Out

Devo confessare che la paura che i miei amici britanni facessero una solenne sciocchezza ce l’avevo, al di là dei sondaggi abbastanza tranquillizzanti.
Mai come in questo limpido caso si vedono con chiarezza le distorsioni e i paradossi della democrazia.
Hanno votato per l’out, come da manuale, le parti deboli della società, deboli sia per censo che per istruzione, le più anziane spesso, che in UK fanno rima spesso con nostalgie per l’Impero e per il mondo che fu.
Da un punto di vista anglofilo quale il mio li posso perfino comprendere, ovviamente non giustificare.
La moderna, cosmopolita Londra ovviamente è la capitale di una nazione che guarda indietro e che non ragiona come la sua splendida città-mondo.
Bring back UK, dicevano.
Resterà il back, su tutta la linea, temo.
Le destre acefale che dominano in tutta Europa, complice la crisi, l’immigrazione e mille altre paure, fanno il loro mestiere di manipolazione delle intelligenze deboli, refrattarie all’analisi dei fatti e dei dati e trovano un facile bersaglio soprattutto nelle vecchie generazioni che rifiutano questa modernità, soprattutto se accelerata come lo è stata negli ultimi venti, trent’anni.
Alla fine Cameron sarà ricordato per aver dato un colpo terribile non solo all’Europa, e per calcoli politichesi di bassa lega, ma anche all’UK che rischia seriamente lo smembramento.
La Scozia vuole la secessione e l’entrata in UE e lo vuole perfino l’Irlanda che addirittura vuole riunirsi : segnale, questo sì positivo, della fine della rilevanza delle religioni e quindi delle loro guerricciole continue.
Ecco il primo paradosso : quelli che vogliono un Regno Unito fortissimo, sulla nostalgia dei vecchi fasti, si troveranno un’Inghilterra isolata, bastonata economicamente e perfino ridotta nel suo territorio, unicum storico.
Il secondo paradosso è squisitamente economico : il popolino vota per un meccanismo che stritolerà loro per primi, come capita sempre nella storia.
Dopo le colpe di Cameron, le colpe dell’Europa istituzionale che ha delle responsabilità pesanti nell’aver permesso di essere usata dai dementi come capro espiatorio.
Alla fine mancano uomini come Kohl, come ho sempre detto, oppure gente capace di “raccontare” le banalità degli ovvi vantaggi di essere in Europa nel mare della globalizzazione e del nuovo mondo.
Certamente lo zoccolo duro del popolino è resiliente all’uso del cervello, ma quel 4-5% per spostare gli indirizzi sarebbe stato traghettato dalla parte della ragione.
Gente come Schäuble, Juncker etc, e lo dico da tempo, sono la rovina di una idea non solo giusta ma UNICA per affrontare il nuovo mondo con ragionevoli sicurezze e questa frittata paradossalmente potrebbe accelerare il processo di miglioramento della classe dirigente europea, oppure, al contrario, portare alla rovina antistorica della disgregazione totale.
D’altra parte sono curioso, dopo questo referendum, di sentire le campane stonate dei complottisti a senso unico : forse non è proprio così ferrea e nazista l’Europa se basta così poco per scardinarla.
In realtà è proprio la debolezza dell’Europa il vero problema, come abbiamo sempre detto, inascoltati nel mare di populismo un tanto al chilo che sta weimarizzando il vecchio continente.
Vecchio, appunto.
Sembra infatti che i giovani, cosmopoliti per natura e senza zavorre mentali passatiste, così come in Italia, sappiano vedere con chiarezza il vero cambiamento, al di là degli strepiti.
Una piccola speranza in questi tempi davvero bui che stanno accelerando la decadenza dell’Occidente, grazie all’aiuto non richiesto di finti patrioti, invecchiati male.

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