Il ristorante

La nostra vita è intessuta di piccoli gesti e spesso, anche inconsapevolmente, di gesti rassicuranti e autorassicuranti, quasi apotropaici, oppure di gesti fisici di vicinanza, affetto, tra i quali il più potente mi è sempre sembrato l’abbraccio.
Non a caso ai migliori amici, con l’età che passa, si riserva la chiusura finale : un abbraccio, ti abbraccio.
La Chiesa, come tutte le chiese grande maestra di marketing, conosce la potenza dei gesti e dei simboli e ne ha fatto un largo uso durante la sua esistenza, sia per legare a sè gli adepti che per attirare le folle e condizionarle.
Spesso usati in forma volutamente intimidente, sacrale, talvolta usati in forma amichevole.
In questo senso lo “scambiamoci un segno di pace” espresso normalmente con una stretta di mano manca un pò il colpo, dal punto di vista comunicativo, perché si esprime con la stretta di mano che oggi, oltre che uscita di moda (sostituita dall’orrendo nuovo modo di intrecciare i palmi che fa il paio con la proliferazione di tatuaggi e piercing per definire la tristezza e la profonda volgarità del mondo moderno), è in realtà solo la gestualità del rapporto d’affari.
Il segno della croce, invece, come molti analoghi gesti-mantra presenti in altre religioni, oltre che a definire l’identità, una delle ossessioni dei fanatici, crea la barriera noi-loro che tanti danni fa poi nella politica, nella società e nella storia.
Ma soprattutto assolve, come il rosario o altri mantra prolungati, ad una delle funzioni tipiche della religione, la funzione ansiolitica, rassicurante.
Le religioni orientali, decisamente più oneste nella loro autodefinizione, non fanno misteri su questa realtà, preferendo “stressare” la funzione pratica delle loro…pratiche, piuttosto che la definizione assoluta e assolutista della verità suprema incontrovertibile.
Cosa che invece ovviamente la religione occidentale per eccellenza, quella cristiana, mette subito in primo piano, in maniera quasi coloniale (infatti le religioni servivano anche al colonialismo in questo senso), a suggello della grandezza e simultaneamente della intrinseca debolezza del presunto pensiero forte.
Quando si frequentano fanatici cristiani la cosa che colpisce di più è la quantità di pseudo-argomenti e pseudo-fatti che vengono ossessivamente presentati per difendere dialetticamente l’indifendibile, ossia una religione, ossia una cosa che di per sè non è né logica, né razionale, né dimostrabile, né verificabile.
Una specie di contraddizione in termini che affligge solo le religioni occidentali.
Altrove, in altre culture e quindi in altre religioni, non ci si affanna a cercare la verità assoluta, fattuale, di una cosa così eterea e impalpabile, oltre che invisibile ai più, ma la si butta sulla praticità, sulla comodità esistenziale e si glissa, spesso in maniera oltraggiosa, sul discorso che dovrebbe essere quello di fondo : ma tutta questa prosopopea di eventi, precetti, indicazioni…sono tutti veri, necessari, imprenscindibili?
Esempio di pseudo argomento : ma tutti di fronte alle difficoltà, alle malattie, alla morte torniamo bambini piangenti e ci mettiamo subito a pregare.
Esatto e condivisibile : questo non dimostra nulla sul piano della verità, dimostra tutto sul piano delle necessità che l’uomo ha incorporato di avere una scialuppa di salvataggio anche temporale di fronte al dissolversi eterno di tutto.
Altro esempio : la descrizione con occhi invasati di alcuni invasati in merito alle funzioni pubbliche, a certi eventi e messe.
Quello che io chiamo “effetto Medjugorje”.
Personalmente ho sempre risposto che lo stesso occhietto felice, la stessa sensazione di essere al centro del mondo l’ho trovata anche in altri eventi.
Incontri particolarmente felici con gruppi di amici, concerti rock e altro.
Si chiama autosuggestione da compartecipazione ed è facilmente spiegabile e, in genere, non ha nessuna relazione con l’eternità.
