La brace

Sinceramente non avevo soverchie voglie di occuparmi di nuovo delle miserie di questo che, ancora temporaneamente, è il paese in cui abito.
Da tempo penso che sia ozioso occuparsene se non per fare, come farò in questo post, l’ennesimo cahiers de doléances a futura memoria.
Una specie di raffinato “not in my name” insomma.
Il problema di questo orrendo governo è la totale non credibilità sia umana che tecnica che morale.
Nasce, intanto, da una menzogna e da una trama alternativa.
Penso che sia tragicamente divertente ripercorrere mesi e mesi di dichiarazione dei due contraenti che giuravano su quanto di più sacro che non si sarebbero mai alleati.
L’unica differenza con il passato, ed è rilevante nel mondo demente del “E allora il PD?”, che riecheggia antiche follie pseudologiche dei supporter berlusconiani, è che questo governo è probabilmente il più popolare da decenni.
Non a caso, direi.
Quindi secondo la logica da branco del tifoso medio ideologizzato, ossia l’italiota medio, va tutto bene sempre e solo da una parte e il regno dei due pesi e due misure, già icasticamente sciorinato con consueta disinvoltura dagli sciagurati 5 stelle, è perfettamente comprensibile nell’assenza totale di una opinione pubblica critica.
Il più popolare, dicevo, perché rappresenta la conclusione finale di decenni di veleno berlusconiano innestato nel corpaccione già poco smart del popolo italiano, ammalato, come sempre di provincialismo e controriforma automatica.
Decenni di miserie evidenti, di declino economico, culturale, morale, perfino estetico non potevano rassegnarsi ad un mondo che, con tutti i suoi limiti, viaggia su parametri diversi, ha una migliore predisposizione alla complessità e al realismo, ha ancora in un certo qual modo una affezione per il progresso liberale e per l’economia reale, non quella fantastica da talk show disinformato.
Ecco quindi, con la consueta capriola gattopardesca e potenziato dalla salsa avvelenata dei socials, il capovolgimento sistematico della realtà, della scienza, perfino del buonsenso e di tutto ciò che, oltre Ventimiglia, può dare fastidio a questa visione antistorica, autarchica, miope e furba.
Il rifiuto della realtà e l’uso criminale della propaganda più bieca a mezzo web sono popolari oggi in fasce del mondo occidentale ma ovviamente qui trova particolare successo, nella più bella tradizione italica, quella di centro di irradiamento dell’iperreale squallido occidentale.
Come più volte detto l’Italia non è affatto, nella sostanza, un paese esterofilo e autorazzista, come dicono certi commentatori superficiali.
Sotto la superficie vige un rigidissimo codice di comportamento, squisitamente italico e inconfondibile agli occhi degli stranieri, di sostanziale resistenza al nuovo, al futuro e al progresso, soprattutto nel campo dell’educazione, dei diritti civili, della cultura, condito con un nazionalismo fascistoide strisciante, sempre ben presente, che prosperando sul provincialismo fetido e ineliminabile dell’italiano medio, racconta l’eternità del proprio modo di vivere come superiore, nei fatti, a quello stupido, poco furbo, meritocratico di altri paesi dell’Europa.
Si capisce bene questa tabe parlando con l’italiano medio di cibo, bellezze artistiche, calcio, questioni sociali e culturali : il becero conservatorismo è insuperabile, unito alla pericolosa e fallace convinzione di essere i migliori a dispetto di ogni evidenza.
Se si condisce il tutto con il familismo amorale, marchio di fabbrica dell’Italia, e la resistenza tuttora forte di antiche credenze, ecco spiegate le doppie morali, la corruzione endemica, l’incapacità di fare e capire il futuro.
Conte va ad officiare la messa catodica da Vespa, eterno rito italiano, sguainando la medaglietta di Padre Pio, Salvini agita il rosario in piazza, Di Maio bacia l’ampolla del sangue di San Gennaro che incredibilmente, nel 2018, rinnova il suo prevedibile miracolo schedulizzato.
In tv, in molte trasmissioni, la parte dell’oroscopo ha spazi e tempi impensabili in qualsiasi tv europea.
Come diceva Veronesi, il paese delle madonnine piangenti non ama la scienza e la medicina.
Su queste basi di ignoranza e refrattarietà alla modernità endemiche prospera il furbo opportunismo di questi manipolatori di consenso che puntano sulla credulonità di quella parte maggioritaria di Italia che ama l’uomo forte per evidente mancanza di peso specifico personale (l’eterno fascismo dei “little angry men”), che in era web si fa travolgere ovviamente dall’indistinguibilità delle fonti e delle verità, vista la traballante tenuta culturale.
