Il ristorante

La nostra vita è intessuta di piccoli gesti e spesso, anche inconsapevolmente, di gesti rassicuranti e autorassicuranti, quasi apotropaici, oppure di gesti fisici di vicinanza, affetto, tra i quali il più potente mi è sempre sembrato l’abbraccio.
Non a caso ai migliori amici, con l’età che passa, si riserva la chiusura finale : un abbraccio, ti abbraccio.
La Chiesa, come tutte le chiese grande maestra di marketing, conosce la potenza dei gesti e dei simboli e ne ha fatto un largo uso durante la sua esistenza, sia per legare a sè gli adepti che per attirare le folle e condizionarle.
Spesso usati in forma volutamente intimidente, sacrale, talvolta usati in forma amichevole.
In questo senso lo “scambiamoci un segno di pace” espresso normalmente con una stretta di mano manca un pò il colpo, dal punto di vista comunicativo, perché si esprime con la stretta di mano che oggi, oltre che uscita di moda (sostituita dall’orrendo nuovo modo di intrecciare i palmi che fa il paio con la proliferazione di tatuaggi e piercing per definire la tristezza e la profonda volgarità del mondo moderno), è in realtà solo la gestualità del rapporto d’affari.
Il segno della croce, invece, come molti analoghi gesti-mantra presenti in altre religioni, oltre che a definire l’identità, una delle ossessioni dei fanatici, crea la barriera noi-loro che tanti danni fa poi nella politica, nella società e nella storia.
Ma soprattutto assolve, come il rosario o altri mantra prolungati, ad una delle funzioni tipiche della religione, la funzione ansiolitica, rassicurante.
Le religioni orientali, decisamente più oneste nella loro autodefinizione, non fanno misteri su questa realtà, preferendo “stressare” la funzione pratica delle loro…pratiche, piuttosto che la definizione assoluta e assolutista della verità suprema incontrovertibile.
Cosa che invece ovviamente la religione occidentale per eccellenza, quella cristiana, mette subito in primo piano, in maniera quasi coloniale (infatti le religioni servivano anche al colonialismo in questo senso), a suggello della grandezza e simultaneamente della intrinseca debolezza del presunto pensiero forte.
Quando si frequentano fanatici cristiani la cosa che colpisce di più è la quantità di pseudo-argomenti e pseudo-fatti che vengono ossessivamente presentati per difendere dialetticamente l’indifendibile, ossia una religione, ossia una cosa che di per sè non è né logica, né razionale, né dimostrabile, né verificabile.
Una specie di contraddizione in termini che affligge solo le religioni occidentali.
Altrove, in altre culture e quindi in altre religioni, non ci si affanna a cercare la verità assoluta, fattuale, di una cosa così eterea e impalpabile, oltre che invisibile ai più, ma la si butta sulla praticità, sulla comodità esistenziale e si glissa, spesso in maniera oltraggiosa, sul discorso che dovrebbe essere quello di fondo : ma tutta questa prosopopea di eventi, precetti, indicazioni…sono tutti veri, necessari, imprenscindibili?
Esempio di pseudo argomento : ma tutti di fronte alle difficoltà, alle malattie, alla morte torniamo bambini piangenti e ci mettiamo subito a pregare.
Esatto e condivisibile : questo non dimostra nulla sul piano della verità, dimostra tutto sul piano delle necessità che l’uomo ha incorporato di avere una scialuppa di salvataggio anche temporale di fronte al dissolversi eterno di tutto.
Altro esempio : la descrizione con occhi invasati di alcuni invasati in merito alle funzioni pubbliche, a certi eventi e messe.
Quello che io chiamo “effetto Medjugorje”.
Personalmente ho sempre risposto che lo stesso occhietto felice, la stessa sensazione di essere al centro del mondo l’ho trovata anche in altri eventi.
Incontri particolarmente felici con gruppi di amici, concerti rock e altro.
Si chiama autosuggestione da compartecipazione ed è facilmente spiegabile e, in genere, non ha nessuna relazione con l’eternità.