Ossia, può dare sensazioni simili alla felicità assoluta ma è una delle tante droghe che hanno un effetto più o meno prolungato, sempre transitorio, e non spiegano nulla.
Altro e ultimo esempio di pseudo argomento, ma se ne potrebbero fare molti altri, “in qualcosa bisogna pur credere”, versione malandata dell’altra strana idea che senza una fede ideologica assoluta e trascendente non si vive bene o addirittura non si ha una vera etica.
Sorvolando sul piccolo fatterello che la vita e le persone conosciute dimostrano il contrario, in realtà del trio teologale classico, quello che permea per davvero le vite umane è la seconda, la speranza.
Tutte le vite hanno bisogno di speranza, anche minima, in qualcosa (anche solo di terreno, in genere), senza cominciano i veri guai, in particolare quando uno ha la sensazione di non avere più speranze di nessun tipo (oppure obiettivi) da perseguire.
La religione, come un ristorante, assolve ad una funzione eterna (questa sì) dell’uomo : la fame di andare oltre le proprie paure, i propri evidenti limiti.
Il gimmick che viene usato per andare oltre il salto di fede è, guarda caso, l’uso di un libro che, guarda caso, dovrebbe rivelare una rivelazione.
Poi uno legge il Vangelo e, come in tanti altri libri, trova cose interessanti, altre aberranti, ma non pensa mai, se ha un minimo di onestà intellettuale, che sia questa la chiave per definirlo diverso da molti altri libri.
Soprattutto quando, informandosi per davvero, scopre le penose diatribe umane che ci sono dietro, i rimaneggiamenti, le scelte dei testi, la verità storica e fattuale e mille altre obiezioni reali.
I fan della religione di solito, quando sono al muro, e lo sono spesso vista l’inconsistenza e la difficoltà di tenere una posizione fissa su un vetro senza scivolare, la buttano sull’esperienza personale (quindi non analizzabile by default) oppure, peggio, sul buffo concetto di fede=lotteria che è tipico del cattolicesimo più sfrenato.
La fede è un dono, è inutile anche solo cercare di analizzarla o aggrapparsi, sarà Dio a sceglierti etc etc.
Prendendo anche per vera una affermazione così curiosa, la mia risposta è sempre stata che se fosse anche vero, l’idea stessa che Dio faccia lotterie e quindi palesi ingiustizie (alcune facilmente descrivibili sulla base di persone che si conoscono realmente) porterebbe uno sano di mente a non avere in gran simpatia il capriccioso dispensatore di fortune.
Che oltretutto non gode di grande fama, meritatamente, cosa comprensibile anche solo leggendo l’Antico Testamento integralmente (cosa che ho fatto) con il suo elenco infinito di nefandezze e cose perlomeno discutibili.
Bergoglio, uno dei papi più moderni ed intelligenti mai comparsi, ha capito che l’azienda deve inventarsi qualcosa di nuovo e più efficace per stare a galla.
Anche i suoi predecessori lo intuivano ma non avevano né la forza, né la statura intellettuale, né la vera libertà per poter agire al di fuori degli schemi come sta cercando di fare quest’ultimo CEO di fronte al dilagare di un mondo che sembra sempre più voler ignorare cosa dice il Vaticano.
Ecco quindi l’arma davvero efficace : l’ecumenismo vero.
Ossia l’accettazione finalmente esplicita di quanto noi contestatori dicevamo da tempo : basta l’opzione etnico/culturale per sgonfiare la grottesca presunzione di verità di qualsiasi religione.
Quindi se si superano perlomeno gli steccati ideologici, culturali, aziendali e si propugna l’idea che Dio è uno solo ma lo si declina in forme diverse (MOLTO diverse), la gente intanto tornerà a riempire la versione local del marchio unico.
La gente si dimenticherà che tutti hanno probabilmente torto, ma accetterà l’idea rassicurante che intanto Dio esiste.
Perchè in fondo sempre lì andiamo : la gente ha bisogno dello xanax, così come del cibo e queste due aziende non moriranno mai, curioso epilogo per imprese che hanno come scopo di farti superare proprio il problema della morte.

