Fine dei giochi?

A pochi giorni dalle elezioni europee, spiace deludere le molte attese di “rinnovamento” (vedi alla voce : arretramento, controriforma) che vengono dal nuovo establishment che questo buffo paese si è dato.
Salvo grandi sorprese e pur concedendo quello iato tra sondaggi e realtà che sempre più si allarga al crescere di voti improbabili di cui gli stessi votanti si vergognano alla luce di un sondaggio, sembrerebbe che l’impatto della comunità di pericolosi clowns che in tutta Europa cerca svolte autoritarie, sovraniste, retrograde debba segnare il passo.
L’Italia vive in una bolla mediatica, informativa, culturale tutta sua da anni rispetto all’Europa civile e certamente questo “frame of mind” associato alla martellante propaganda governativa tenderà a mascherare l’impatto minimo del cambiamento ma la sostanza sarà che le carte saranno date da altri.
In Europa infatti abbiamo allo stato attuale una conoscenza effettiva dell’economia e delle dinamiche europee, una riduzione all’angolo delle frange estreme, imbarazzanti perfino al di là delle spicciole convenienze politiche : vedi conventio ad excludendum applicata ai Le Pen da sempre in Francia, vedi riduzione in termini fisiologici della frangia nazista in Germania (paese che a differenza dell’Italia ha fatto conti veri con l’oscuro passato prossimo).
In Inghilterra, oltre al fatto della transitorietà della presenza in parlamento della compagine che uscirà dalle urne, viviamo il momento massimo di follia e scollamento dovuto alla ferale decisione di Cameron (dettata da dinamiche partitiche interne, a perenne monito dei meccanismi perversi del partitismo), allo spostamento a destra della parte peggiore dei conservatori, alle letali indecisioni del vecchio socialista Corbyn, alla polarizzazione dei “deplorables” sotto le grottesche insegne del Brexit party.
Nei paesi dell’Est europeo, scarsamente assuefatti alle democrazie liberali vere e in chiara nostalgia ipercattolica delle antiche satrapie pre e post sovietiche, stanno i modelli italioti del momento, contribuendo al meritato isolamento e relativo cordone sanitario, complici le contraddizioni interne di un gruppo di isterici “prima-segue nazione” che ovviamente, secondo questa logica, vanno verso il conflitto permanente.
Tradotto in termini pratici si va verso un 70-30, forse un 60-40 che ovviamente non permette di rilassarsi di fronte al pericolo mortale di questa revanche biliosa iper ideologica e antica, basata su presupposti falsi e visioni alternative, narrazioni grottesche che fanno pensare davvero alla circonvenzione di incapaci se non alla vera e propria follia esistenziale.
L’Italia, cà va sans dire, sarà in prima fila nel raglio e verrà piano piano, questo è l’auspicio, ammansita con l’unica parola definitiva che si impone, oltre ogni narrazione e magari dopo molti sconquassi : la realtà, soprattutto economica.
Certo, oggi lo scenario è desolante e l’indice della decadenza estrema di questo paese a tutti i livelli, è constatare che l’intero arco costituzionale con rare eccezioni e il comune sentire del popolino declinano la stessa falsa canzone, basata su vittimismo atavico, antiliberalismo, curiose concezioni di democrazia, statalismo endemico e, direi, della mente.
Più stato, più deficit, più paranoia verso i vicini (soprattutto i francesi, eterni rivali).
La struttura dello Stato, la stessa mentalità della burocrazia a tutti i livelli e in tutte le istituzioni, la concezione e il costo di tutto questo andrebbero affrontati con risoluta spietatezza senza nessuna preoccupazione elettorale e, certamente, andando contro l’opinione pubblica e gli interessi delle mille camarille, ad esempio sfoltendo in maniera drastica la spesa pubblica, modernizzando e semplificando tutti gli snodi, alzando in maniera importante la percentuale dei “contributori” di sistema che oggi sono perseguitati fiscalmente in maniera proporzionale al loro esiguo numero.
Vastissimo programma che realisticamente solo una Europa davvero unita e molto più libera di adesso (al di là delle fantasiose narrazioni sovietiche che il mondo sovranista oggi racconta con sprezzo del ridicolo) può seriamente sanare.
La storia si ripete e, come dice il detto, in burletta.
La perfida Albione ha preso altri sembianti ma la crisi economica, che ha radici soprattutto interne nei suoi numeri e nella sua continuità che viene da lontano, ha fatto togliere la maschera, l’ultima, a quello che molti ingenui provincialotti si ostinavano a credere il miglior paese del mondo, il belpaese della brava gente, quello che ha mille risorse (spesso illegali) e mille qualità.
L’accanimento contro il capro espiatorio del migrante rappresenta la parte più squallida del degrado mentale italico ma ne è solo una parte.
Gli ultimi vent’anni avevano già messo in luce con chiarezza il meccanismo fantasmatico delle creazione di falsi nemici (i comunisti, ad esempio) ai fini del controllo interno di una massa di illusi rabbiosi ancora persi nelle nebbie degli anni trenta e che hanno sempre un buon motivo per buttarsi a destra, mai per informarsi e guardare i numeri.
A vedere meglio, come diceva quel tale, conoscendo bene la storia d’Italia e degli italiani, il Rinascimento stesso appare sempre di più una botta di fortuna.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.