On the board

Nel film “Pawn sacrifice”, tradotto letalmente comme d’habitude (“La grande partita”), ad un certo punto viene paragonato il gioco degli scacchi alla tana del bianconiglio, un posto vertiginoso, escapista, dove perdersi nei meandri della mente.
Il film rievoca la vita di Bobby Fischer nel momento in cui quasi tutta la nostra generazione si è invaghita di questo antico, nobile e cerebralissimo gioco, nel 1972, ai tempi del mondiale Fischer-Spassky, il leggendario incontro di Reykjavik in piena guerra fredda.
Anch’io contrassi la scimmia delle 64 caselle in quel periodo e ricordo la ricerca, allora difficile, di notizie sulle partite, le prime peregrinazioni in centro a Milano per prendere scacchiere, libri, riviste, i primi torneini e le lunghe partite con gli amici, in particolare con un compagno di classe fissato con Lasker : chissà se ha mai scritto il libro su quel raffinato campione, cosa di cui discuteva in continuazione.
Tutti gli scacchisti sono ossessivi.
E non può essere che così di fronte ad un gioco che per matematica e combinazioni diventa già dopo poche mosse infinitamente vario.
Il film stranamente funziona nel ricreare, anche parzialmente, l’atmosfera di quell’incontro e in particolare Tobey Maguire, normalmente a disagio in qualsiasi film, qui, dovendo tratteggiare il ritratto di un dropout esistenziale dotato di poteri mentali e scacchistici sovrumani, entra bislaccamente in parte e porta a termine il compito quasi con agio.
Ho provato in questi mesi a mettermi di nuovo davanti alla scacchiera e trovo un mondo sempre affascinante, mentalmente stimolante, beneficato dalla mole di informazioni e possibilità che il web sciorina senza sosta.
Mi scontro quotidianamente online a discreti livelli contro giocatori, soprattutto dell’ex terzo mondo che oggi domina anche questo “sport” : indiani soprattutto, sulla scia del leggendario Anand, uno dei migliori giocatori della storia.
Mi sono visto in diretta streaming il mondiale Carlsen-Karjakin di New York, un evento ormai globale, venduto come un match di football americano su Fox, tra due bambini fenomeni di poco più di vent’anni.
Il nuovo mondo è anche questo e per noi cinquantenni, anche ad alto livello, restano solo i tornei senior, mentre una volta i vari Petrosian, Korchnoj e compagnia bella duravano lustri.
Un mondo dove le scacchiere sono bluetooth e costano centinaia di dollari per la possibilità che danno di connettersi in rete e giocare partite “fisiche” mantenendo le meraviglie dell’online, la partita a distanza, il tracciamento delle mosse e così via.
Devo ammetterlo : ci è ancora dolce naufragare in questo mare.
Anche senza bianconiglio.

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