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Cose di famiglia

Mentre seguivo molto distrattamente (oh yes) l’ennesimo buffonesco raduno di Roma chiamato quasi ironicamente “Family Day”, frequentato da pseudo politici che in qualsiasi paese sarebbero in un angolo derisi e insultati a giorni alterni e che, da soli, fanno capire il livello delle idee di quella piazzetta, mi sono visto una intervista con Isabella Rossellini, expat di lusso a NYC, che raccontava il suo stupore da cittadina del mondo quando, dopo l’adozione di suo figlio da madre single le veniva negata qualsiasi legalità nel suo paese d’origine.
Lo diceva con amarezza mista a sorpresa, quell’espressione che hanno gli stranieri quando racconti loro l’inferno fiscale-politico-burocratico-subculturale che loro pensano sia semplicemente il paese della “grande bellezza”.
Dopo anni di battaglie legali alla fine Isabella ha ottenuto quanto dovuto ma non ha potuto fare a meno di notare l’antiquata morta gora che è sempre più l’Italietta.
Un paese che non ha mai fatto le rivoluzioni per quelle che sarebbero state motivazioni eccellenti e straordinarie rispetto al resto del’Occidente, ma in compenso scende in piazza e parla per giorni di un ritrovo che definire reazionario e fuori tempo e fuori logica equivale perfino a nobilitarlo.
Questo è il paese delle continue controrivoluzioni, totalmente e acidamente refrattario alla libertà e alla modernità, dove viene ritenuto sensato scendere in piazza per impedire libertà civili altrui.
Recentemente ho rivisto uno dei gioielli di quel gran genio iconoclasta che è Ricky Gervais : “The invention of lying”, una parabola acutissima sul ruolo della menzogna, un racconto straordinario di una finta società dove tutti dicono la verità sempre fino al momento in cui il protagonista, per uno scarto di fantasia, capisce che dicendo cose non vere la vita viene agevolata e risolta e lui stesso svolta definitivamente su tutti i piani.
Il film è divertente fino al delirio ma la seconda parte è ancora meglio : velocemente l’invenzione della menzogna porta alla creazione della religione.
In una sequenza straordinaria di scene memorabili il nostro ometto insignificante e “loser” nell’animo scopre che mentire alla madre in punto di morte sul futuro dopo la morte non solo risulta una vera manna psicologica per la mamma stessa ma lo pone subito alla ribalta mondiale come “conoscitore” dell’aldilà, interprete in questo caso quasi controvoglia di una serie di “verità” consolatorie, da wishful thinking applicato.
Parabola perfetta sul ruolo della religione nella vita degli uomini.
Ma questa è la “pars construens”.
La “pars destruens” è che la pretesa ridicola di avere la verità assoluta, definitiva, in tasca, genera facilmente i mostri che vediamo spesso su varie ribalte.
Fa tenerezza vedere l’Occidente “religioso” strepitare contro la possibilità, ancorché remota, che la cultura islamista voglia imporre, anche con la forza, la propria mentalità a casa nostra.
Perchè è esattamente quello che hanno sempre tentato di fare le religioni “nostrane” da noi, con violenza e pervicacia degna di miglior causa.
Tutte le religioni psicologicamente e politicamente fanno danni e tutte sono teocratiche per principio, quindi non c’è possibilità di mediazione.
Papa Bergoglio tra le tante cose per cui è odiato, è odiato anche per questo : perché ha osato dire pubblicamente che non ama la Chiesa militante e aggressiva politicamente che ha ampiamente sconfinato nel nostro paese negli ultimi cinquant’anni.
E quindi qui, invece di aggiornarsi mentalmente e finalmente riconoscere diritti pari a tutti, come peraltro la Costituzione dice da sempre, si fanno ancora battaglie ideologiche grottesche che passati i vari confini della penisola vengono viste per quello che sono : cartine di tornasole dell’arretratezza culturale di un paese ancora troppo attaccato alle sottane dei preti con relativa mentalità medievale.
Oltretutto se io fossi cattolico mi ribellerei all’idea di farmi rappresentare politicamente da certi figuri.
Ma in questo senso è noto che quella fazione è particolarmente di bocca buona : basta demonizzare gli “avversari” e magari agitare la solita parolina magica (comunista!) per far votare con allegria anche un primate qualsiasi.
Le religioni, in particolare quella cattolica, fatalmente inclini all’ipocrisia e alla doppia morale, da una parte chiedono a gran voce allo stato riconoscimenti, diritti, rispetti perfino eccessivi e fuori luogo (ai quali gli sventurati, ossia gli stati vari, hanno spesso purtroppo risposto e spesso per motivi davvero inconfessabili), chiedono quindi, dal loro punto di vista, libertà religiosa appunto (con generose prebende a latere), dall’altra però pretendono di negare perfino quelle di base a chi non la pensa come loro.
Curioso, vero?

