Décadence

Je suis l’Empire à la fin de la décadence, qui regarde passer les grands Barbares blancs en composant des acrostiches indolents d’un style d’or où la langueur du soleil danse
Paul Verlaine

Se c’è una cosa che tuttora si nota molto andando in vacanza nei paesi civili è la differenza che esiste tra i programmi televisivi, nonostante la globalizzazione e il dilagare del format unico.
Anni di berlusconismo hanno ovviamente peggiorato la situazione italiana.
Inutile dire che quando uno vuole divertirsi davvero guarda certe trasmissioni nazionalpopolari, soprattutto nelle loro derive ansiogeno estremistiche applicate al tempo meteorologico e ovviamente a tutti i diversi che osano toccare un suolo che viene percepito come proprio in senso stretto, immobiliare.
Ma è una risata amara perchè evidenzia il degrado culturale devastante di questa “nazione” nonché l’ormai evidente indistinguibilità tra una parodia di Crozza (sempre sia lodato) e la realtà.
Se poi si pensa alla politica nostrana è facile capire in fretta la totale inutilità del dedicarsi se non per motivi strettamente economici, come peraltro fanno con solerzia i milioni che vi si dedicano “professionalmente” (altra anomalia italiana), soprattutto in vista dell’ennesima truffa elettorale e dell’imminente, vergognoso matrimonio di quelle forze che solo pochi anni fa fingevano di odiarsi, credute al solito dai soliti stupidi, ossia la stragrande maggioranza della tifoseria nazionale.
Ci credevate, davvero?
A non molti chilometri di distanza la Francia evidenzia i limiti culturali feroci della vicina di casa.
La naturale tendenza transalpina al dibattito, alla discussione colta e pensosa, invece che suscitare il solito sdegno cialtrone del nesci (come diceva il grande Brera), viene accolta sempre bene anche nelle tribune televisive e non è affatto raro che intellettuali raffinati e di nicchia diventino superstars mediatiche.
Fin dai tempi di Apostrophes di Bernard Pivot, la tv francese è sempre apparsa, e non solo ai miei occhi, una boccata d’aria fresca proprio per la qualità e il livello della discussione.
Perfino la televisione sportiva che l’Equipe, il grande e autorevolissimo giornale sportivo, ha messo in pista, rispetto agli squallidi e ignoranti tinelli di molta tv italiana (Sky esclusa, ovviamente) sembra una riunione dell’areopago applicata, per una volta, a più pedestri argomenti.
Percepiti ovviamente come antipatici dalla marmaglia italica, in realtà i francesi sono un popolo variegato e normalissimo ma che ha ben chiaro in testa il concetto di merito, èlite, intelligenza e non teme le accuse di snobismo, classico raglio da inferiority complex mal mascherato.
L’elezione di Macron stessa e la sua fuga in avanti sull’Europa, che è il nostro futuro, in un momento di rigurgito astioso e finale dei trogloditi di tutto il mondo, è stata premiata in un modo che, penso, sarebbe stato impossibile ovunque se non in quel paese che ama ancora la razionalità cartesiana e se ne fa convincere, senza indulgere troppo nell’irrazionalismo violento e aggressivo dell’ideologia.
Nessuna meraviglia quindi che Michel Onfray, un intellettuale polemista di straordinario livello, sia così popolare nell’Esagono.
Lo seguo da tempo, fin dal micidiale “Traité d’athéologie”, arma impropria e di devastante efficacia nelle frequenti discussioni sulle religioni e le loro fantasiose elucubrazioni.
Ma questo “Décadence”, che in Francia è un best seller, è davvero un’opera definitiva, che andrebbe insegnata a scuola.
Qui il filosofo diventa storico, sociologo e fa una analisi della decadenza del mondo occidentale o meglio, di una fase del mondo occidentale, quella dominata dalla cultura giudaico-cristiana, che è vertiginosa, precisa e dettagliatissima.
Una lente di ingrandimento applicata alla storia ma soprattutto un cannocchiale che ci fa finalmente capire e intravedere il futuro, oggi annebbiato dal fumo e dalla confusione della transizione.
Soprattutto è folgorante la descrizione accurata e “terminale” dei meccanismi culturali e sociali che permettono l’affermazione di alcuni culti e non di altri.
Opera clamorosa, consigliatissima per menti ben aperte e possibilmente non troppo incrostate da ideologie e religioni varie.

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