Il cinema italiano

Reduce dalla visione dei due film di maggior successo recente ed assoluto : “Perfetti sconosciuti” e “Quo vado?”, la mano che dovrebbe correre alla fondina cerca invece la penna per una veloce digressione.
Al di là della normale atomizzazione di registi, generi, correnti, individuo due filoni di base e alcune varianti personali.
Filone classico n. 1 : estetica del tinello e cinema parlato.
Praticamente tutto il cinema italiano degli ultimi trent’anni conosce variazioni infinite di questo filone, per non parlare della televisione (la famigerata fiction).
Laddove in Francia e altrove cinema parlato è sinonimo di cinema intellettivo di classe, che vola spesso alto a dispetto dell’apparente leggerezza, in Italia è sinonimo di chiacchiericcio banale e spesso sopra le righe che dovrebbe simulare la realtà secondo la visione volgare ed acida dell’italiano medio.
Gimmick produttivo che permette film a costo zero ed impegno dopolavoristico soprattutto sul piano recitativo, è un filone portante e apparentemente inesauribile vista la convenienza monetaria.
“Perfetti sconosciuti” appartiene a questo primo filone, pur essendo un prodotto di qualità nettamente superiore, con una scrittura agile e precisa, un tentativo di nobilitare il filone portandolo alle vette teatrali francesi, inglesi ed americane (quando gli americani facevano cose belle, ossia molto tempo fa).
Sulla falsariga del tremendo “Il nome del figlio”, maldestro tentativo di tenere un testo francese inarrivabile ai livelli dello splendido film originale, “Perfetti sconosciuti” riesce però molto meglio a tenere botta e, devo dire, porta a casa il risultato.
Ovviamente siamo in Italie e quindi non si può pretendere la perfezione che spesso i cugini d’oltralpe toccano con nonchalance.
Lo script è ottimo e chiama una versione teatrale che attirerebbe molte folle visto il successo del film, una versione che “urlerebbe” la presenza di uno schermo sullo sfondo che spettacolarizzi per la platea il testo delle varie telefonate, sms e così via che man mano arrivano nel piccolo gioco al massacro romano.
Romano appunto : ecco uno dei punti che allontana il colpo perfetto.
Non c’è modo in Italia di scappare da una recitazione para dialettale dove le influenze fonetiche e il birignao ammorbino il risultato finale.
La dizione, spesso, è la prima vittima di questo scempio e la causa, spesso, è la non eccelsa levatura delle maestranze, ossia gli attori.
Anche qui, nella generale mediocrità e pur salvaguardando una certa naturalezza che altrove è un miraggio, sono Battiston e Mastrandrea a salvare la baracca e la perizia del regista e dello scrittore (un ottimo Paolo Genovese) fanno da collante impedendo scempi possibili, ad esempio limitando le battute e la presenza di alcune attrici che, lasciate libere, avrebbero travolto anche un ottimo script.
Filone classico n. 2 : la commedia plautina.
Il cinepanettone e la commedia volgare e scontata non sono mai stati troppo lontani dal paese dei campanelli e dei pulcinella.
“Quo vado?”, come parallelamente “Perfetti sconosciuti”, rappresenta una forma di evoluzione dello stesso filone, qui ad esempio centrato tutto sulla naturale “simpatia” cialtrona di Zalone.
By the way : un film che fa tenerezza da quanto è floscio, da quanto manca anche solo sul piano della risata classica, a mio avviso il peggiore tra i film dello stesso Zalone, il che è tutto dire.
Il film che ha più incassato nella storia del cinema italiano : mysterium fidei.
Drammatico è lo scenario che questa immedesimazione di massa, feroce, assoluta, trumpiana direi, racconta del paese.
Il politico di successo medio, sul fronte uomo “forte” secondo canoni bullistici, ricco, furbo e volgare e il personaggio zaloniano medio, sul fronte uomo un pò meschino, volgare, furbastro, parassita (qui infatti si parla di “posto fisso statale”), sono due idoli del popolino italiota e la cosa ormai più che far pensare ha fatto trarre logiche e giuste conclusioni ad alcuni di noi, in forte minoranza.
Basta identificare i due aggettivi che restano nella descrizione di entrambi i modelli umani.
Al di fuori dei due filoni classici esiste ancora la figura dell'”autore” che secondo me oggi passa attraverso quattro cineasti come Sorrentino, Tornatore, Moretti e Garrone.
Ma se Sorrentino (il migliore di tutti, imho e di gran lunga), Tornatore e Garrone hanno capito che la qualità è altrove e si sono totalmente internazionalizzati (il bello della globalizzazione), Moretti persegue in solitario, un suo classico, una via giansenista, rigorosa ad un cinema italiano minimalista e di qualità che è fatto come se fossimo in Francia.
Infatti qui è visto da pochi, oltretutto stupidamente identificati politicamente, mentre in Francia è un idolo perché veicola una idea dell’Italia non vera ma sicuramente superiore e che può essere riconosciuta anche oltralpe, dove quel lessico è quotidiano.
Così è, se vi piace.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s