Sacro denaro

Il documentario di John Dickie dato recentemente su “History Channel” non dice nulla di nuovo per chi, negli anni, ha voluto semplicemente guardare in faccia la realtà del Vaticano e della Chiesa senza i paraocchi di una fede intesa male, ossia come difesa dai nemici ad oltranza.
Certi giornalisti anglosassoni, con la loro “ingenuità” nativa e con la professionalità senza sconti così sconosciuta nel paese dei media servi, hanno più volte fatto inchieste sia sulla mafia, sia sulla politica nostrana, sia sulla Chiesa, ossia sulle vere troike di potenza senza controllo dalle quali bisognerebbe guardarsi, stupendosi perché cose eclatanti per chiunque si informasse un minimo non fossero aggredite dal gregge belante che sarebbe il primo, in teoria, a dover difendere la Chiesa dall’interno e dai mali evidenti che la corrodono.
In realtà solo con Bergoglio, con la consueta ipocrisia connaturata alla religione cattolica, i fedeli, soprattutto quelli più integralisti, si sono accorti che le menzogne di copertura e le cortine di fumo per anni dispensate ad arte, usando anche a sproposito la dottrina, sono apparse ormai indifendibili anche all’interno della Chiesa stessa e dei suoi vertici.
Personalmente, pur credendo nella integrità personale del nuovo papa, odiatissimo dai gruppetti di sette vincenti degli ultimi anni, integralisti, inclini al lavaggio del cervello, illiberali, affaristi, non ho molta fiducia nella capacità di rinnovarsi vera ed intellettualmente onesta della macchina vaticana e della Chiesa così come è concepita.
So che Bergoglio ha allontanato molte persone e molte ne sta convincendo facendo leva, astutamente, sul ruolo del marketing per mantenere il potere vero.
Ma dubito fortemente che sia lui, da solo, a poter cambiare nel profondo gli “animal spirits” e le logiche interne, più probabile che venga in realtà strumentalizzato dalla gran parte dell’apparato, grazie alla sua genuinità francescana e quindi al suo appeal pubblicitario di massa.
La recente uscita di Bergoglio sul veloce pontificato e sul fatto che entro 4-5 anni si farebbe da parte, oltre a codificare per sempre la logica di “cambio di amministratore delegato” che ha così scioccato gente abituata a considerare, seriamente, il Papa come messo divino inamovibile se non per morte (cosa sulla quale, soprattutto con Wojtyla malato, la retorica degli integralisti ha toccato vette di farneticazione difficilmente superabili), sembra anche rivelare, tra le righe, un uomo consapevole dei suoi limiti psicofisici e bisognoso quasi di “tranquillizzare” il mondo tutt’altro che evangelico e remissivo che lo circonda.
Il “cahiers de doléances” cattolico, peraltro, è lungo, fin dai tempi della svolta dei patti che hanno arricchito a dismisura la Chiesa, quelli firmati, cà va sans dire, con quel gentiluomo di Mussolini.
IOR, pedofilia, copertura degli scandali sessuali, generati da una dottrina demente che comprimendo la logica naturale delle cose (altro che “legge naturale”!) genera mostri, uso improprio del denaro ingenuamente portato dal gregge e non solo, spregiudicato uso delle relazioni politiche (lo scandalo dell’esenzione dall’odiosa IMU solo per lo sterminato patrimonio immobiliare della Chiesa che genera affari ovunque, soprattutto alberghieri, mettendo la cappellina a latere che giustifica l’esenzione stessa).
Guardare i bilanci numerici di tutti questi enti apre molte scenari sia sull’8×1000 che su mille altre amenità.
Ma non temete, i generatori di risposte precotte automatiche che sono i cattolici duri e puri, hanno già trovato la via giusta che è quella, piuttosto comica, dell'”uomo peccatore – istituzione salda”.
Che è come dire che dentro un postribolo si può parlare, credibilmente, di santità.
Finita l’era Bergoglio temo che la Chiesa dovrà inventarsi altro per tenere legati uomini che spesso hanno il vizio di pensare.

