Last Xmas

In questo 2016 che sembra volerci dire qualcosa e nella maniera più sgradevole e non educata possibile, come spesso la vita fa, si spegne anche la vita di George Michael, beffardamente proprio a Natale.
“Last Christmas”, canzone e video iconici par excellence, simbolo degli anni ’80 apparentemente edonistici ma in realtà molto contraddittori, soprattutto nell’Inghilterra dura della Thatcher che attraversavo spesso nei miei viaggi, è facilmente una delle mie canzoni di Natale preferite, con quella sua qualità, tipica dei grandi pezzi, di giovane leggerezza nobile, di sofisticata spensieratezza.
In terra di Albione, secondo una nota teoria antica, ormai superata, non sapranno magari fare la pasta e il caffè ma la pop music senz’altro sì.
E guardando le boy bands che si sono susseguite nel tempo o i fenomeni per ragazzine spesso e volentieri si sono trovati nascosti degli autori intrisi nell’oro, dotati di un talento e di una finezza fuori dal comune.
George era uno di loro.
Il tutto accoppiato ad una vocalità davvero importante e al curioso destino di immigrato gay che lo ha subito associato all’altra icona, Freddie Mercury.
Di cui aveva dimostrato la sostituibilità nei Queen (che lo avevano ufficialmente invitato dopo una leggendaria interpretazione a Wembley) pur poi, saggiamente, rifiutando nel nome di un confronto impossibile o comunque poco interessante per un campione pop e soul come era diventato nel tempo.
Per me George Michael diventa un grande del pop con “Older”, un album di una classe e di una finezza uniche, che avevo quasi casualmente scoperto in una cena estiva a Cannes, location perfetta per i velluti sofisticati di questa malinconica opera davvero immortale.
E lo diventa anche quando abbraccia il suo destino di grande “diva” del pop sinfonico nel meraviglioso album di rivisitazione “classic style” di pezzi suoi e di altri, portati poi magnificamente sulla scena : peraltro, dove se non all’Opéra Garnier di Parigi, tempio del barocco imperiale francese?
Come tanti altri sottovalutato ingiustamente per gli esordi light, seppur irrorati di perle pop da fuoriclasse assoluto, George Michael è in fondo l’epigono di un dono che sembra davvero appartenere quasi esclusivamente alla mia amata isola.
Curioso destino verificare che i tanti ragazzotti vestiti eccentricamente, da new dandies della classe media in rivolta contro il grigiore plumbeo dell’epoca Thatcher, siano stati probabilmente l’ultima fiammata di grande movimento e grande musica prima del diluvio delle epoche successive.
Penso a Spandau Ballet, Duran Duran, ABC e molti altri : gruppi che ancora oggi hanno una qualità di scrittura pop sofisticata da veri primi della classe come anche Sinatra, uno che se ne intendeva, riconobbe nella famosa lettera a George che oggi tutti consultano sui vari social networks.

Strange
Don’t you think I’m looking older?
But something good has happened to me
Change is a stranger
Who never seems to show

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