Ce n’est qu’un début

In questi mesi gira un’aria che è una via di mezzo tra i film distopici degli anni 80, pieni di riferimenti ad un futuro buio, dove le democrazie liberali sono sparite, sostituite da ossessive, orwelliane “democrature” di chiaro stampo fascista e come tali, sempre molto popolari tra il popolo in sbornia barabbesca, e l’aria che girava nel ’68 e dintorni, che ricordo perfettamente a corollario della mia giovinezza, piena di falsi problemi, di richiami impropri al popolo che la sapeva lunga, dove anche andare in giro vestiti con eleganza era visto con sospetto palpabile.
La differenza tra le due cose, soprattutto in Italia, è che nessuno si lamenterà della prima mentre della seconda abbiamo dovuto sorbirci per anni i peana sui danni fatti sia durante che dopo la sua dipartita.
Ho finito di leggere un libro che, tra molti, mi sembra sia un baedeker fondamentale per leggere con correttezza e visione storica questo tragico momento : Yascha Mounk – Popolo Vs. Democrazia.
Avete letto bene : spesso il popolo è in contrapposizione alla democrazia.
Al dunque cosa scegliereste?
Provate a pensare ad un popolo che legittimamente esprime un parere favorevole ad Hitler e appoggia convinto, in uno sciamare di sondaggi, l’eliminazione di minoranze etniche, di media non compiacenti, della stessa sostanza della opposizione.
Sta succedendo, in forme diverse, anche adesso in Polonia ed Ungheria, ad esempio.
Provate a pensare ai vari populismi che stanno infettando come un cancro l’Occidente intero.
Addio limiti della Costituzione, addio organismi terzi, addio Parlamento.
Se non sei votato non puoi parlare, secondo la vulgata dei dementi che sono al governo dell’Italia in questo momento e che sono estremamente, scusate il doppio senso, popolari.
Se trovo i media in piazza tendo ad aggredirli, modello Italia e Francia, perché osano esprimere pareri discordanti e quindi, automaticamente, sono comprati e in malafede.
Per fortuna che esiste la rete, così calda e accogliente, dove qualsiasi bestialità a me cara può trovare accoglienza.
Ho persone che conosco, anche apparentemente intelligenti, che rispondono ad argomentazioni di economisti competenti che dicono cose palesemente di buonsenso e in buona fede con video di scappati di casa tratti da qualche blog oscuro complottista.
Quando la realtà non piace, magari anche per qualche buon motivo, tendo a cambiarla, manipolarla.
Il primato della percezione sulla realtà, come la questione migranti insegna con evidenza.
Questo è il tratto distintivo dell’irrazionalismo di sempre, trainato spesso dalle religioni cà va sans dire e dalla loro intrinseca aggressiva e intollerante irrazionalità, ma questo è anche il marchio di una gioventù che ormai a forza di narrazioni alternative, virtualità ed amoralità crescenti, è pronta a buttarsi nelle fauci del demagogo destrorso di turno.
La saldatura è avvenuta : vecchi nostalgici di un passato che non potrà mai tornare, spaventati dal nuovo mondo e giovani ignoranti, cerebrodiretti da algoritmi di cui ignorano i fondamentali.
Pensate ai gilets jaunes in Francia.
Una frittura mista di una minoranza di estremisti, di destra e di sinistra, ma soprattutto di destra, che vuole tutto e il contrario di tutto e nel mentre che attende distrugge vetrine facendo anche una simpatica direttina sui socials.
In una fotocopia dei riots anarchici di Londra 2011, dove la politica era la patina per poi rubarsi l’Iphone di turno.
Sono gli stessi che per anni hanno inneggiato alle rivolte delle banlieues e dei neri cattivi.
Che in realtà stanno tranquilli.
Mi sono guardato ore di diretta da Parigi su Bfm, mi sono letto nei dettagli le rivendicazioni.
Su 40-50 punti, 2-3 sono opinabili e sensati, gran parte è fuffa utopica o ignorante, il resto è irrilevante.
Soprattutto quello che colpisce è l’estrema contraddittorietà di gran parte degli assunti, come se la realtà, la logica e il mondo concreto non esistessero.