L’àpote n. 6

Le cronache di questi giorni confermano l’ovvietà che le religioni e le ideologie in genere fanno sempre danni.
Storicamente il sonno della ragione ha generato sempre mostri.
La rete amplifica il delirio, così come amplifica qualsiasi cosa nell’era dell’iper-informazione.
In rete trovo sempre più spesso una consonanza di amorosi sensi e di intenti tra gli integralisti religiosi ed i complottismi a ruota libera.
Mi ha sempre colpito il fatto che gente che è granitica nelle sue certezze su cose invisibili, discutibili, al minimo opinabili, comunque non conoscibili senza grosse concessioni alla “suspension of disbelief” o al “wishful thinking” che è la ragione stessa dell’elucubrazione teologica, qualsiasi essa sia, siano altrettanto sicuramente, implacabilmente certi di intere teorie dietrologiche e neghino l’evidenza, la storia, il documento.
Certezzismo e negazionismo si stringono la mano da sempre.
Alla base il rifiuto della realtà per quello che è, il tentativo disperato di manipolare la realtà per adattarla alle proprie ideologie, la violenza insita in chi nega la complessità del reale e la sua sostanziale inafferrabilità e refrattarietà all’ingabbiamento in piccole, meschine sovrastrutture mentali.
Una forma di psicosi evidente.
Oltretutto il modo con cui poi vengono propalate queste cose è sempre, inevitabilmente, non liberale.
Perfino il buon Bergoglio ha agitato pugni con chi offende, altro paladino non richiesto della “libertà d’espressione ma…”.
Ritorno al Medioevo?

Serve un medico

“La religione è un’illusione, e deriva la sua forza dal fatto che corrisponde ai nostri desideri istintuali” (Sigmund Freud).
“Se una persona vede un amico immaginario è pazzia, se mille persone credono di vedere un amico immaginario è religione”.

