The shape of nothing

Raramente nella mia lunga vita e carriera di guardone cinefilo mi è capitato di trovarmi di fronte ad un film più irritante, mediocre, mal pensato e sopravvalutato di “The shape of water”, vincitore, se ci credete, di vari premi tra cui vari Oscar nelle categorie principali.
Se da una parte il cinema italiano è da sempre il ricettacolo di un cinemino mediocre e autoriferito grazie a difetti storici che, secondo la logica del paesello, non vengono mai davvero superati, il cinema americano invece, come tutti sappiamo, ha davvero alle spalle una storia anche gloriosa e un ruolo determinante, tecnico ed artistico, per lo sviluppo della settima arte, nel suo secolo e poco più di vita.
Ciò non toglie che spesso e volentieri il gusto medio americano e di conseguenza anche l’outcome dei premi maggiori abbia rilevato clinicamente l’anima sempliciotta, tagliata con l’accetta e sostanzialmente formulaica dell’americano medio.
Ma se andiamo a vedere albi d’oro, film, generi e attori dagli anni quaranta fino agli anni 90 è incontestabile che gli States abbiano scritto grandi pagine della storia del cinema nonostante imperdonabili colpe come quelle di aver lasciato, ad esempio, due giganti fondativi come Hitchcock e Kubrick fuori dai giochi dei premi e delle celebrazioni per decenni.
Nei generi, e mi viene in mente soprattutto la commedia, oggi ridotta al lumicino o al miserrimo, l’America ha sempre creato prodotti buoni e spesso memorabili, trainanti per il resto del mondo.
Oggi le serie sono l’ultima Thule del residuale talento americano ma in generale l’idea che traspare sempre più nettamente è quella di un declino e di uno sbaraccamento epocali, con l’Europa che ha ripreso saldamente in mano la fiaccola della cultura occidentale nel mercato mondiale (pensate a una serie magistrale e magnifica come Le Bureau des légendes che ha umiliato gli americani perfino sul loro stesso terreno).
Au contraire questo film di rara bruttezza, pieno della insopportabile e finta retorica superficiale dei tempi, dove ad esempio viene chiamato poetico quello che è talmente cheesy e banale da significare un insulto ai pensanti, con dialoghi e sceneggiatura sciatti, francamente imbarazzanti e involontariamente comici, ricco di volgarità e violenza gratuite, secondo il costume di un tempo minorato, che negli anni 50 e 60 sarebbe stato relegato al ruolo di squallido film di serie Z, oggi si eleva al livello di un Oscar semplicemente scandaloso.
Se poi pensiamo che pur nella mediocrità dei tempi altri candidati erano : Call me by your name (capolavoro, ma film quasi nouvelle vague, davvero troppo europeo per i palati grossier oltreoceano), Dunkirk (grandissimo film di uno dei pochi veri talenti paragonabili ai grandi registi popolari di una volta, Christopher Nolan) , The darkest hour (ottimo film di genere)…premiare questa triste, fintissima, idiotica baracconata da quattro soldi fa veramente pensare.
Ho provato sincera pena per gli ottimi attori coinvolti in questo bomb monumentale, omaggio al cheap e alla rimasticatura pessima, ignorante, di antichi temi, che è il cancro artistico di questa epoca, inspiegabilmente assurto a trionfi che neanche lontanamente meritava.
Se posso, cerco di evitare il lamento del canuto sulla bellezza dei tempi andati ma quando vedo provocazioni come queste metto mano alla fondina.
Così penso anche a John Ford e a cosa era il cinema popolare americano di una volta.

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One thought on “The shape of nothing

  1. Film sciattamente fumettistico, che ambisce alla fiaba scimmiottando altro, con una sceneggiatura che non fa nulla per elevarsi, scavando nella banalità con dialoghi sciatti e irritanti. Per trovarci qualcosa di poetico bisogna avere una sensibilità che non scende oltre la superficie e al contempo coltivare in superficie del gran cattivo gusto.

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