C’est en Septembre

Piacevolmente cullati da pezzi come questo o questo di Gilbert Bécaud, pezzi dell’epoca dei nostri padri, sublimi e cheesy allo stesso tempo, solo pochi giorni fa indulgevamo alla vista del castello di Lourmarin con il sottofondo ciarliero e lievemente maudit di due gestori di bistrot che parevano appartenere più al colore di posti come St.Trop che alla Provenza vera e propria.
In questo piccolo spicchio di paradiso che arriva, come in un lieto fine inaspettato, al termine di una lunga e drammatica cavalcata tra le valli del Luberon, un contrasto così tipico di queste terre, tra inquietudini e bellezze assolute, in questo medioevo agreste moderno, questo medioevo con antibiotici, aria condizionata, rosé a fiumi e bastides con piscina, è facile perdere di vista il periodo che la Francia e l’Europa tutta attraversano.
Eppure anche lì, anche nelle piccole città come Avignon, Aix-en-Provence, non sembra che l’orrore e le difficoltà abbiano poi in fondo lasciato tracce così indelebili come i media vorrebbero dirci.
Guardi la tv e vedi spesso il riferimento all’inferno ma poi non vedi plotoni di polizia, quasi che l’Europa rifiutasse nel suo Dna la militarizzazione così evidente in altri posti del mondo, se non tutti.
Nizza, pare, ha fatto la sua stagione estiva come sempre, tra le folle della Promenade e le meraviglie vellutate di Cap Ferrat.
La gente continua a fare la sua vita senza alcuna differenza e forse, per davvero, l’unica reale differenza la noti nei posti di passaggio, stazioni ed aeroporti, dove l’enorme complicazione di tutto e il rallentamento continuo sono il vero lascito di questi anni di piombo.
Prima di partire un commerciante italiano alla domanda sulle nostre vacanze, alla risposta “Francia” scuoteva la testa ed obiettava come se andassimo in Medio Oriente.
Potenza dei media, grandi manipolatori e grandi “appiattitori” di realtà e rilevanze completamente diverse, come la storia recente del caso M5S romano dimostra ad abundantiam.
Perchè tutto ciò funzioni alla perfezione un popolo bue aiuta e in questo la Francia dimostra, ancora una volta, la sua estraneità profonda alle miserie italiane.
Poi magari fra vent’anni o meno avranno vinto i grandi guerreggianti, i ricercatori infaticabili di capri espiatori, i fanatici del passato razzista e coloniale.
Nel frattempo la Francia ancora sembra il paradiso della ragione, del buon gusto e del bien vivre, anche mentale, che tanto amiamo.
E questo, per ora, ci basta e solo il futuro, se ne faremo parte, ci dirà la verità finale.

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