The Putin interviews

Quattro ore di interviste montate da vari incontri avuti in Russia con Putin : Oliver Stone non perde certamente lo smalto dei giorni migliori e confeziona un cadeau per appassionati di geopolitica quantomai attuale in piena guerra fredda 2.0 con relativo contorno di strepiti tifoidei per il buon Vladimir da parte della stragrande maggioranza del movimento destroide, sovranista, ormai razzista e fascista senza più complessi.
Il risultato, però, nonostante io sia stato incollato allo schermo per reale curiosità, è, ovviamente direi, abbastanza modesto, direi quasi democristiano ed apologetico.
Ho sempre avuto interesse e simpatia per il buon Oliver, fustigatore del sistema America e contestatore della prima ora.
Nonchè ottimo regista, con ottimi argomenti, il che è essenziale.
Ma non mi sono mai illuso sulla sua reale portata rivoluzionaria.
Ho riserve perfino su Michael Moore, in questo senso, figuriamoci su Oliver.
Nella balena America può starci qualsiasi cosa, da Spielberg, l’ingenuo cantore dell’American dream, a Oliver e Michael.
Ma siamo sempre nel sistema e penso che le denunce più potenti ed efficaci stiano ormai alle nostre spalle.
Forse i film più politici sono quelli meno politici : “Wall Street”, l’apologia acida del “greed is good”, della fascinazione ottusa per il denaro, “Natural born killers”, la discesa agli inferi nell’altro buco nero degli Usa, quello della fascinazione per le armi e la violenza.
In fondo “JFK”, “Nixon” fino al recente “Snowden” non dicono nulla di realmente nuovo e spettacolarizzano in maniera evidente quello che ormai è mainstream.
Attirato dalla prospettiva di fare un lungo reportage sul politico del momento, quello più apparentemente riservato e freddo, Oliver si è fatto una simpatica vacanza sulla Piazza Rossa con moglie e seguito e certamente non è andato fin lì per fare domande scomode e darci davvero dentro.
Accomunato naturalmente da una certa simpatia umana evidente e da una condivisione pre-politica sulle evidenti magagne e colpe americane, Oliver è apparso spuntato in questa circostanza, troppo evidentemente pilotato dal sapiente marketing cremlinese, è apparsa troppo evidente la natura “fake” di qualsiasi operazione televisiva, figuriamoci se concordata con uno come Putin che chiaramente non lascia nulla di non calcolato perfino quando si reca in bagno.
C’è una scena che suggella con evidenza questa generale “atmosfera”, rilassata fino al delirio.
Quella dove si vede chiaramente la preparazione di una scena dell’incontro tra i due, accuratamente coreografata, con Putin come docile attore nelle mani del sapiente regista.
O la famosa scena del caffè portato da Putin quasi con timidezza.
O la scena epicamente propagandistica della “control room” militare, con tanto di videotelefonata tra il grande capo e un generale.
Perfino quando Oliver propone a Vladimir di vedere assieme “Dr. Strangelove”, che stranamente Putin non aveva mai visto, la gag risulta fiacca.
Siamo dalle parti del divertissement e va bene così in fondo, perfino per noi spettatori interessati alla verità ed equidistanti per principio.
Questo ovviamente rinforzerà le vele dei tanti fanatici ammiratori del nostro, talmente nostalgici del Dio-Patria-Famiglia da dimenticare l’ovvietà della complessità del mondo, soprattutto delle questioni politiche, militari, geopolitiche.
Ma non sono certo queste quisquilie che hanno mai fermato la mandria dei tifosi, così invelenita contro gli Usa e per motivi ideologici stretti, da dimenticare che in questo ambiente perfino Vladimir, e si vede chiaramente qua e là nel documentario, riderebbe della loro dabbenaggine manichea.
Il resto è propaganda, perfino nel senso buono del termine, ossia approfittare dell’insperato regalo per portare avanti le proprie idee e, se possibile, mettere in cattiva luce o in burletta gli avversari di sempre.
Come nella velenosa, intelligentissima allusione alle cerimonie brezneviane in relazione agli scambi finali di onorificenze tra Obama e Biden, nella gelida, spietata constatazione del loro potere perduto e quindi della inutilità delle loro minacce, perfino nella “compassione” ironica per il patriota Mc Cain.
Persona molto intelligente e capace : nulla di nuovo.
Persona molto ambigua e chiaramente espressione di un potere molto più assoluto e spietato di qualsiasi democrazia occidentale : altra ovvietà che stenta ad entrare nelle cervici dei molti dementi adulatori.
Guardando oltre, l’auspicio dei pensanti è che la Russia esca dall’equivoco sovranista, del piccolo mondo antico bigotto, caucasico e intollerante delle minoranze, si apra davvero al mondo e che gli Usa di converso si riequilibrino, trovino il loro modo di stare al mondo, quello multipolare, senza eccezionalismi che non possono più neanche permettersi economicamente.
In pratica, finita la polvere e lo strepito degli estremisti, finalmente trovare un nuovo equilibrio anche strategico.
In questo, stranamente, sono ottimista.
Sperando sempre di non essere smentito dai fatti, perchè in questo caso lo sarei in maniera davvero troppo esplosiva.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s