Lilliput

A Lilliput, come è noto, la caverna è buia, male aerata, si guardano le ombre sul muro e si ha paura del sole e del vuoto là fuori.
Questo incide anche a livello fisico sugli abitanti della caverna : poca memoria, difficoltà cognitive, capogiri, aggressività latente che spesso esplode incontrollata.
Come spesso capita la storia si ripresenta, come un rigurgito acido, e ripresentandosi presenta il conto in forma diversa e farsesca.
Se non fossimo tutti coinvolti, a bordo di questa barca di ebbri, ci sarebbe quasi da sorridere delle follie nazionalpopolari in cui spesso questo sciagurato “popolo” indulge con troppa animosità mal congegnata, con troppa celebrata “vitalità”.
Nella caverna suonano arie di opera da sempre e il melodramma regna incontrastato.
In fondo è una delle poche vere eccellenze nazionali, quasi quanto portare gli spaghetti alle portaerei americane impegnate in azioni belliche.
Tutte cose molto impopolari oggi che qualcuno delira di uscire dalla Nato.
Siamo passati dalla fragorosa richiesta di impeachment a mezzo piazza al “troviamoci e ne riparliamo”.
Queste lunghe settimane di delirio a Lilliput hanno perlomeno permesso alla parte riflessiva ed intelligente della popolazione, quella che legge un testo e lo capisce e magari, orrore, elabora concetti complessi, stimabile con ottimismo a non più del 15%, come molte statistiche raccontano, hanno permesso, dicevamo, di aggiustare il tiro sulla reale portata personale, etica, politica ed economica dei protagonisti di questo ennesimo scavo verso il basso di un popolo di talpe.
More solito il panorama è desolante e conferma in pieno un paio di assunti apparentemente in contraddizione.
Il primo è che un popolo ha i governanti che merita.
Il secondo è che la politica, soprattutto in Italia, attrae la parte peggiore della sedicente classe dirigente, rappresentando in pieno la kakistocrazia multilivello che è da sempre la gestione della cosa pubblica e privata della caverna.
In un mondo che va verso la falsa dicotomia popolo-èlite, inganno meraviglioso per aggirare tutte le issues scomode, quelle di autovalutazione, quelle che affrontano la complessità dei problemi, quelle che non cercano soluzioncelle dementi e superficiali a fatti difficili, quelle che non cercano subito affannosamente il capro espiatorio di turno, in questo mondo liquido e bimbominkiale, Lilliput si è trovata immediatamente a suo agio.
Ed è diventata la versione postberlusconiana dell’eterno paesello, cullato nel benessere ma incapace di mantenerlo, viziato, narcisista, drogato dal click facile ma sostanzialmente superficiale esattamente come succedeva nel mondo dei suoi progenitori.
Dopo vent’anni di ribalderia conclamata e in fondo mitigata dai miserabili affari privati di chiunque, siamo passati alla facile agitazione delle masse, tuttora incolte, cosa che mi sorprende come una strana piega della storia, sulla base di una cialtroneria, soprattutto economica, impressionante per aggressività e demenza.
La politica ha ormai perso anche la facciata di cercare soluzioni vere e quindi tutto viene detto e contraddetto ormai ad horas, complice l’overload informativo, in una ricerca del consenso fine a sé stessa e neanche più celata.
Governare viene visto come un accidente, come un pericoloso ostacolo alle proprie smanie narcisistiche, il vero specchio di un tempo dove tutti vogliono sentirsi e fare i protagonisti ma ben pochi, ahimè, hanno le carte in regola soprattutto mentali per non apparire patetici ad un osservatore pensante.
Ma nella caverna ci si esalta per molto meno e le tecniche si sono ormai raffinate fino a livelli che ricordano, anche nelle formule, i deliri delle sette, delle religioni 4.0, dove agitare la bandierina e sentirsi parte di un popolo è tutto, dove il tifo prevale sempre sulla ragione, dove avere dubbi è considerato un errore, esprimere critiche razionali è considerato sgradevole e, in fondo, il negazionismo e il populismo complottista non sono accidenti ma bensì l’essenza stessa della nevrosi tanto più ideologica quanto più si vende per post ideologica.
