Quarantena

Leggere o vedere i commenti alle elezioni europee, come in generale a qualsiasi elezione, in Italia è esercizio sempre a metà tra il divertente e il frustrante.
Come è noto, gran parte del declino infinito italiano, del vero e proprio degrado socio-culturale, è legato ad una subcultura provinciale e meschina che prospera soltanto su questi lidi e che si nutre di alcuni presidi automatici che non cambiano mai.
Uno di questi è sicuramente il sistema dei media, causa ed effetto allo stesso tempo, talmente ripiegato su sè stesso e incline al sudditismo da nuovo padrone che finisce, inesorabilmente, per credere alle proprie balle ideologiche o, peggio, ragionare in maniera automatica su luoghi comuni che diventano velocemente dati di fatto non discutibili.
Io li chiamo “pensoidi”, in parallelo ai “fattoidi”.
Se parli con l’italiano medio ti accorgi che la tragica mancanza di profondità intellettuale (in senso tecnico) e l’ignoranza atavica da gregge in movimento sono nutrite in gran parte da un ambiente mediatico ed informativo che privilegia la visione interna, il gioco continuo e gattopardesco al rimasticamento di antichi nonsense, la spaventosa mancanza di visione dall’alto, dall’esterno e di ogni tipo di spirito critico reale da cittadino.
Il ventennio berlusconiano in questo senso è stato solamente l’update di questa inclinazione e l’aggiunta di un di più squallido da “drive-in” populista che sono state l’incubazione perfetta per questa stagione, dove la disillusione rispetto alle false premesse e promesse, mista alla rabbia per le difficoltà economiche e i cambiamenti di scenario globale (il mondo, a differenza nostra, va avanti) hanno tolto ogni residuo dubbio agli ingenui riguardo alla vera natura di questo popolo di frustrati e rancorosi ignoranti.
Il risultato è che intere pagine sono dedicate al trionfo di Salvini ma pochissime sono dedicate al vero nocciolo della questione, ossia il riassetto europeo post-elezioni.
Che ovviamente racconta cose molto diverse, direi abbastanza in linea con il mio precedente post che era stato facile profeta.
Velocemente alcune notazioni.
In generale non è cambiato molto.
La stragrande maggioranza del parlamento europeo (dove sono gli aedi della mancanza di democrazia in Europa?) è filo europeista (e ci mancherebbe) ed è l’espressione delle due grandi famiglie politiche continentali (Popolari e Socialisti) più l’aggiunta di new entries come i Verdi, espressione sicuramente giovanile e in grande crescita, e i liberali.
Da liberale convinto non può che farmi piacere, così come l’avanzata dei Verdi, talvolta clamorosa come in Germania, la crescita effettiva di un pensiero liberale convinto.
In netta minoranza nazionalisti isterici, sovranisti, nemici dell’Europa e bestiario vario assortito.
Punto.
Conseguenza politica per l’Italia : isolamento e quarantena assoluti.
Con buona pace dello storytelling leghista del “battere i pugni” e del “ribaltone” che per mesi è stato bevuto acriticamente perfino da chi non votava a destra e che, semplicemente, non era nelle cose, come i sondaggi spiegavano abbondantemente.
Il solito problema dell’Italia : esiste un mondo là fuori…e per fortuna, aggiungerei.
Se non esistessero Europa, Nato e altre cose serie, saremmo ancora al balcone, al guru di turno, al deficit spending statalista incontrollato e a mille altre piacevolezze d’antan.
In Francia “much ado about nothing” : il lepenismo, come già successo altre volte (ah, la memoria), vince di misura sulle forze civili.
A differenza che l’Italia, patria primaria di sovranismi e fascismi assortiti, il sistema rifiuta certe derive e non ne trae vantaggio politico anche quando conviene.
Il popolo, a differenza dell’Italia perennemente postfascista e contrariamente alla vulgata comune e alle escandescenze di qualche migliaio di gilets jaunes (tanto rumore per nulla), è in gran parte composto da una opinione pubblica sana, ben informata, di borghesia avanzata e moderna.