Rileggere Freud e in particolare l’illuminante “L’avvenire di un’illusione” è sempre positivo per mettere al loro posto le aggressive pretese delle religioni organizzate.
In quel saggio ci sono anche parti davvero definitive sia sulla dannosità dell’indottrinamento religioso precoce, che crea nevrosi e problemi infiniti tuttora, e che è, tanto per cambiare, profondamente illiberale nella sua stessa concezione, sia sulla somiglianza tra le pratiche di devozione e le azioni cerimoniali dei nevrotici ossessivi.
Siamo sempre nel vasto campo dell’apotropaico e della trasformazione di un “wishful thinking” in un meccanismo inesorabile di controllo delle masse, grazie anche all’uso smodato e oserei dire quasi criminale del senso di colpa.
Anche la storia recente dimostra ad abundantiam la dannosità di ogni sistema ideologico che, ritenendosi erroneamente al di sopra di ogni controllo di valutazione razionale, crea facilmente mostri che, in nome di qualsiasi dio, si sentono in dovere di controllare le persone o eliminarle se contrarie al loro credo.
In questo senso trovo sempre risibile e ipocrita, secondo la più bella scuola nostrana, l’atteggiamento che assumono i cattolici quando si paragonano ad altre religioni concorrenti.
Le uniche istanze per le quali, a fatica peraltro, il cattolicesimo è più presentabile in società rispetto ad altri deliri, sono riconducibili all’azione incessante, inesorabile, di un mondo che, soprattutto dopo Lutero (che aveva ragione praticamente su tutto) e l’illuminismo, si è rifiutato di vivere in una teocrazia senza alcun riferimento alla razionalità.
La Chiesa, ed è un controllo facile questo, si è sempre trovata, inevitabilmente, dalla parte sbagliata in quasi tutte le questioni fondamentali degli ultimi secoli (mi viene in mente il suffragio universale e la donna, per fare un esempio tra i tanti).
Salvo poi “rettificare” a posteriori per puro spirito di sopravvivenza.
Lasciati a sé stessi è evidente che i cattolici avrebbero continuato a tenere nel Medioevo la società, analogamente a quello che succede, in parte, in altri ambienti e in altre religioni.
In tempi di conflitto aspro religioso, ennesima dimostrazione della persistente dannosità di ogni sistema ideologico assolutista, pavlovianamente i cattolici “duri e puri”, che hanno in odio fanaticamente la “tiepidezza” dei pensanti, hanno sempre risposto innalzando i vessilli crociati e farneticando di reazioni agli assolutismi altrui con il proprio assolutismo, elevando a feticcio, ad esempio, le origini cristiane dell’Europa.
Niente di più lontano dal buonsenso e dalla realtà.
Chiunque abbia esperienza di mondo e che abbia visto, parlato, interagito anche con altre religioni e pensieri, sa benissimo che gli uomini in genere si assomigliano nella loro ricerca di serenità, benessere anche economico, libertà.
Questo succede anche nei paesi non cristiani ed è questo che lentamente sta succedendo anche lì, al di là degli estremismi e delle follie amplificate dai media.
Quindi se davvero si vuole combattere una certa deriva, la risposta non è ideologica assolutista ma proprio di taglio opposto, ed è quello che, in background, sta succedendo davvero e succede tutti i giorni in molte metropoli multietniche in Europa e nel mondo, al di là delle logiche differenze culturali.
La vera soluzione è il superamento e la non accettazione di qualsiasi ideologia da “verità in tasca” indubitabile.
Tanto più se non sorretta da uno straccio di credibilità qualsiasi se non l'”ipse dixit” di qualcuno o di qualche libro.
Trovo che questo sia un passaggio cruciale per il futuro delle nostre società, anche perché la democrazia, pur con tutti i suoi enormi, evidenti limiti, è ovviamente l’unica strada percorribile che metta al riparo dall’arbitrio “certo” e la democrazia è evidentemente e strutturalmente incompatibile con ogni forma di teocrazia.
Oggi il passatismo e la nostalgia per le fedi assolute, ancorché acritiche e refrattarie ad ogni cervello libero e con spirito critico allenato, hanno molte sponde e vivono ancora di una, illusoria, revanche.
Lo vedo anche nei nostalgici delle “patrie”, dei “popoli” intesi come una volta.
Quali popoli? Quali patrie?
In una società sanamente multietnica si impara che tutti hanno ragioni e diritti ma che nessuno ha mai ragione se esercita il proprio diritto aggressivamente contro gli altri.
E ogni bandiera è sempre un buon pretesto per menare le mani a sproposito, come anche i deliri subculturali calcistici e le relative “fedi” dimostrano ogni giorno.
Per questo apprezzo una UK che è basata su un matrimonio di interessi, anche culturali, che vanno al di là delle etnie intese “alla Lega”, ossia in maniera medievale, completamente fuori dal tempo e dal buonsenso.
E spero ovviamente in un referendum scozzese che confermi l’uso del cervello, a riguardo.

