispetto di ogni logica e sfidando l’inesorabilità del tempo, continua a voler alzarsi per quei pochi eletti che la vogliono ancora vedere.
Ultima onda di grande musica prima della glaciazione dell’epoca digitale, è sempre stata una nicchia per pochi, al di là di quei piccoli bagliori di notorietà iniziale.
Spesso i grandi veri e riconosciuti (penso a Bowie, Prince…) sono stati portati al successo planetario e numerico per i motivi sbagliati : il look, le trasgressioni.
Altri, dotati…”solo” di una musica straordinaria hanno raggiunto ben più modesti successi materiali.
Spesso hanno sigle criptiche : ABC, XTC.
Gli XTC sono stati definiti in UK “the most criminally underrated band in music history”, per dire.
Eppure resistono, a modo loro.
Andy Partridge, nume tutelare degli XTC, ritiratosi convintamente dalla follia concerto-album-concerto, grazie anche a provvidenziali panic attacks, vive da vecchio signore nella campagna di Swindon, cura un curioso account Twitter dove dispensa il suo acido pensiero laterale, colmo di sarcasmo da grande mente pensante.
Scrive libri come “Complicated game”, che sto divorando, dove ripercorre un glorioso passato attraverso alcune canzoni del suo preziosissimo repertorio divagando meravigliosamente.
Ormai rinuncia quasi asceticamente alla composizione e vive la vita che ha sempre voluto, lontano dal fragore volgare del successo, in campagna, con la donna finalmente giusta.
Lui che aveva scritto canzoni come questa sull’argomento : definitive e intrise di una dolcezza nostalgica inarrivabile.
Gli ABC invece, la definizione di glamour e soprattutto di “lush”, termine quasi non traducibile, invecchiano elegantemente attraverso il leader Martin Fry, altro esemplare di vecchio signore inglese che ha portato avanti la torcia di questa musica epicamente ricca, splendente, fuori dal tempo.
Anche nel buio di anni osceni hanno scritto albums eccezionali, con perle come questa.
Ora chiudono il cerchio e riprendendo il loro primo album, considerato per anni uno degli esordi più stratosferici nella storia del pop, scrivono e portano in giro in Inghilterra in venues meravigliosamente decadenti ed eleganti (come il Brighton Dome) il loro nuovo album, “The Lexicon of love II”, ideale continuazione del vecchio “Lexicon”.
E lo portano in giro con l’orchestra, a dimostrazione della complessità di textures e della raffinata magniloquenza della loro arte.
L’album, inutile dire, è come sempre splendido, una vera lezione di classe e di qualità.
Chi scrive canzoni come “The flames of desire”, “Ten below zero” o le meravigliose “The ship of the seasick sailor” e “Kiss me goodbye” avrà sempre il mio imperituro rispetto.
La loro musica è come una pasticceria di Parigi che apre per un’ora soltanto i suoi battenti ad un malato di diabete.
Saprei perfino dirvi l’indirizzo nella “ville lumière”.
Ecco : musicalmente quella pasticceria si chiama ABC.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s