Post-truth

Dopo la vittoria della Brexit e di Trump molti commentatori, subito attaccati come radical-chic, hanno fatto notare con giustezza e precisione che ormai il voto è abbastanza imprevedibile in quanto la marea populista, per sua natura, non segue indicazioni razionali, fattuali, ma la famosa “pancia” e quindi da una parte non comunica ai sondaggisti indicazioni esatte, perché volatili o anche semplicemente per vergogna, dall’altra l’entità di “valutazioni” pre-razionali che lei stessa presenta è per sua natura non quantificabile, proprio perché non legata a fatti oggettivi.
La chiamano epoca “post-truth” o “post-factual” e in generale non è mai una buona notizia.
Marco Travaglio che in quanto preciso ed informato è sempre stato odiato in questo sventurato paese ci ha scritto anni fa, in pieno delirio berlusconiano, uno dei suoi libri più fondamentali : “La scomparsa dei fatti”.
In fondo a livello umano non è questa grande novità.
Chi più chi meno l’intera umanità è sempre attraversata dal tentativo di superare i fatti, con la menzogna o con l’utopia.
Abbiamo tutti incontrato persone amorali che amano costellare la loro vita di narrazioni alternative, sia per autodifesa sia per “tenuta” sociale, oppure religiosi inclini al “wishful thinking”, la forma estrema di post-fattualità, dove la realtà conta sempre meno rispetto alle proprie, sempre più fantasiose, elucubrazioni.
In generale tutte le ideologie, politiche, religiose, socioeconomiche hanno punte di irrazionalità evidenti.
Lo chiamano cuore ma è un altro errore di valutazione : è solo pancia.
Infatti anche nelle faccende di cuore usare il cervello è fondamentale.
Per restare alla politica in senso stretto quello che vediamo tramontare ovunque è la differenza tra aree geografiche, una specie di effetto paradosso della globalizzazione e una sua deriva non piacevole.
Se una volta la parte migliore di nazioni bizantine e sfortunate come l’Italia vedeva nella Francia, ad esempio, o nei paesi anglosassoni, UK e USA, la culla della civiltà, la vera democrazia, quella con una giusta opinione pubblica reattiva, con una corruzione limitata, con un dibattito nobile e preciso, dove giustamente si veniva puniti anche per piccole menzogne e radiografati moralmente anche a livello personale, oggi, purtroppo, il mondo intero si sta “italianizzando”, il che dimostra semplicemente non che tutto il mondo è paese (la versione volgare della globalizzazione che certi cialtroni nostrani amano diffondere dal basso del loro provincialismo e della loro ignoranza reale del mondo) ma che semplicemente attraversiamo una fase buia, molto involutiva, della democrazia stessa.
Dove perfino in Inghilterra trionfano personaggi come Farage o Boris Johnson.
Pur restando comunque differenze tra l’Italietta, che è riuscita a scavare ulteriormente nel suo naturale amorale cinismo ed è sempre in prima linea nel peggio, e un resto del mondo dove, per esempio, un presidente (quello tedesco) si è dovuto comunque dimettere per una cosetta che in Italia sarebbe addirittura vista come una nobile furbatina.
Scopriamo quindi per la prima volta, grazie al ritorno delle peggiori destre e quindi del populismo più pericoloso, che l’Italia può essere addirittura un modello per gli USA (Berlusconi e Trump) e non viceversa come è storicamente sempre accaduto.
Perfino nelle peculiarità tifoidee, da guelfi-ghibellini, così tipiche di questo paesello in eterna lotta di bandiera : la famosa “scelta di campo” berlusconiana, ossia il voto acritico ed ideologico.
Resta sempre lo sgomento nel vedere come i meccanismi infernali della tv e della scarsa coscienza delle masse, combinati insieme, partoriscano sempre gli stessi, prevedibili frutti.
Si arriva quindi al paradosso estremo che il famoso “terzo stato” moderno va a finire che si identifica in personaggi improbabili, riccastri, inclini all’affabulazione senza vergogna.
Il tubo catodico ha fatto ingurgitare ai poveri l’idea che il ricco sia il modello (l’obiettivo di una vita, come il marketing insegna), se poi volgare e cialtrone meglio perché così può scattare la fittizia identificazione dello sprovveduto al di qua dei privilegi e dello schermo stesso.
In questo corto circuito sociale, economico, comunicativo quella che scompare è la democrazia razionale, indiretta, dubbiosa, senza facili peronismi e “uomini soli al comando” che parlano direttamente alle plebi, additando entrambi la parte migliore del paese come il nemico.
La cultura che non fa mangiare, l’intellettuale che fa correre la mano alla fondina, l’intellettuale dei miei stivali : tutte locuzioni nate qui, non a caso, e oggi triste modello per il mondo occidentale.
Intellettuale : una parola che peraltro solo in Italia viene usata con così pervicace frequenza e, quasi sempre, con sottintesi negativi.
A dispetto di tutto resto, secondo mio carattere, un inguaribile ottimista.
Passata la sbornia post-weimariana si tornerà a ragionare su fumanti macerie e si comincerà a costruire un mondo nuovo finalmente più ancorato alla razionalità e alla vera, sana globalizzazione.
La differenza è che probabilmente sarò troppo vecchio per raccontarlo.

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