Time flies

Passeggiare su un lungomare quasi in tempesta dopo una giornata di sole glorioso.
Questa è l’Inghilterra che ricordavo.
“Unmistakable”, come dicono da queste parti.
Risciacquare la mente nel Tamigi è una abitudine annuale, dopo anni e anni di permanenza ai tempi della mia prima vita.
Solo pochi giorni fa ero a Brighton, una specie di Inghilterra in miniatura, l’Inghilterra dei seasiders, dei fish and chips, del “canale” che muggisce a giorni alterni.
Ricordi della mia felice gioventù in questa parte di mondo.
Nella testa questi versi :

Here by the sea and sand
Nothing ever goes as planned
I just couldn’t face going home
It was just a drag on my own
They finally threw me out
My mom got drunk on stout
My dad couldn’t stand on two feet
As he lectured about morality
Now I guess the family’s complete
With me hanging ’round on the street
Or here on the beach

nati dal genio di Townshend.
Quadrophenia, i mods, tutto qui…in the rock, la pietra di Brighton e la musica, come nel romanzo di Greene.
Il rapporto con il pop rock, così come con il teatro, davvero è qui solido come una roccia, anche adesso resiste meglio del resto del mondo al tumore del declino inesorabile della musica.
E anche del teatro, che è meno evidente visto che è permesso vivere nella perenne giada del passato senza che nessuno se ne accorga.
Ho visto i Tears for Fears a Brighton, la sera di questa giornata uggiosa e tempestosa.
E sono ancora adesso uno dei casi di conservazione migliori del pop rock di qualità degli ultimi anni.
Forse il decennio di interruzione di incisioni e di rapporti tra i due membri (Orzabal-Smith) li ha come preservati.
A proposito di giada.
Sembrano quasi un gruppo nuovo, in un mondo migliore di questo dove potrebbero ancora nascere bands meravigliose come questa.
Si sono tolti la patina adolescenziale sofferta che era il loro marchio di fabbrica iniziale e sono diventati un gruppo di una potenza, di una precisione, di una classe davvero fuori dal tempo.
Rischia di essere uno dei migliori concerti della mia vita : e ne ho visto davvero un numero enorme, soprattutto qui, nella ex Gran Bretagna.
“Come Brexit or come shine” lo stile di questo paese resta sempre di un livello agilmente superiore alla media dell’Europa mediterranea più profonda.
Pragmatismo, liberalismo naturale, tolleranza, piccole abitudini meravigliose, la sublime eccentricità (vedere il Royal Pavilion di Brighton per credere), una lingua che è quella del mondo.
La BBC snocciola preoccupata i dati del declino imminente e che è già in realtà partito da mesi.
Anche qui una minoranza biliosa, perdente, disinformata, di basso livello, vorrebbe inceppare il futuro.
La vedo una operazione destinata ad un fragoroso insuccesso ma nel frattempo si soffre ovunque.
All’interno di una tenaglia di estremismi solo apparentemente contrapposti.
Qui in nome di una antica grandezza imperiale che perlomeno è un dato reale e non è lo scenario di cartapesta dei buoni a nulla capaci di tutto che infestano per l’ennesima volta il triste paese dal quale provengo.
Anche qui la menzogna, la propaganda, l’invenzione frustrata di realtà alternative sembrano avere una immeritata fortuna ma, mi sembra, con meno orrendo fragore che in Italia.
Esistono giornalisti ancorati alla realtà ed esiste una capitale immensa, decisiva, che ha votato in massa per il futuro e la realtà.
Industria automobilistica e finanziaria sono già decimate come in una guerra.
A Sunderland la Nissan aveva avvisato i lavoratori che in caso di Brexit sarebbe stata costretta per ovvi motivi di supply chain integrate ad andarsene dall’UK con conseguenze immediate per migliaia di lavoratori.
Ciononostante ha vinto il “Leave” tra lo sconcerto di tutta la parte pensante del Regno Unito.
E la Nissan se ne sta andando.
I sondaggi disegnano un paese spaccato ma che ha capito l’enorme sbaglio e oggi un secondo referendum sembrerebbe vinto dai pensanti quasi sicuramente e di slancio.
Ma la storia sembra ogni tanto prendere giri tortuosi per svilupparsi.
Ora è il tempo dell’oclocrazia, della confusione, dei fenomeni da baraccone.
Passerà, forse non ci sarò alla fine del ciclo, ma passerà.
Intanto sono qui.
Acustica meravigliosa, esperienza teatrale, file ordinate, servizi da teatro di primo livello.
Dopo anni di Inghilterra mi è ormai difficile andare ad un concerto o a teatro altrove.
Il talento, come sempre, non manca.
La musica è sublime, suonata e arrangiata con dettagli nirvanici.
Pezzi che farebbero la fortuna di chiunque, anche da soli, pezzi pop rock perfetti come “Head over heels” e mille altri vengono snocciolati con la sicurezza dei fuoriclasse.
Il light show e i visuals sono da antologia nella loro elegante sobrietà.
Serata perfetta.
Quasi una capsula del tempo prima dell’oblio e della fine.
Della musica.
Ma lo dico così, senza compiacimento ossianico.
Come nei gazebo dei parchi della capitale e le loro scritte elegantemente “ammonitrici” sullo scorrere del tempo.
Qui ancora tutto è possibile.
E domani un treno per Londra, come sempre.

I wanted to be with you alone
And talk about the weather
But traditions I can trace against the child in your face
Won’t escape my attention
You keep your distance with a system of touch
And gentle persuasion
I’m lost in admiration, could I need you this much?
Oh, you’re wasting my time
You’re just, just, just wasting time
Something happens and I’m head over heels
I never find out till I’m head over heels
Something happens and I’m head over heels
Ah, don’t take my heart, don’t break my heart
Don’t, don’t, don’t throw it away
Throw it away
Throw it away
I made a fire and watching it burn
Thought of your future
With one foot in the past, now, just how long will it last?
No, no, no, have you no ambition?
My mother and my brothers used to breathe in clean in air
And dreaming I’m a doctor
It’s hard to be a man when there’s a gun in your hand
Oh, I feel so
Something happens and I’m head over heels
I never find out till I’m head over heels
Something happens and I’m head over heels
Ah, don’t take my heart, don’t break my heart
Don’t, don’t, don’t throw it away
And this my four-leaf clover
I’m on the line, one open mind
This is my four-leaf clover
in my head, my mind’s eye
(La, la, la, la, la) one little boy, wandering by
(La, la, la, la, la, la, la, la, la, la) funny how
Time flies

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