L’àpote n. 5

Da tempo immemorabile ho un intenso scambio di mails con un mio caro amico di lunga data, mails che toccano tutto lo scibile umano ma in particolare argomenti di tipo socio-religioso.
Potrebbe perfino essere interessante pubblicare questo intenso ed appassionato epistolario in futuro, ci penserò.
La loro completezza e varietà potrebbero davvero essere utili a molti che riflettono da tempo sugli stessi topics.
I tipi umani, al di là dell’affetto reciproco, non potrebbero essere più diversi.
Io : agnostico, cosmopolita (inclinazione anglo), iper liberal.
Lui : ultra cattolico, iper local, non liberale.
Potete immaginare la temperie delle discussioni, anche politiche, in questi vent’anni.
Ma quello che mi sorprende sempre, al di là del gioco dialettico, sempre piacevole visto che ho a che fare con una persona intelligente e quindi con un buon giocatore (la dialettica è come il tennis : si gioca meglio quando non ti rimandano stracci ma palline tese e ben colpite), è la contemplazione di un mondo veramente lontano anni luce da tutto.
Un mondo che oggi soprattutto è dominato dalla paura e dalla sindrome del complotto paranoico.
Il passaggio dall’ancien regime socio-culturale cattolico al mondo moderno, con tutti i suoi evidenti limiti, ha lasciato nelle truppe d’assalto settarie (l’unica declinazione che sembra possibile oggi del cattolicesimo, il che fa impressione) l’imprinting del soldato che vede nemici ovunque e quindi che alla fine vede complotti e cospirazioni, teoriche o meno, in ogni angolo.
Io cerco da sempre di tranquillizzarlo, con frasi affilate, rimarcando il fatto, oggi direi ovvio, che il mondo più che cospirare contro la Santa Chiesa Cattolica, molto capace imho di farsi male da sola senza aiuti, è indifferente alle istanze della stessa.
Non è una valutazione morale, è una constatazione.
Anche il linguaggio, nella roccaforte dei duri e puri, è il linguaggio antico della paranoia : è infatti un linguaggio che neanche tanto sottilmente attacca e denigra tutto ciò che è diverso da sè.
Il problema è che quasi tutto il mondo, oggi, è diverso da un cattolico integralista.
Per fortuna, direi.
E preme, scombina modi di pensare mummificati, chiede diritti, ingiustamente negati fino a ieri per una forma di “ritardo” culturale di cui davvero non si sente la mancanza.
D’altronde che l’amore evangelico per il diverso (di razza, di religione, di genere, di specie…i poveri animali, di orientamento sessuale e così via fino all’infinito) è sempre stato sbandierato da quelle parti ma mai veramente applicato, è sotto gli occhi di chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale e di spirito critico superstite.
La rispostina preconfezionata (un classico della casa) è che tutte le persone si amano ma sui princìpi non si deroga.
Salvo poi fare l’equivalenza princìpi=catechismo oppure natura umana=morale “naturale” cristiana il che fa semplicemente tenerezza da quanto è attaccabile e demolibile.
Ciò che resta alla fine è un campo affollatissimo di nemici dai quali, per forza, bisogna difendersi.

