Jay on the spot

Grazie alla miniera Youtube scopro con piacere che il vecchio Jason e i Jamiroquai sono di nuovo in giro a far il mestiere in cui riescono meglio, elettrizzare le folle e girare il mondo come se non ci fosse davvero un domani.
Dopo il pesante ricovero di Jay Kay per ernia discale e l’interruzione di ogni attività, cominciavamo davvero a dubitare di una delle poche certezze, anche cinetiche, che ci sono rimaste.
E in effetti nel video che ho visto, girato nella splendida piazza di Locarno, faceva quasi tenerezza il nostro, addobbato con regolare tutina antispifferi d’ordinanza, muoversi con molta, molta circospezione, in una specie di funky mentale slow-motion laddove i concerti di questo gruppo grandioso sono sempre stati caratterizzati da una frenesia e da una presenza del frontman mercuriale fino al delirio.
Non dimentico il video del leggendario concerto all’Arena di Verona dove neanche un fortunale di proporzioni epiche aveva impedito al nostro, di fronte ad un muro d’acqua che avrebbe fermato qualsiasi performance, di sfruttare l’elemento per alzare il livello dello scontro col pubblico.
Non dimentico soprattutto l’unica volta che li vidi live a casa mia, a Monza, in una fortunata evenienza creata dal Gran Premio di Formula 1.
Impressione memorabile anche per un vecchio guardone di eventi musicali come l’attempato sottoscritto.
Una potenza di fuoco, una precisione musicale e perfino gestuale che è dei grandi veri, un gruppo che come capita spesso nel jazz e il funk è il top tecnico vedibile in un live.
Sfido chiunque a resistere allo sciamano Jay e, perfino se armato di buon gusto e di buone intenzioni, non si mette dopo pochi minuti ad agitarsi forsennatamente come una qualsiasi parrucchiera in calore.
Ironicamente per una musica così sofisticata, così ricca di tessiture e sottotesti.
Musica per musicisti.
Un wall of sound inarrestabile, una musica che richiede una perizia sovrumana ed un’attenzione estrema, a dispetto dei “movimenti” che suscita incontrollabilmente.
Questo era il momento perfetto per tornare in tour, dopo un album che definirei, dal punto di vista degli “hits” potenziali e della macchina da fuoco commerciale, non arginabile.
Come diceva il saggio Nile Rodgers, altro genio commerciale funky, a David Bowie (voglio dire : David Bowie, senza probabilmente il più grande musicista pop rock di tutti i tempi) che gli chiedeva di produrre hits per lui : un conto è produrre grande musica, un conto è produrre hits.
Sono due sport diversi, come capita spesso negli sport appunto, giocare bene e vincere sono due questioni differenti.
Se le due cose si mettono assieme, poi…
Curiosamente ma non troppo quando ho sentito “Automaton”, già dalla prima volta, ho pensato al magico incontro Rodgers-Bowie.
La perfezione commerciale.
Una autostrada che non si può fermare e una musica irresistibile che già dopo pochi minuti è incisa nel vinile del tuo cervello e non ti lascia più.
Per fortuna che almeno in questo caso siamo in buone mani, in gente che è riuscita a creare musica di livello quasi sempre oppure ha creato anche gioielli in controtendenza come questo.

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