La giostra

Fedele alla linea che la politica in Italia è interessante ed argomento di conversazione supremo come il calcio ed è considerabile seriamente solo in quel senso, ossia come chiacchiera, mentre nella sostanza è materia fetida e non credibile neppure per un minuto, parliamo di cosa interessa davvero oggi, cioè chi vincerà le elezioni imminenti e come cambierà il paese virtuale.
Passata la sbornia referendaria, classico esempio nostrano di molto rumore per nulla, secondo la nuova e aggiornata declinazione renziana, ossia il finto cambiamento spacciato per rivoluzione globale sgonfiato nelle urne e spesso per motivi sbagliati, torniamo al campionato.
Il secondo campionato italiota.
Se Renzi, che ormai non ne azzecca una, tornerà alle urne pensando seriamente che il 40 percento dei votanti il Sì, invece che rappresentare le solite istanze miste tipiche di un referendum ma più precisamente, in gran parte, il belato della maggioranza silenziosa naturalmente suddita e prona al potere del momento e alle sue narrazioni, commetterà l’ennesimo errore dettato dalla arroganza e presunzione infondate, uniche merci elettorali spendibili in questo paese innamorato degli uomini forti buffoneschi, fatalmente innamorati della menzogna.
In passato abbiamo avuto la fortuna di avere tra le misere schiere dei concittadini chi ha chiuso la guerra fredda o, più recentemente, con due o tre comparsate televisive ha spostato masse enormi di voti, una fortuna che forse non meritavamo, ingrati come siamo.
Se va bene, il Pd perdente di oggi, cosa imperdonabile in Italia, porterà a casa un 30.
Il M5S forse qualcosa in più, nonostante l’ostentato ostracismo di occhiuti critici che per decenni si sono digeriti ben altri panettoni.
Il centrodestra sicuramente riunito, vista la tendenza all’urlo forte accompagnato sempre al meschino rassemblement per raschiare il fondo del barile, poco sotto il 30.
Tra parentesi, li ricordo bene i neorenziani entusiasti che facevano boccucce sdegnate ai tempi in cui noi davvero votavamo centrosinistra in funzione antidelirio, sudditi senza neanche incentivi e interessi reali con i loro miopi e/o interessati peana al cambiamento, sempre fasullo e venato di fascismo, quello sì invece reale.
Con i loro ridicoli appelli alla concretezza che mascheravano l’ideologia pura : altro che comunisti!
Si sta insomma preparando una ricetta perfetta per lo stallo, di cui verrebbe sicuramente incolpato “ad minchiam” il Malaussène grillino.
L’ideale per noi osservatori divertiti, che non pensiamo neanche per un attimo che la politica italiana voglia risolvere le vere issues, quelle eterne, culturali, politiche, economiche, che richiederebbero un alieno chiuso in un bunker, pronto alla fuga al primo tentativo serio di cambiamento.
La riduzione epocale, assoluta, della spesa pubblica, la riduzione fiscale vera (non quella ovviamente fasulla del bulletto fiorentino), ossia il rientro nella moralità del 15, max. 20%, l’eliminazione degli infiniti enti ed intermediari e il taglio definitivo al parassitismo politico e sociale di milioni di persone, l’applicazione di poche, sensate leggi, la riforma dell’intero sistema.
Vaste programme ma soprattutto, nella terra dei felici sudditi, impresa culturalmente impossibile.
Da parte loro i giovani, poveracci, votano l’unica app che hanno sul telefonino, loro unica fonte di fascinazione, ossia il M5S.
Uno pseudo partito con limiti evidenti e molte ombre, ma non quelle indicate dai media (ad esempio l’ondivago e poco intelligente approccio con l’Europa), che ha già incorporato nel suo destino di diventare il ricettacolo di tutti i “pensoidi” (chiamarli pensieri? Davvero?) degli amanti dei fattoidi invece che dei fatti.