L’àpote n. 3

La religione è un fatto culturale ed è legata strettamente alla storia ed alla geografia del mondo.
Uno dei luoghi comuni più fastidiosi che ci propinano fin da piccoli è che senza un ancoraggio ad una impostazione etica religiosa predigerita è impossibile essere etici per davvero.
La famosa sciocchezza del “se non ci fosse un premio-punizione e un Dio non avrebbe senso comportarsi bene”.
La semplice osservazione delle persone quasi dimostra il contrario (quanti crimini in nome di Dio) ma basterebbe semplicemente osservare che, indipendentemente da luoghi, religioni, situazioni etc, tutti gli uomini mediamente sembrano avere una Rom condivisa ed una legislazione e/o impostazione sociale basata su poche semplici regole.
L’etica è pre-religiosa, è semplicemente umana ed é come l’intelligenza, prescinde dalle codificazioni sommarie e dalle ideologie di verità preconfezionate.
D’altronde l’obiezione etnica é una delle più forti contro le pseudo verità spacciate per assolute.
Alla semplice domanda ” se fossi nato altrove, saresti della stessa religione? “, l’integralista balbetta o mente sapendo di mentire.
Ogni religione pensa di avere ragione e le altre torto, quindi qualcuno si sbaglia o, meglio, tutte si sbagliano perchè le loro pretese vanno molto al di là del sensato e alla prima analisi attenta e senza sconti mostrano subito la corda del “wishful thinking”.
La religione presuppone una cultura ed é l’espressione della stessa ma le basi del vivere umano prescindono dalle formulette e dalle codifiche delle varie ideologie, incluse quelle religiose.

L’àpote n. 2

Da tempo penso che la Chiesa o in genere le Chiese siano l’ostacolo maggiore che una persona in “buona fede” può incontrare se per caso volesse davvero concedere di affrontare la questione seriamente.
Non è da sottovalutare anche la pessima influenza che hanno da sempre gli integralisti e i bigotti in genere.
Di solito avere contatti con questo tipo di persone allontana all’istante perché uno ci trova immediatamente un che di meccanico e di ideologicamente ottuso che evidentemente tende a fare il deserto attorno a loro, soprattutto deserto delle persone pensanti dotate di spirito critico nonchè riluttanti a svendere il proprio cervello a chicchessia.
Sono i danni che le sovrastrutture mentali fanno alle persone disperatamente in cerca di un kit precotto di interpretazione della realtà.
E’ cambiata però l’atmosfera e la logica di questo genere di aggregazioni.
Laddove una volta, diciamo nell’immediato dopoguerra, il bigottismo era parecchio diffuso e aveva le sue radici nella tradizione accettata acriticamente come parte della propria cultura, con sfumature pesanti di superstizione, oggi l’aggressività reclutante dei vari gruppetti riflette alla perfezione un’epoca di ideologie astiose, rivela la faccia feroce, dissimulata dal sorriso forzato, nonché inquinata dal marketing che domina la nuova epoca.
E, prepotente, ci soccorre “provvidenzialmente” la fuga ragionata.

L’àpote n. 1

Il mondo, grosso modo, si divide in due categorie.
Chi crede che nessuno possa dire nulla di concreto e sensato sui massimi sistemi e chi invece crede di conoscere la verità ultima, solo perché qualche libro e relativa religione organizzata forniscono la loro personalissima e, quasi sempre, complicatissima interpretazione.
Chi crede che la ragione e lo spirito critico vadano applicati a tutto, incluso i “massimi sistemi” e le domande ultime e chi crede che siano fondamentalmente (notare l’avverbio) un intralcio.
Chi crede che l’uomo sia fatto a immagine e somiglianza di Dio e chi crede il contrario.
A questo proposito bisogna però dire che se uno usa la ragione, magari senza sensi di colpa inutili, é chiarissimo il motivo per cui l’uomo può aver creato Dio, molto meno chiaro è il contrario.
Così, per dire.