Il bug

Tra i vari libri che sto leggendo in questo periodo c’è anche l’ormai bestseller “Il potere è noioso” del ben noto Alberto Forchielli, spumeggiante imprenditore e finanziere ampiamente globalizzato che ogni tanto veleggia anche su qualche rete televisiva nostrana a spezzare il pane della conoscenza per chi non avesse ancora capito il paese in cui vive e lo stato delle cose mondiali.
Il personaggio è simpatico e il titolo mi ha subito creato una certa comunanza di intenti e di esperienze che vanno al di là della semplice condivisione di un nome di battesimo.
Come tutti i libri sull’Italia (ma non solo) è fondamentalmente un cahiers de doléances che significativamente fa aprire gli occhioni solo in questo paese di arretrati rimbambiti provinciali.
Chiunque abbia avuto un minimo di cervello, abitando in questo paese senza speranza, già in tempi migliori percepiva che l’Italia era una trappola da cui fuggire veloci e che sostanzialmente occuparsi di ciò che i giornali e i media proponevano con aria di finta importanza, soprattutto in politica ed economia, era una perdita di tempo.
Con l’avvento della globalizzazione, dovuta ad evidenti fattori soprattutto tecnologici e non per malignità complottarde di qualcuno (ogni tanto vale la pena ripeterlo ai frignoni acefali di casa nostra), l’evidente arretratezza culturale del paese è tornata ad avere un ruolo preponderante nelle vicende economiche e politiche.
Molti cattolici e comunisti delle nostre parti, le due chiese vincenti fino a metà degli anni ’90, in nome dello scettro perduto per forza maggiore e in nome di ideologie ormai sempre più giustamente sbeffeggiate nel mondo moderno, alzano grandi lai sempre più patetici cadendo facilmente nel complottismo di quarta mano, o nel vecchio giochino del capro espiatorio, soprattutto straniero ovviamente, secondo lo schema classico dei provinciali : gli immigrati, le plutocrazie anglosassoni e germaniche e così via.
Forchielli che, come tutti gli italiani intelligenti che ne hanno avuto la possibilità, ha residenza, interessi, cuore e portafoglio fuori dal paesello natìo, elenca semplicemente i motivi ovvi, culturali, politici ed economici del nostro inevitabile e fragoroso declino.
Una spesa pubblica mostruosa che nessun politico, per bassi motivi di carriera, non ha mai neanche minimamente toccato, un mondo di parassiti, pubblici e non, di tasse fantascientifiche e criminali, di burocrazia surreale, un ambiente culturale fatto di funzionari pubblici e pensionati di basso livello che vive in un mondo artefatto, lontanissimo dalle issues che contano, refrattario all’internazionalità, nostalgico dei bei tempi andati.
Innamorati della furbizia, cosa che li distingue da tutto il resto del mondo civile, dove è vista con sospetto, abituata ai fiorentinismi che una “nazione” siffatta ti costringe ad adottare anche controvoglia, un mondo simpaticamente a parte, altro che l’autorazzismo invocato da qualche politico arguto o da qualche professorone fuori tema.
Il mondo, nel frattempo, pur con mille difficoltà, vola e l’Europa e gli Stati Uniti, che sono parte di una vecchia cultura occidentale oggettivamente in declino politico ed economico, cambiano pelle, forti della propria cultura abituata a respirare il cambiamento, cercando di seppellire definitivamente nel passato i pur evidenti rigurgiti di fogne che con chiarezza si percepiscono come tali.
I parassiti hanno ucciso il paziente da molti anni e solo un boom economico prolungato e l’eterna arte di arrangiarsi tipica del popolino italico ne hanno nascosto la putrefazione.
Alla prima crisi epocale, sostanziale, definitiva, il numeroso popolo bue ha guardato il dito e non la luna, addebitando la propria decadenza e povertà a tutti fuorché a sè stessi.
Pur non cadendo in generalizzazioni sbagliate, Forchielli non ha parole tenere neanche per le nuove generazioni, che sembrano aver introiettato quel “dolce far niente” che una volta perlomeno era lo slogan per vendere l’Italia come luogo di vacanza, unico sbocco vero che ormai rimane.
Di Forchielli apprezzo il tono, veloce, deciso e poco rispettoso di cose che sono rispettabili soltanto da noi e concordo totalmente sia sulla diagnosi che sulle previsioni.
Si vede perfettamente che la visione dall’alto che girare il mondo ti regala ha dato la chiarezza per vedere la realtà con precisione e senza paraocchi ideologici o culturali.
Non resta che andarsene.
Ma per ora, in questo, sembro meno fortunato del mio inconsapevole fratello emiliano.

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