Ossia, può dare sensazioni simili alla felicità assoluta ma è una delle tante droghe che hanno un effetto più o meno prolungato, sempre transitorio, e non spiegano nulla.
Altro e ultimo esempio di pseudo argomento, ma se ne potrebbero fare molti altri, “in qualcosa bisogna pur credere”, versione malandata dell’altra strana idea che senza una fede ideologica assoluta e trascendente non si vive bene o addirittura non si ha una vera etica.
Sorvolando sul piccolo fatterello che la vita e le persone conosciute dimostrano il contrario, in realtà del trio teologale classico, quello che permea per davvero le vite umane è la seconda, la speranza.
Tutte le vite hanno bisogno di speranza, anche minima, in qualcosa (anche solo di terreno, in genere), senza cominciano i veri guai, in particolare quando uno ha la sensazione di non avere più speranze di nessun tipo (oppure obiettivi) da perseguire.
La religione, come un ristorante, assolve ad una funzione eterna (questa sì) dell’uomo : la fame di andare oltre le proprie paure, i propri evidenti limiti.
Il gimmick che viene usato per andare oltre il salto di fede è, guarda caso, l’uso di un libro che, guarda caso, dovrebbe rivelare una rivelazione.
Poi uno legge il Vangelo e, come in tanti altri libri, trova cose interessanti, altre aberranti, ma non pensa mai, se ha un minimo di onestà intellettuale, che sia questa la chiave per definirlo diverso da molti altri libri.
Soprattutto quando, informandosi per davvero, scopre le penose diatribe umane che ci sono dietro, i rimaneggiamenti, le scelte dei testi, la verità storica e fattuale e mille altre obiezioni reali.
I fan della religione di solito, quando sono al muro, e lo sono spesso vista l’inconsistenza e la difficoltà di tenere una posizione fissa su un vetro senza scivolare, la buttano sull’esperienza personale (quindi non analizzabile by default) oppure, peggio, sul buffo concetto di fede=lotteria che è tipico del cattolicesimo più sfrenato.
La fede è un dono, è inutile anche solo cercare di analizzarla o aggrapparsi, sarà Dio a sceglierti etc etc.
Prendendo anche per vera una affermazione così curiosa, la mia risposta è sempre stata che se fosse anche vero, l’idea stessa che Dio faccia lotterie e quindi palesi ingiustizie (alcune facilmente descrivibili sulla base di persone che si conoscono realmente) porterebbe uno sano di mente a non avere in gran simpatia il capriccioso dispensatore di fortune.
Che oltretutto non gode di grande fama, meritatamente, cosa comprensibile anche solo leggendo l’Antico Testamento integralmente (cosa che ho fatto) con il suo elenco infinito di nefandezze e cose perlomeno discutibili.
Bergoglio, uno dei papi più moderni ed intelligenti mai comparsi, ha capito che l’azienda deve inventarsi qualcosa di nuovo e più efficace per stare a galla.
Anche i suoi predecessori lo intuivano ma non avevano né la forza, né la statura intellettuale, né la vera libertà per poter agire al di fuori degli schemi come sta cercando di fare quest’ultimo CEO di fronte al dilagare di un mondo che sembra sempre più voler ignorare cosa dice il Vaticano.
Ecco quindi l’arma davvero efficace : l’ecumenismo vero.
Ossia l’accettazione finalmente esplicita di quanto noi contestatori dicevamo da tempo : basta l’opzione etnico/culturale per sgonfiare la grottesca presunzione di verità di qualsiasi religione.
Quindi se si superano perlomeno gli steccati ideologici, culturali, aziendali e si propugna l’idea che Dio è uno solo ma lo si declina in forme diverse (MOLTO diverse), la gente intanto tornerà a riempire la versione local del marchio unico.
La gente si dimenticherà che tutti hanno probabilmente torto, ma accetterà l’idea rassicurante che intanto Dio esiste.
Perchè in fondo sempre lì andiamo : la gente ha bisogno dello xanax, così come del cibo e queste due aziende non moriranno mai, curioso epilogo per imprese che hanno come scopo di farti superare proprio il problema della morte.

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