Nostalgia della ragione

Le recenti cronache di Gerusalemme fanno come sempre disperare sulla ragione e la ragionevolezza della mente umana.
La combinazione di uno come Trump, ineffabile in senso stretto, e del posto nel quale non solo idealmente ma anche fisicamente le tre religioni monoteiste si contendono da sempre il palcoscenico, lasciando il consueto strascico di morti e feriti, come sempre avrà l’effetto di far pagare alla minoranza pensante le tremende conseguenze di irrazionalità lontane e sedimentate.
Sulla falsariga di quello succede con la scienza, la medicina, la tecnologia e tutte le attività umane razionali cresce il chiacchiericcio isterico e disinformato di quelli che vedono solo bugs e complotti e in nome di un ipotetico altrove mentale assoluto, distruggono o tentano di screditare quel poco di acquisizioni e di conquiste parziali che nel tempo l’uomo è riuscito a costruirsi.
Salvo poi servirsi, nel silenzio, di quelle bistrattate verità dimostrate.
E che, viste retroattivamente, non sono neanche tanto di disprezzare se solo si pensa a cosa era il mondo nel Medioevo e come è adesso.
La stessa Internet, ossia la messa in pratica di una semplice ma rivoluzionaria idea tecnologica, viene usata contro gli stessi fini e dà accesso, ahimè, ad un largo volgo irrazionale che guida una Ferrari senza saperne i comandi e viaggia su autostrade futuribili portando avanti istanze pre-medievali.
La memetica, così come la genetica e in fondo già lo stesso Darwin, possono spiegare con chiarezza, e lo fanno, i movimenti mentali e culturali che si affermano o meno (alla Onfray), la storia biologica del pensiero, il suo essere condizionato dal desiderio, dalle aspirazioni e, spesso, virato su una irrazionalità che lungi dall’essere etica e sentimentale, è in realtà la morte dello stupore vero, spesso la morte e basta, non solo del cervello peraltro.
Da qui l’arroganza di chi taccia gli altri di arroganza, la pretesa di rispetto francamente immotivata, la valutazione ideologica e quindi già in partenza sbagliata di ogni realtà storica.
Perchè la realtà ha il brutto vizio di deludere tutti, smentire tutti, disilludere tutti, a turno, e quindi per chi non lo riconosce, pensando erroneamente di avere in tasca il codice assoluto, diventa un grosso problema l’accettazione.
Dopo il virus del wishful thinking, ecco anche il virus del negazionismo.
La visione infantile, manichea che ammorba gli irrazionali e gli ideologi, così sempre pronti a schierarsi e intolleranti anche di chi non si schiera, porta alla predica sul relativismo che è facilmente reversibile : tutti atei con gli dèi degli altri.
“Delusion”, come nel libro di Dawkins, ha un significato ingannevole nel passaggio dall’inglese all’italiano (“illusione”), ma potrebbe perfino significare la stessa cosa e avrebbe perfino connotazioni semantiche aggiuntive.
Sempre aggressivi con le opinioni altrui, nascosti dietro il dito di opinioni indimostrabili, irrazionali, poco autorevoli di default.
Nella vita di tutti i giorni, nessuno di noi, razionale o meno, gioca in maniera siffatta anche con le piccole cose e non accetta almeno una buona dose di attendibilità.
Sulle cose teoricamente più importanti invece si vola liberi, confondendo lo stile con la sostanza, il desiderio con la realtà, lo slancio passionale con il sentimento vero.
Come succede spesso anche con la salute, come si evidenzia nel famoso libro di Burioni e presso poche altre isolate luci che portano avanti la battaglia contro l’oscurantismo, spesso interessato, di una marea di ciarlatani, furbi o magari semplicemente irrazionali, quindi portati al credulonismo più assoluto quando le cose si fanno complicate.
Creduloni che in genere poi rivoltano la consueta frittata accusando di credulonismo quelli che non credono alle varie e sempre più numerose conspiracy theories, rivoltando, as usual, l’onere della prova su chi non dovrebbe darla ma riceverla.
Problema che ammorba anche molte relazioni umane che sono fondate, se sono sane, su sentimenti veri, su un’etica vera e non sui loro surrogati dogmatici e ideologici, tanto meno sulla totale irrazionalità.
I fondamentalismi senza fondamento dei cultori degli ultramondi possibili, l’irrazionalismo senza confini e alla deriva di gran parte del mondo sono cose che tendono ad atterrirmi.
Il “wishful thinking” di chi tiene il punto del cervello, che non esclude ovviamente nè l’amore nè altre aperture, anzi le potenzia, è proprio quello che il mondo possa migliorare in questo senso.
Che la globalizzazione e il cosmopolitismo portino ad una maggiore visione razionale, allo smascheramento degli inganni del razzismo, del patriottismo, del provincialismo, del tifo irrazionale religioso, politico, economico, dei pregiudizi sui diversi di tutti i tipi.
Che apra le menti così dannatamente chiuse, a fronte di un mondo che oggi permette per davvero viaggi e informazioni facili e a basso costo.
Ma se non sarà così, statene certi, saremo sempre pronti a riconoscere la nostra sconfitta.
E vedremo, come sempre con sorpresa, le inutili, sbagliate e tristi battaglie altrui.

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