Il giochino del capro espiatorio di tutto un dopoguerra fetido per altre mani, il giochino del “sono tutti uguali”, il giochino tipicamente berlusconiano della rosicologia, ossia chiunque esprima giuste critiche, perfino riduttive di fronte allo scempio, è un invidioso.
Classico caso di “omnia immunda immundis” : chi ha in testa una scala di “valori” del genere pensa sempre che anche gli altri siano marci.
Risultato? Altri anni buttati via, impossibile governare sensatamente ma tanto divertimento nei talk shows.
Nel frattempo i pochi giovani che devono arginare la presenza ingombrante e la prepotente tendenza al voto demente e conservatorista (come con Brexit, con Trump, nel referendum i vecchi hanno votato come indicato dal finto giovane fiorentino) hanno pure da fermare la valanga di una tendenza economica che porterà fatalmente la produzione e le teste pensanti altrove e, se va bene, trasformerà definitivamente l’Italia nella Florida low cost degli Stati Uniti d’Europa (che resteranno, al di là degli strepiti old style di mezzo mondo) : un posto abbastanza caldo, poco serio, dove fare le vacanze.
Il referendum ha comunque evidenziato i limiti di tutti.
Innanzitutto l’ideologizzazione guelfa-ghibellina dello scontro, tipica dei paesi malati che ignorano le sfumature della realtà complessa.
Poi anche la pochezza delle nuove generazioni, Renzi incluso, superficiali, nevrotiche anche nell’uso della rete, tendenti all’egotismo e all’uso strumentale di azioni apparenti (meglio cambiare per cambiare che nulla) senza nessuna idea profonda sottostante se non un andare avanti senza scopo.
L’uso strumentale, ad esempio, dei mercati e della paura, che, secondo la mia modesta esperienza di trading, scontano sempre tutto e in anticipo e quasi sempre hanno movimenti tecnici, esoterici agli occhi dei più.
Nessuno che faccia una vera analisi dei rischi e delle logiche.
Ad esempio : Brexit avrà effetti negativi a medio-lungo termine, Trump probabilmente meno e a breve, sia per la forza della struttura attorno che neutralizza qualsiasi estremismo, sia per la durata del mandato e la logica “spoil” Usa.
In questo senso il referendum sarà ricordato come una perdita di tempo inutile a fronte di issues ben più importanti, un tentativo tra i molti di deformare la Costituzione per fini di altro tipo, non certo l’ultimo e non sicuramente la pietra tombale sul vero cambiamento che sicuramente prevederebbe l’abolizione del Senato (e di tante altre cose) e non quel finto pasticcio orchestrato dal fiorentino troppo interessato alla casta e al cesarismo fine a sè stesso.
La logica del panino indigesto e scombinato dove far stare tutto può convincere solo i più distratti, quelli che non hanno studiato la storia di questo paese.
Che, a differenza di altri, non ritengo realisticamente riformabile, tantomeno in questa maniera confusa e sospetta e che è destinato a deludere sempre quei buffi personaggi che credono seriamente che la politica dovrebbe risolvere qualche problema reale e non crearne altri cento, nuovi.
Il paradosso è che, credo, rimpiangeremo Renzi e il suo rosato scipito, italiano infatti e non francese, che piace non a caso agli amanti di Grey’s anatomy (e le sue interminabili “spieghe” baciperuginesche infarcite di luoghi comuni bambineschi), dei Coldplay e degli scouts.
Gli eterni superficialotti post-democristiani italiani, un misto di boccalonesimo e ipocrisia di antica origine cattolica.
Il futuro è, purtroppo, la destra peggiore, acefala, quella che imperversa in tutto l’Occidente e che sicuramente colpirà come una malattia anche il paese inventore del fascismo e che di questo virus è portatore insano da sempre.

PS- Austria : hanno rifatto le elezioni. Hofer le ha di nuovo perse. Ha accettato l’esito delle urne.
Un caro saluto ai complottisti in servizio permanente.

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