The young pope

Ci si perde fin dai primi secondi nella nuova maraviglia sorrentiniana, con quell’incedere lento e maestoso, con dei titoli di testa ipnotici scanditi da una musica ispirata ad una radio che trasmette male, metafora che diventa sostanza, scena ritmata e indimenticabile.
Oltre tutte le convenzioni, anche quelle seriali, Sorrentino scandisce una storia dalle tinte forti, grottesche, innestata però su un substrato assolutamente umano, spesso inaccettabile ai vari integralismi semplicistici che ammorbano il mondo, ossia l’ambiguità sostanziale di tutte le vicende umane, le due, tre, mille facce di ogni persona e di ogni problema, il grigio che non sempre è grigiore ma che è il colore della vita terrena.
A partire dal giovane papa, quasi un ossimoro, ogni personaggio non è affatto definito, quasi ideologicamente contro ogni logica di scrittura e di sceneggiatura, ma si rivela nella sua sostanziale inafferrabilità mille volte.
Questo è il meccanismo seriale secondo Sorrentino, ossia più che vedere come vanno le cose, vedere come vanno le persone, perché le sorprese sono continue.
Nemo propheta in patria e sicuramente l’ostentata “intellettualità” (ossia la rinuncia alla banalità) del nostro lo ha già messo tra i reietti in questo paese assolutamente mediocre.
Produzione super internazionale e quindi ben lontana, al di là delle apparenze, da quanto rappresenta, una visione direi “anglosassone” sul mistero vaticano, paradossalmente nata in ambiente visibilmente partenopeo.
Dialoghi al vetriolo, incastri perfetti, un cast monumentale dove svetta un Jude Law all’altezza del suo enorme talento, finalmente, alle prese con una parte che può cambiarti la vita.
Diane Keaton, James Cromwell, un Silvio Orlando straordinario, a dimostrazione che un grande regista può elevare, e di molto, lo standard di chiunque.
Una fotografia ed uno stile di regia sontuosi, secondo il canone sorrentiniano, uno strano incrocio tra un mood politico old style (alla Germi) ed uno visionario perfino oltre Fellini, di cui è un epigono nettamente superiore.
Ho visto solo i primi due episodi, quelli che furono accolti a Venezia con minuti di applausi dalla platea di critici.
Non posso che confermare : folgorante capolavoro.

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