Eva

Da appassionato di fantascienza con la peculiare perversione per la robotica, sono sorpreso di non aver sentito prima parlare di “Eva”.
Una produzione Canal+ spagnola di cui avevo avuto sentore solo recentemente in rete, dove un sotterraneo hype ne parlava come di una chicca da vedere assolutamente.
Non posso che confermare l’indispensabilità della visione di questo inatteso gioiello. Un modello in effetti di come la “fantascienza” pensante alla “Black mirror” parli ai nostri cuori, nel suo mix di contemporaneità e software futuribili, portati alle estreme conseguenze, molto meglio di altri generi ormai consunti dal tempo che corre velocissimo.
Straordinario esempio del miglior cinema europeo che grazie appunto alla qualità ormai pervasiva e a basso costo del software svetta sul cinema Usa anche nelle sue roccaforti, con una profondità di approccio che gli yankees culturalmente possono solo sognarsi, “Eva” resterà a lungo nei nostri cuori di cinefili.
Giocando con topoi eterni che la robotica sembra portare alla ribalta meglio di altri argomenti, il prometeismo della creazione, il tema del doppio, qui mischiati alla consueta, latente inquietudine per le derive negative possibili, “Eva” tocca poi temi eterni, quasi in chiave poetica, che ne rendono eterno e potentissimo l’involucro futuribile.
Sono molti gli atouts di questo piccolo grande film.
Una ambientazione gelida e fascinosa, una recitazione cronometrica simboleggiata da Daniel Brühl, classico attore “coltellino svizzero”, quindi a suo agio a La Chaux-de-Fonds dove “Eva” è stato girato, tipico attore che “dove lo metti, sta”, versatile, preciso.
E poi alcuni personaggi e scene memorabili, dalla protagonista al butler, al gatto robotico che letteralmente “ruba la scena” in più occasioni, ad una scena d’amore indelebile, suggellata nientepopodimeno che da “Space Oddity” di Bowie.
Sceneggiatura sapientissima, calibrata, con potenti colpi di scena e una generale atmosfera romantica che rendono questo film una chicca assoluta. Non perdetelo.

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