Macron trattato come un mostro di ultimo livello, del tutto virtuale, capro espiatorio di tutto, senza nessuna riflessione sociale, economica sensata, credibile.
Macron, come gran parte dei suoi colleghi europei pensanti, oltre a scontare l’aura elitaria e di competenza che oggi sono la giacca e cravatta nel comunismo reale del ’68 (fuffa idiotica, quindi), sta cercando di snellire lo stato e ridurre l’impatto devastante che 50 anni di welfare assurdo ed esagerato hanno avuto sulla sostenibilità tecnica di una nazione.
In Francia la tassazione è altina, meno che in Italia ma comunque importante, la presenza dello stato pure, ma almeno la qualità dei servizi e l’efficienza resistono.
Nonostante questo, con la scusa di una tassazione peraltro sensata sui carburanti fossili, si chiede più libertà dallo stato mentre contemporaneamente si chiede assistenzialismo a go go addirittura in aumento.
Sento echi di grillismo evidenti.
Ossia lo Stato è cattivo, noi non abbiamo obblighi di nessun tipo, il passato è solo ed integralmente marcio (sciocchezza qualunquistica che non merita nessun commento) ma, udite udite, il vitalizio lo pretendo e mi dovete tenere tutto in essere, pensioni, sanità al 100%, tutto, anzi, aumentato.
Al netto di certo movimentismo francese che è un dato storico, è il primato delle gambe e dell’urlo sul cervello.
Nel frattempo però aggredisco poliziotti, media, vetrine.
Dimenticandoci del 90% della società francese che, magari, non gradisce e non rientra nella comoda contrapposizione tattica popolo-élites che è funzionale ai demagoghi di nuova generazione, tutto chiacchiere e Facebook.
Tipo quelli italioti, quotati al 17%, che, dopo un ribaltone tattico e una unione velenosa con chi insultavano fino ad un minuto prima, straparlano di voce del popolo.
Tassando, tra le varie scempiaggini criminali, il terzo settore e le rimesse finanziarie degli stranieri, non investendo che pochi spiccioli nella crescita e dando mance elettorali a piovere col resto.
Raccontando, nel frattempo, il contrario.
Pura ideologia.
I media italiani che come unico difetto hanno una certa facile acquiescenza a QUALSIASI potere già sono in brodo di giuggiole per la voce del popolo ritrovata, riecheggiano stantii e sinistri nazionalismi che pensavamo allegramente perduti, cadono nel facile giochino e parlano male di qualsiasi potere che additano come “elitario”, sono già entrati nella falsa narrativa riscontrata già nella rivoluzione di fine anni sessanta che, perlomeno, come unico esito positivo ebbe una radicale e sostanziale entrata nel mondo moderno dei diritti di libertà personali maggiori all’interno di uno scenario (lì realmente ingessato) di poteri forti politici e religiosi, come sempre uniti allo stesso banchetto.
Di fronte quindi ad un governo mentitore, scellerato, spregiudicatamente virtuale ed elettoralistico, totalmente lontano dalle issues reali del paese reale e dei suoi problemi enormi, economici, culturali, di coesione internazionale, abbiamo già lo stuolo di lacchè bello pronto.
Altro che potere al popolo e media cattivi.
Non so dove porterà questa deriva di demenzialità ideologica e retrograda.
So che ha già fatto parecchi danni a tutti i livelli in tutto l’Occidente e i danni maggiori, come sempre, sono quelli immateriali, quelli che attengono alla cultura di riferimento, ai luoghi comuni che si stampano nella mente delle persone di debole tenuta.
Alla vigilia delle Europee che, contrariamente alla vulgata comune, potrebbero essere meno rivoluzionarie del previsto, dati alla mano e con un pò di fortuna che soffia alle spalle di un continente già martoriato da storie che non ha capito, il bivio è chiaro.
Da una parte l’evoluzione delle democrazie liberali nel mondo globalizzato e quindi, per stare a noi, un’Europa riformata, aperta, che guarda avanti.
Dall’altra parte, semplicemente, l’ultima retromarcia verso la fine.

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