Quindi, a parte gli ovvi strepiti autoritari di ritorno al proporzionale e nuove elezioni (vedi RN in questi giorni), il tumore è sotto chemioterapia da sempre, viene regolarmente battuto nelle presidenziali e nei ballottaggi (basta saper contare), ridotto al rango che merita di congrua minoranza chiassosa e spesso imbarazzante.
In Germania, in Olanda, in quasi tutta l’Europa che conta le frange estreme, tra cui anche quelle di sinistra guarda caso riemergenti (l’ultimo festival delle ideologie del Novecento), sono ridotte al recinto del 10% quando va male.
In Inghilterra si gioca una partita diversa dalle altre perché siamo in piena tormenta Brexit.
A livello proporzionale vince il Brexit Party ma anche qui, quando si conta bene, si vede benissimo che oggi un referendum n. 2 porterebbe alla vittoria del Remain.
In un paese naturalmente liberale, che l’ha letteralmente inventato e praticato per primo in Europa, il rinascente partito LD spopola, con prevalenza ovviamente nelle parti del paese più avanzate e colte (Londra in primis).
Così come i partiti nazionalisti scozzesi ed irlandesi, futura promessa di sfaldamento del Regno Unito, uno dei tanti regali di quella follia demenziale.
Anche qui, come in tutta Europa, la vera novità è il nuovo movimento verde, in gran parte giovanile, che ha già risultati numerici in doppia cifra.
Arriviamo ai casi umani.
Con l’eccezione di qualche paese dell’est europeo mai veramente democratico e preda di antiche passioni religiose, l’Italia è l’unico paese dove il sovranismo retrogrado e ipocritamente baciapile, sedicente furbo e ribaldo, domina sia la mentalità corrente, sia il voto, sia il grottesco sistema dei media.
A differenza che in altri paesi dove il passaggio generazionale fa ben sperare (da antiche menate nazionalistiche venate di razzismo e di odio del diverso si passerebbe ad un voto sostanzialmente ambientalista), qui la gioventù, notoriamente di basso livello culturale come anche l’OCSE ha dimostrato più volte, tende a riverniciare antiche scemenze dei padri e quindi appoggia la destra estrema ormai sdoganata oppure l’ondivago nulla pseudo statalista del M5S, perfetto riflesso e risultato di una popolazione di giovanotti mediamente ignoranti e senza competenze né profondità.
Non casualmente infatti l’Italia è l’unico grande paese europeo dove i movimenti “Green” restano irrilevanti e dove la scelta politica sembra essere solo tra diversi tipi di destre.
Per pura propaganda, mentendo sapendo di mentire, i demagoghi di turno hanno raccontato mille favolette a questo sciagurato popolino.
La favoletta dell’Europa cattiva, dell’invasione degli immigrati, delle tragedie del liberismo nel paese più statalista del mondo, delle meraviglie del deficit spending e del debito eterno.
Tra le tante anche quella del cambio di regime in Europa.
In effetti per qualche minuto si è avuto paura che invece che far entrare finalmente l’Italia nel novero dei paesi dell’Europa civile, fosse l’Italia ad infettare con la sua mentalità e le sue tendenze sudamericane il resto del continente.
Nella realtà prepariamoci a contare ancora meno, ad essere messi sotto quarantena ed isolamento, culturalmente ad essere giustamente compatiti per quel misto di disinformazione, tendenze autoritarie, refrattarietà ai diritti civili e profluvio di antiintellettualismo, antiscientismo con corollario inevitabile di madonnine piangenti e rosari che sembravano finalmente scomparire dagli orizzonti nazionali e che neanche la DC degli anni ’50 osava mettere in campo.
Dal punto di vista economico prevedo momenti bui dove la tentazione sarà quella dell'”oro alla patria” di antica memoria, sulla base di un plebiscito mai veramente dato (basta guardare i numeri) e per cercare l’ultimo trucco sui conti prima della resa alla realtà.
Prepariamoci quindi a gestire i frustrati delusi del nuovo ventennio, dopo quelli dei due ultimi già avvenuti.
Che fatica vivere in questa parte di Europa.
Probabilmente questa è la sensazione che deve provare un newyorkese in temporanea trasferta di lavoro in Wyoming.

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