La cultura di ressa

Io sono sempre affascinato dalle manifestazioni del fanatismo di massa della cultura consumistica.
La cultura di massa è sempre, inevitabilmente, anche cultura di ressa e la ressa produce inesorabilmente code.
Quello che però sorprende adesso e che dice molto del panorama mentale odierno è il sorriso ebete del criceto alla ruotina che digerisce queste cose con beata incoscienza.
Mi riferisco alle code per Expo, ore di delirio per vedere un deludente padiglione di paccottiglie.
O per inebetirsi con selfies conditi da frasi da cioccolatino di fronte ad una versione low cost delle installazioni di Vegas, come il famigerato “albero della vita”.
Oppure all’ultima incarnazione del delirio di massa : le code per “The floating piers” di Christo.
Gente che non conosce quasi nulla di autentici capolavori artistici in giro per il mondo, che mai farebbe un quarto d’ora di coda per entrare al Quai d’Orsay (il museo), in compenso si sdraia al sole su un pericolante tubo di plastica galleggiante perché le sirene dei media li hanno portati lì.
In questo ha perfettamente ragione Sgarbi quando accenna ad una forma di onanismo che io, aggiungo, è tipico della sciampista, il tipo umano medio della cultura di massa odierna, che si nutre di televisione e di subcultura cheap come sempre, ma pensando, curiosamente, di non essere più inautentico o volgare.
Il popolino inconsapevole è mosso da fili invisibili e si fa condurre anche fuori dai consueti meccanismi lavorativi, dove il gioco è più brutale e scoperto.
Non solo rubo il tuo tempo, valore supremo, per quattro denari ma anche nel tuo tempo “libero” colonizzo i tuoi poveri pensieri, oggi incanalati verso una inconsapevole ricerca di spiritualità plastificata (da qui il successo del new age e di cose analoghe, tipo appunto l’installazione di Christo), perché ti devo far digerire il mantra di essere diverso e “speciale” anche all’interno di altre migliaia di schiavi sorridenti, speciali come te.
Uno dei motivi per cui è progressivamente diventato impossibile andare a vedere una partita di calcio, ad esempio, oltre alla violenza dell’ambiente e al rumoroso fanatismo delle curve contrapposte, è proprio questo.
Per chi ha occhi per vedere, l’umanità radunata in grossi eventi è sempre a dir poco ridicolmente fastidiosa.
Il calcio aveva anche la possibilità di diventare uno spettacolo, come a teatro, come ad un concerto, ma ha scelto altre vie, soprattutto in Italia, precludendone l’accesso ai pensanti.
Come sempre, chiunque voglia fatturare sulla stupidità delle masse sorridenti ha sempre campo aperto.
In questo senso il mio rispetto per loro non potrebbe essere più profondo, quasi quanto i fondali del lago d’Iseo che guarda, stupito.

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6 thoughts on “La cultura di ressa

  1. Hai pienamente ragione, troppo spesso il genere umano si lascia trascinare in entusiasmi senza entusiasmo. Io non sono affatto amante delle resse e degli eventi che attirano le folle. Su questa passerella sul lago non so cosa dire, sembra che stia portando molti visitatori nella zona ma io non credo che farebbe per me.
    Sai, anche a Genova a volte ci sono luoghi o situazioni che suscitano l’interesse di molti in maniera straordinariamente positiva mentre io resto perplessa… eh, capita!
    Grazie Alberto, buona giornata a te.

  2. Bellissimo post il tuo. Questo Christo ha solo giocato con l’illusione di far sentire speciali poche persone rispetto ad altre e PUFF ecco che si scatena la ressa per accaparrarsi un po’ di quella sensazione gratis. La vera arte non è solo per pochi… Questo è solo egoismo di un uomo che ha trovato qui l’occasione di mettere in mostra i propri deliri, prendendo in giro la gente.

    • Grazie Bloom.
      In questo meccanismo ci vedo subito la logica classica consumistica alla quale ovviamente subito abboccano tutti uno dietro l’altro, pecore nel recinto.
      Ossia lavoro sul tuo desiderio, mistifico una ipotesi di esperienza (pensa che bello sarebbe se…) per poi venderti nei fatti una versione molto ridotta e deludente, spesso completamente diversa (una esperienza di questo tipo, se inserita in un contesto di code e di affollamento perde ogni tipo di “spiritualità riflessiva” o di fruizione artistica).
      Ovviamente l’obiettivo non è farti fare una esperienza artistica bensì fatturare e quindi il numero è importante.
      Per fare un esempio l’entrata a ranghi ridotti e a numero chiuso nel Cenacolo, agli Scrovegni o altrove è costosa ma è molto più onesta.
      Questa è una operazione commerciale e come tale fa riflettere soprattutto sui meccanismi della cultura di massa : questa sarebbe la mia riflessione se fossi lì non certo l’acqua e il “camminarci” sopra in condizioni peraltro di oggettiva pericolosità.

      • Vero… Figuriamoci in quante altre cose ci lasciamo guidare dalle masse e dalla pubblicità e nemmeno ce ne accorgiamo, dobbiamo essere realisti, finiamo in questi meccanismi in continuazione. Questa volta però è davvero palese la presa in giro.

  3. Tutti siamo più o meno vittime dei meccanismi consumistici di massa ma ovviamente non bisogna fare l’errore di fare di tutta l’erba un fascio per assolvere tutti. Ci sono scelte e scelte, consapevolezze e consapevolezze, ma soprattutto capacità di discernimento o meno.
    In questo hai ragione quando dici che qui la presa in giro è palese.
    Aggiungo anche che quello che compri dice molto su quello che sei e in questo senso è facile evitare le scelte più mediocri e volgari.
    Grazie per il commento.

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