Disappear

La scomparsa di Eleanor Rigby (The Disappearance of Eleanor Rigby), è un film che sarebbe utile non lasciarsi sfuggire.
Nel deserto di proposte del cinema americano, quello vero, ormai confinato a qualche pellicola indie da Sundance (come questa) o allo splendore patinato di alcune serie, questa insolita trilogia dal curioso titolo rappresenta un bicchiere di acqua fresca.
Intanto è curiosa la scelta di fare due film distinti (“Him”, “Her”) mettendo in scena, teatralmente, i due punti di vista all’interno di una coppia in disfacimento.
Il terzo film della trilogia, il meno interessante, è quello presentato successivamente (“Them”) ed è un montaggio completo di scene già viste nei primi due ma organizzate come un final take per chi non avesse visto le due parti.
Ned Benson, l’uomo dietro questo piccolo gioiello, è uomo di teatro, per il quale scrive tuttora (“Remission”) e si vede.
Oggi scrive sceneggiature per film Marvel, per intenderci, e dopo questa prova filmica non si è più azzardato a fare nulla.
A dimostrazione dell’assunto iniziale.
Secondo la nota teoria, oggi ormai considerata démodé, avere buoni attori e un buon script sono essenziali per la riuscita di un film.
Qui entrambi i parametri vengono rispettati.
In scena giganteggiano due tra i pochi attori di livello delle ultime generazioni : Jessica Chastain (qui al top di carriera, imho) e James Mc Avoy.
Significativamente e apparentemente Benson e la Chastain ebbero una relazione, finita qualche tempo prima della produzione del film.
Tutto parte dalla scomparsa di lei, da una tragedia che ha scavato la vita di due persone che si vogliono bene, dai meandri complicati e inspiegabili che la vita ci riserva di esplorare e ben rappresentato dalla faccia spesso corrucciata e smarrita di lui.
Attori di contorno fenomenali, tra cui due autentiche star come William Hurt e Isabelle Huppert (i genitori di lei) che dipingono il ritratto sottile di una borghesia di qualità, elegantemente distratta ma riflessiva.
Non manca la battuta sui Beatles vista la curiosità del nome di lei, omaggio affettuoso di una coppia di genitori intellettuali, appunto.
Tutta la dolente precarietà della vita e delle persone che attraversano il nostro percorso distillata in due piccoli, grandi film.
Ovviamente presentato a “Un Certain Regard” a Cannes nel 2013 e con ottima accoglienza, cà va sans dire.
E con un finale, una fine che in fondo non è veramente una fine.

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