L’errore

Pur non essendo sensato occuparsi della cosa pubblica italiana, una via di mezzo tra “cosa nostra” e la commedia dell’arte con sfumature kafkiane, dico brevemente la mia sulle elezioni amministrative.
Renzi ha fatto l’errore ampiamente prevedibile ed ha perso netto.
Da buon figlio del suo tempo, ricco di pseudocertezze superficiali e povero di sincerità e profondità di pensiero, sembrava perfetto per un popolo di beoti.
E lo è in effetti.
Ma è anche arrogante e troppo innamorato di sè stesso e del potere, sulla falsariga del suo modello principale, sotto i ferri per una operazione al cuore.
Al quale rispettosamente ed ipocritamente porgeva i suoi deferenti pensieri, durante un recente dialogo pubblico con Scalfari.
Come tale ha finito per credere alle sue amenità ed ha pensato davvero di poter “rottamare” la sinistra senza fare un lavoro profondo di ricostruzione di un paese disperante e senza una vera operazione verità sul passato, soprattutto quello recente.
Ecco il problema di questa “classe dirigente”, la totale mancanza di credibilità vera, non bastano le faccette compunte a simulare pensiero : prima o poi la frasetta da baci perugina o da studio aperto smaschera l’inganno.
Renzi ha semplicemente preso il posto dei vecchi capibastone in nome di una rivoluzione solo apparente e ha diviso in primis il suo campo.
“Dimenticandosi” che nell’altro campo, quello dell’eterna destra acefala italiana, riscuoteva simpatie modeste e comunque non straripanti sul piano elettorale e che il ventre molle del paese, quello appunto ex-berlusconiano, non aspetta altro che un ricompattamento.
Che si può fare attorno a qualsiasi cosa o animale, come il passato ha dimostrato abbondantemente vista la grottesca semplicità di gusto degli aficionados e la loro totale indifferenza per i fatti.
Una sinistra che, a sentire lo scomparso Pannella, che se ne intendeva davvero di partitocrazia e che ora è ipocritamente celebrato, ha sempre avuto il vizietto del consociativismo, forma eufemistica per definire la complicità criminale, fin da tempi insospettabili.
E che nei fetidi anni 80-90-00 e fino ai giorni nostri ha allegramente banchettato sulle spoglie di un paese già quasi morto, in finta opposizione al gruppo di potere di centrodestra.
L’entità delle malefatte compiute, anche ai danni della verità, è tale che perfino in un paese come il nostro è sorta una reazione forte come il M5S.
Che come prima cosa ha denunciato, correttamente, lo stallo e l’illusione di una democrazia credibile e bipolare per davvero.
Ora che il M5S trionfa, controcorrente dichiaro che penso che questo sia l’apice del successo del movimento.
Ma non per i motivi apparenti che il piccolo borghese medio, magari oggi renziano per desuetudine al pensiero libero e profondo, potrebbe credere.
Ossia che dopo mesi di prevedibile sabotaggio mediatico saranno riusciti a dimostrare che “anche” quelli del Movimento sono uguali agli altri e oltretutto non sanno governare.
Cosa che già fa ridere di per sè proveniendo da gente che ha fatto strame del paese per anni fino ai deliri di “mafia capitale”.
Votata peraltro da gente che non ha mai detto nulla di fronte a quegli abnormi mostri.
Tutti col ditino alzato, già li vedo, a chiedere ai poveracci del Movimento ogni piccolo dettaglio, ogni perfezione.
Magari avessero avuto la stessa implacabile cattiveria in passato : questo paese avrebbe avuto una vera opinione pubblica e non quella platea di sudditi felici, gonzi belanti ed opportunisti che è la classe media.
In realtà il Movimento imploderà, prima o poi, perché in Italia lo spazio per una cittadinanza pensante ed eticamente viva, rivoluzionaria come lo richiede la situazione, che è tutt’altro che normale e lo è da decenni, non supera il 10-20%, culturalmente parlando.
Al massimo il Movimento potrebbe irrorare un futuro centrosinistra post-tutto, post dalemiano ma anche post renziano, che avrà il compito emetico di fare l’opposizione all’imminente, prevedibile nuovo mostro di centrodestra in arrivo.
Renzi sarà così definitivamente ricordato nella storia, a dispetto della sua evidente vanagloria e della sua frenesia operativa furba e lievemente patologica, come colui che è riuscito nel ricostruire un campo avverso, chiaramente maggioritario, che non era più capace di riprendersi dall’eterno, interminabile epitaffio del suo padre padrone, grottescamente idolatrato.
Milano, capitale morale ed economica del paese, specchio perfetto del marciume mentale profondo di un paese barbaro, ha già dato i primi segnali del futuro imminente.
Non è un bel vedere, come da eterna tradizione.
Per quanto mi riguarda il M5S è come una “mani pulite” per via elettorale ma se questa volta riuscisse davvero nell’intento si verificherebbe una cosa totalmente inedita : sarebbe la prima volta nella storia d’Italia che la controriforma non batte qualsiasi riforma, anche allo stato nascente.
In un paese senza media decenti e senza opinione pubblica libera, dove non si sa se prevalgano gli utili idioti o i futuri clientes di qualsiasi sistema marcio, sarebbe un miracolo.
E in genere non credo ai miracoli, anche solo per statistica.
Personalmente, al netto di qualche fesseria populistica tipo l’apertura ad una possibile uscita dall’Europa, un movimento che rinuncia al finanziamento pubblico (un fatto evidente che scardina il sistema dato per scontato) e che giustamente rifiuta qualsiasi commistione con la melma di sempre, pur votando eventuali buone idee targate da altri, ha già fatto molto di più in termini rivoluzionari di chiunque abbia mai calcato l’arena politica italiana.
A riveder le stelle?
Permettetemi di dubitarne.

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