Scene di lotta di classe in campagna inglese

Ci sono tanti modi di essere rockstar e certamente i Genesis, coerentemente con una musica unica, sognante, molto colta rispetto alla media anche del periodo, sono state delle star molto speciali.
A parte capelli ed atteggiamento hippy, la spolverata della storia in quel decennio, il nucleo storico del gruppo (Gabriel – Rutherford – Banks) è, come da prassi anglo, una filiazione delle art schools private e costosissime, reticolati di rapporti eterni, perse nella meravigliosa campagna inglese, oscillanti tra antiche durezze vittoriane e la sempiterna tradizione high class britannica fatta di pioggia, misteri e tè delle cinque.
Non stupisce quindi che il povero Phil Collins, come racconta nella bellissima autobiografia “Not dead yet”, divorata recentemente con grande soddisfazione, abbia fatto il famoso provino per il trio storico con la soggezione e l’inferiority complex del commoner che abitava al capolinea del Tube, nelle lande desolate di Hounslow.
Lui stesso ne parla ancora con rispetto e timore : la villa in campagna di proprietà, la piscina riscaldata, il piano a coda, i tre “nobili” che provinano i batteristi con sussiego, ottimo inglese, bassa voce, gentilezza da antico landlord.
Phil vinse quel famoso provino, grazie alla feroce passione e alla frequentazione di ambienti poco raccomandabili di Soho, dove si formava la ben più ruspante generazione di autentici geni della musica come Who e altri.
Ma sempre rimase in lui, come dice frequentemente, l’impressione di essere “fuori” dalla cerchia nobiliare, ospite in casa d’altri.
Pur avendo quella grinta e quella ferocia tipica dei meno fortunati per nascita e censo che trascinò anche la riluttante noblesse nei gorghi del pop e delle hits dopo la dipartita di Gabriel.
A dimostrazione che spesso solo dal basso è possibile partire per davvero “fare carriera” : in fondo il privilegio del denaro vero, ereditato, è proprio la rilassatezza che a volte è il vero freno a parabole che potrebbero essere più alte, meno scontate.
Anni irripetibili comunque, anni dove perfino un Collins, abituato a ben altre melodie e logiche, sforna e canta per la prima volta, prima del futuro posto stabile davanti al microfono un gioiello come “For absent friends“, tratto da quell’insensato capolavoro che è “Nursery Cryme” :

Sunday at six when they close both the gates
a widowed pair,
still sitting there,
Wonder if they’re late for church
and it’s cold, so they fasten their coats
and cross the grass, they’re always last.

Passing by the padlocked swings,
the roundabout still turning,
ahead they see a small girl
on her way home with a pram.

Inside the archway,
the priest greets them with a courteous nod.
He’s close to God.
Looking back at days of four instead of two.
Years seem so few (four instead of two).
Heads bent in prayer
for friends not there.

Leaving twopence on the plate,
they hurry down the path and through the gate
and wait to board the bus
that ambles down the street.

Di fronte a questa meraviglia, così intrisa di britannica nostalgia, sparisce perfino la ricca parte dedicata alla complicatissima vita sentimentale del nostro.
Insospettabilmente vivace ma ancora legata a logiche monogame, sulla falsariga di “lenzuola pulite e cioccolata calda” che era la frase tipica di Rutherford di fronte all’ennesimo hotel.
Molto, molto lontani dal cliché sex, drugs and rock’n’roll.
Il che ce li rende ancora più amati, se possibile.

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2 thoughts on “Scene di lotta di classe in campagna inglese

  1. Che recensione raffinata e avvincente, non sono così ferrata sui Genesis ma naturalmente conosco la loro musica che ha fatto parte di un periodo della mia vita.
    Mi sembra un gran bel libro che riporta indietro ad un passato che è sempre piacevole ripercorrere.

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