Hard times

Tempi duri per i complottisti e per i semplificatori ideologici di realtà complesse.
Più il popolino non comprende quello che succede, un classico sociale, più si arrampica sui vetri, complice anche il web, perché da qualche parte ci sarà sempre qualcuno che dice qualcosa di più o meno sensato, credibile, dimostrato.
Se l’esercizio della democrazia diretta non fa ben riposare coloro che sono dotati di neuroni funzionanti e di spirito critico, come la Brexit dimostra ad abundantiam, anche la democrazia indiretta, con la fatale attrattiva crescente delle masse per i pagliacci, spesso pericolosi pagliacci, rappresenta un motivo per temere la declinazione moderna dell’ormai antica dominazione della maggioranza.
Uno dei motivi per diffidare delle ricette pentastellate è la teorizzazione del lavacro purificatore della democrazia diretta.
Non c’è dubbio che alla base ci sia la buona fede di chi ha visto per anni la propria nazione devastata da una casta cancerogena e senza nessuna credibilità o autorità morale (quindi anche fiscale), un Casaleggio che pretende trasparenza, onestà e politica ai cittadini.
Dal mio punto di vista questo sarebbe la premessa, il sine qua non minimale di una democrazia decente.
Non avrei invece tutta questa fiducia nella capacità di raziocinio e di informazione dei cittadini ma senz’altro non esiste altra via tecnica per il futuro.
Il M5S è comunque un fortunato argine italiano ad altre derive ribellistiche europee che hanno invece caratteri fascisti reali.
Forse la Brexit non è venuta del tutto invano se permetterà anche ad una minoranza (magari decisiva elettoralmente), di aprire gli occhi.
In UK, paese comunque enormemente più serio del nostro, si dimettono tutti.
Boris Johnson e Nigel Farage, più il secondo che il primo, hanno dimostrato fino in fondo la loro inconsistenza demenziale.
Farage peraltro aveva già molti trascorsi di giravolte, di menzogne smentite il giorno dopo le elezioni.
Ma quest’ultima, intascando pure due anni ancora di stipendio sempre nell’Europarlamento tanto odiato, è la più clamorosa.
Dimostra con chiarezza che di fronte alle sfide vere, al tirarsi su le maniche sul serio di fronte ai problemi reali o di fronte a problemi nuovi creati dalla propria insipiente follia, il mediocre, l’ideologico, il fasullo scappano come conigli.
Il fatto che la Brexit ci sia stata, il fatto che molti, per la prima volta, abbiano scoperto con sgomento i numeri veri, ha forse svegliato i complottisti più blandi, gli stupidi meno integrali e integralisti.
Il fatto che in Austria si rivoti, dopo i mille inutili strepiti di una destra come sempre acefala e complottarda, dimostra che in gran parte dell’Europa esiste una realtà meno affascinante dei deliri “conspiracy” di qualcuno ma molto più prosaica e perfino sensata.
L’Italia, invece, come sempre, resta un mondo a parte.
Ma i neo strepitanti destrorsi sembrano averne perso la memoria, sbavanti di fronte al nuovo capro espiatorio : una Europa debole, ostaggio delle vecchie nazioni, vista invece come un moloch senza pietà.
Non posso dire di essere sorpreso.
Lo sono invece di fronte al rigurgito di razzismo che perfino nella liberale e tollerantissima Inghilterra, in particolare a Londra, sembra uscito dalle fogne per infettare un luogo che sostanzialmente sembrava indicare da anni la via per un mondo migliore.
Come nel durissimo periodo thatcheriano, come in un suicidio insensato, questa scelta folle e demenziale sembra aprire per la UK un periodo inutile di difficoltà economiche straordinarie, contrasti sociali, violenza che riporta a quell’infausto periodo, moltiplicato per dieci.
Anche adesso sembra quasi che sia inevitabile che una donna “forte” (Theresa May?) serva ancora per sanare i problemi.
Destinati a rivivere sempre il peggio, penso che rimpiangerò amaramente l’epoca “cool Britannia”.
Non c’è niente da fare : le fanfare della destra e del populismo cieco sono sempre la premessa o la conseguenza di una malattia sociale, di una tragedia.
La tragedia dell’ignoranza.

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