Tutto questo porta a non vedere la semplice realtà.
Un paese che ha molto più bisogno di Europa e di Euro di quanto desideri ammettere, nella sua sconsolante ignoranza.
Un paese che alle prime difficoltà vere sul piano economico e sociale ha rivelato il suo eterno volto e cerca affannosamente il gioco delle tre carte per evitare le sue responsabilità.
Un paese dove la parola “furbo” e la parola “intellettuale” hanno una accezione rispettivamente positiva e negativa, a differenza di quello che accade nella totalità dei paesi civili occidentali.
Un paese familista, “amicista”, dove la scorciatoia vince sempre sul merito e l’autoassoluzione è uno sport nazionale.
Un paese seduto su una montagna di debiti, frutto di decenni di malpractice e mentalità demenziale statalista e criminale, che messo di fronte alla sua necessità di strutturarsi e ammodernarsi, come sempre, fa il gradasso, cambia le carte, cerca affannosamente la controriforma per non fare mai la riforma.
Le vere priorità, se non ci si facesse distrarre dagli scappati di casa con i loro agitprop, sarebbero : unione politica federale vera, coordinamento investimenti, unione fiscale, educazione e scuole unificate su base europea, eurobond e molto altro.
Come vedete facilmente, tutti punti sui quali l’Italia avrebbe solo da guadagnarci rispetto ai suoi standard attuali.
Invece vai col valzer del vittimismo, delle controverità, dei tedeschi cattivi, dei mercati e del Bilderberg demoniaco, quando basterebbe un contabile al primo anno di economia per sussurrare che pensare di vendere debito pubblico sui mercati per sostenere uno stato che definire pletorico e ridondante è fare un complimento e con un pregresso debitorio di questo calibro richiede, come minimo, una certa credibilità di ritorno investimento.
Invece si straparla di piano B, cosa che disintegrerebbe davvero overnight la ricchezza residua del paese.
Credibilità, la vera moneta, altro che il delirio dello stampare moneta come se non ci fosse un domani.
I due partiti anticasta degli anni 90 e degli anni 2000, sono passati rapidamente dalle urla scomposte allo stagno italiano (creato esclusivamente dall’Italia stessa), alle urla al capro espiatorio esterno, Europa e migranti, in questo grottesco post nazionalismo destroide e tifoideo che ha subito trovato una convenienza nell’allearsi a dispetto di mille strepiti e presunte “purezze” pre-elettorali.
Senza peraltro dimenticarsi che dopo mille strepiti complottisti, queste due sciagure si ritrovano a parlare di governo, esattamente come succede normalmente nell’amata Russia di Putin (nevvero?).
D’altronde questi curiosi e confusi sovranisti sembrano proprio avere un problema di miopia con la Russia, quando paragonano l’URSS di una volta all’UE (cosa che già richiederebbe un TSO immediato), o quando affermano che la Russia odierna è più democratica del resto del mondo occidentale.
L’illusione provinciale del “siamo soli nell’universo” quando anche prima del mondo globalizzato vendere debito pubblico richiedeva, perfino tra i numerosi acquirenti italiani, una certa sicurezza di pagare.
I debiti non contano, la moneta è tutto.
Tutte idiozie già ampiamente ridicolizzate su numerosi palcoscenici qualificati.
E quindi la revanche, l’urlo da inferiority complex : tutti cattivi, tutti alleati contro di noi.
Come in tutte le religioni, come in molti passaggi bui della storia : la razionalità va in standby e prevale la gabbietta mentale.
Esistono già molti piani di miglioramento dell’Europa e dell’Euro che, come tutte le cose umane, sono passibili di upgrade.
Quasi sempre sono avversati proprio dai nazionalisti fuori tempo massimo che per decenni hanno ammorbato l’Unione e che ora, dopo anni di frenate, accusano gli altri di fallimento.
Al tramonto la caverna si riempie di canti ebbri e di luci rossastre.
Numerosi sono gli appellativi marziali ed eccessivamente deferenti che la folla ha urlato, ebbra del proprio rumore.
In fondo il vuoto.
Sventurato il popolo che ha bisogno di tribuni eroi della plebe.
Capitano, mio capitano…
Nel tramonto, mi allontano sorridendo.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.