La saldatura tra il conservatorismo anche anagrafico di un popolo vecchio e invecchiato male e la superficialità letale, orizzontale, degli ipnotizzati da smartphone ha partorito questo mostro che rischia di fare ben più danni di un Trump, un tumore anestetizzato da una struttura esterna più rigorosa e funzionante, o perfino della Brexit, che pure già costa 500 milioni di sterline al giorno al tafazziano Regno Unito degli esclusi e che forse, sulla base dell’evidenza dello sfacelo, potrebbe perfino avere un secondo tempo.
Lo statalismo endemico, altro che liberismo (parlarne in Italia è comico), la voglia di nazionalismo, di religione di stato, di nazionalizzazione, di ritorno ai cari vecchi tinelli, la criminalizzazione delle minoranze, l’odio per il politically correct (ossia per la semplice educazione) sono ormai a livelli di guardia e sono stati sdoganati, in un’orgia ribalda e feroce che sta rivelando con precisione cronometrica il vero volto, nero, dell’Italia.
Un mondo dove c’è sempre un buon motivo per accusare qualcun’altro delle proprie difficoltà e miserie, la sinistra, i comunisti (davvero? Nel 2018?), i migranti, l’Europa cattiva e arcigna.
Chiunque è buono per evitare di guardarsi allo specchio e scoprire di essere terzo mondo su tutte le issues in Europa.
A livello economico la ricetta è truccare i conti, non toccare ovviamente la spesa pubblica ma fare altro deficit spending, evitare ogni vera riforma o investimento a medio e lungo periodo, non dire mai la verità (guardate i dati su flat tax, reddito di cittadinanza : lo iato monumentale tra le promesse e la realtà), criminalizzare i mercati, operazione semplicemente ridicola, fare i bulli con l’esterno, Europa in primis, tipico atteggiamento di chi non vuole costruire nulla ma solo isolarsi e farsi compatire, a turno, da tutti.
A livello comunicazione vige la regola ferrea della menzogna propagata a mezzo algoritmo, della narrazione al popolo di ciò che vuole sentirsi dire, della creazione continua e artificiosa di miti, nemici, capri espiatori su cui scaricare la rabbia.
“Abbiamo sconfitto la povertà!”, “Me ne frego!”, “Impeachment!” e via delirando e insultando l’intelligenza dei pochi pensanti rimasti.
A livello di crescita civile della società, in perfetta controtendenza con quasi tutto il resto del mondo civile, questioni ampiamente superate ovunque qui vengono ridiscusse e si profila un mondo autarchico, antico, da “Dio-Patria-Famiglia” da anni ’50.
Un mondo neofascista in senso tecnico.
Che fa largo uso della propaganda ai tempi dei socials (Zuckerberg e soci non rientrano nei bersagli della critica ai poteri forti, non a caso) e che nello stesso tempo bollando come fake news quel poco di opinione pubblica qualificata rimasta, che si esprime comunque gran parte ancora in giornali, media, blog seri, fa appello alla revanche, all’inferiority complex, alla impreparazione, all’opinione da bar così efficacemente descritta da Eco e che mette tutto sullo stesso piano, sia la complessità sia le sparate su vaccini, Europa, migranti et similia.
Questa è una delle cose più pericolose del nuovo fascismo occidentale al tempo del web ma in Italia ha proporzioni ormai allarmanti, epocali.
Che salda i vecchi, rinforzati nei loro pregiudizi solo temporaneamente arginati dall’odiato politically correct (che era solo il timido tentativo di educare genti incolte, così come si era fatto dopo la schiavitù e l’apartheid), e i giovani che nel loro vuoto culturale si bevono il web in maniera acritica andando ad allungare la lunga schiera di tifosi schiamazzanti senza volto che è precisamente quello che vogliono i neo potenti, agit-prop interessati della voce del popolo, spesso al di là delle effettive valutazioni numeriche.
È la formula più subdola di potere, quella che non ammette repliche perché il popolo lo vuole.
Era difficile, bisogna ammetterlo, prevedere una deriva peggiore del ventennio precedente ma è a tutti noto, se non completamente anestetizzati dal paesello di nascita, che l’Italia in genere tende a deludere i fiduciosi e, se può, torna indietro.
Nel frattempo e nel dubbio urge soffermarsi sulla scelta del bagaglio.

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