Le minoranze

Come è noto la storia viene fatta dalle minoranze.
Inutile elencare nella storia passata gli esempi infiniti.
Il problema di questo nostro tempo di inizio millennio è che sono le peggiori minoranze possibili quelle che dettano i tempi dell’agenda.
Mi riferisco alla psicopatia dell’estremismo ideologico e religioso che ovviamente arruola facilmente, anche a posteriori, tutti i deviati e i disperati del mondo.
Mi riferisco anche alle destre fasciste in grande spolvero e pronte, altrettanto rumorosamente, a prendere il potere per usarlo male, more solito.
Sarebbe utopisticamente bello mettere in uno stadio queste frange rumorose e violente, dichiaratamente acefale e piloriche, e passare poi alla fine per le pulizie.
Il mondo purtroppo invece esplora sempre nel dettaglio il male, le follie, le atrocità, le complicazioni varie mettendo sempre a dura prova quel bagaglio di sorriso e di ottimismo di base che permea i migliori di noi.
L’unica minoranza che sarebbe auspicabile contasse qualcosa, quella dei pensanti e dei senza paraocchi, non solo oggi è l’unica vera minoranza soggiogata ma è anche quella che gode di cattiva stampa.
Oggi vincono i “Libero”, il “Giornale”, che vive annate sempre più imbarazzanti dopo le vette montanelliane, o per andare altrove i “Mirror” e i “Daily Mail”, che hanno una percentuale di “boobs” direttamente proporzionale alla scarsità neuronale dei suoi lettori, entusiasti sostenitori della Brexit.
Il web, grande mare magnum senza direzionalità precise, può essere contemporaneamente il network terroristico per eccellenza (altro che moschee) ma anche il recipiente di mille informazioni di prima mano che ovviamente solo pochissimi vanno a vedere per davvero.
Prolifera così la cultura del luogo comune e del semplicismo applicati indistintamente al gossip o alla geopolitica, senza soluzione di continuità e senza neanche un sospetto sulla diversa complessità dei due argomenti.
Tra i tanti luoghi comuni che appestano questo periodo davvero sfortunato c’è quello del fallimento della convivenza multietnica.
Basterebbe aver fatto due viaggi o letto due libercoli di storia, anche solo americana, per sapere che da sempre il melting pot funziona, al netto delle tensioni che ci sono sempre in qualsiasi comunità complessa, perfino non multietnica.
Chi è uscito magari con gli occhi aperti dal paesello (vero, italioti?), ha constatato di persona che sono decenni che razze, etnie, classi convivono più o meno tranquillamente in tutto l’Occidente.
Ma come è noto fa più notizia l’uomo che morde il cane o, più semplicemente, il poco male ha sempre migliore stampa del tanto bene.
Se proprio vogliamo parlare di integrazione, l’esperienza diretta insegna che il benessere economico trascina con sè anche tutto il resto, altro che ideologie e religioni.
La variabile vera oggi è la povertà e la disperazione delle periferie occidentali e su questo bisogna lavorare.
Bisogna rendere una parolaccia (ci siamo quasi) l’integralismo in ogni sua forma, religiosa o ideologica : vedi le due minoranze citate ad inizio post.
Bisogna ragionare senza rumore e strepito, molto difficile oggi e ancora più difficile quando i Le Pen e i Salvini avranno preso la loro fetta di potere, e guardare i fatti, che sono silenziosi, spesso impopolari, non alla portata di tutte le menti, soprattutto quelle esagitate.
A quel punto la maggioranza lavorativa e tesa al benessere, ossia l’85% del mondo indipendentemente da religioni e culture, potrà tornare a vivere ragionevolmente in pace, per quanto questo possa succedere nel mondo, posto notoriamente tragico ed imperfetto.
Così come lo è il corpo umano, generatore di mille problemi e della più grande industria antropica, quella farmaceutica.
Davvero : se Dio esistesse, avrei molto da dirgli sulla presunta perfezione della sua creazione.
In fondo anche Lui, immeritatamente, ha sempre goduto di ottima stampa.

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