Back in black

Charlie Brooker è tornato.
La seconda stagione di Black Mirror passa in questi giorni su Sky e, miracolosamente, non perde qualità.
Quando succede è bene segnalarlo, così come sta succedendo per la seconda, stratosferica stagione di “Homeland”, altro capolavoro di cui si parlerà a lungo.
Come sempre tutto parte da una scrittura di livello superiore e da idee, solitamente iperdistopiche, che sarebbero la base per interi film.
Solito trittico e, come sempre, tre visioni ben distinte.
“The Waldo moment” (Vota Waldo!) è un trattato di sociologia che spiega, come pochi hanno saputo fare, la piega politica del momento, il populismo antipolitico mediatico isterico portato alle estreme conseguenze, un pò come, solo tangenzialmente, si era esplorato nel celeberrimo “The National anthem” della prima serie, quello del primo ministro inglese costretto ad operazioni immonde sulla spinta di una minaccia imminente e dell’opinione pubblica.
“Be right back” (tradotto male, as usual : Torna da me) è il più tradizionale dei tre e ricalca storie già viste e lette di androidi al servizio delle persone, in questo caso del loro dolore.
Quando penso a questa ragazza incinta disperata che arriva ad ordinare un androide con le fattezze del fidanzato che ha “quasi” esattamente gli stessi comportamenti e le stesse dialettiche del suo corrispettivo umano ormai morto, non posso che pensare a “Vanilla Sky” (film molto, molto sottovalutato) o a libri come “Yono Cho” o a mille altri riferimenti.
Oltre alla consueta maestria tecnica e di scrittura, qui la differenza la fa il finale, genialmente sottotono e nostalgico, dove l’assunto iniziale, già esplorato appunto, viene declinato in una forma ancora più avanzata dove la consapevolezza del “giocattolo” lo relega a “supporto emozionale” da tenere in soffitta per ogni evenienza.
Questo episodio mi sembra parallelo a “The entire history of you”, il più geniale e splendido della prima serie, che recentemente è stato acquistato, come diritti per un eventuale film, nientepopodimenoche da Robert Downey jr.
Il capolavoro in questo secondo shot è senz’altro “White bear” (Orso bianco), omologo della distopia orwelliana allucinante di “15 million merits” della prima serie.
Anche qui molti riferimenti e un giocare sottile e perverso su poche informazioni, distorte e frammentarie.
Non voglio spoilerare nulla e vi invito, come sempre, a bervi tutto d’un fiato questo allucinante e intelligentissimo apologo sulla giustizia spettacolo ai tempi degli amusement theme parks, ma siamo in presenza di un’opera d’arte memorabile.
Twilight Zone dei nostri tempi viene dalla vecchia Inghilterra e il suo maestro distorto sembra dirci, dietro lo specchio spezzato dei nostri smartphones e tablets : la gente è pericolosa.

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Black mirror

In questi giorni passa su Sky un autentico gioiello frutto della mente malata, iper pessimista e tecnodistopica di Charlie Brooker.
Il buon Charlie, uomo dai mille talenti, è una celebritá in UK e ha attraversato in questi ultimi anni il mondo televisivo, soprattutto come giornalista e presentatore ipersatirico (una specie di Luttazzi inacidito, se possibile).
Dotato di uno sguardo infallibile e sarcastico sulle distorsioni del mondo moderno e di un particolare, perfetto sguardo sui media e sulla tecnologia, ha creato con Black Mirror un piccolo capolavoro.
Il suo precedente lavoro, sinistramente intitolato “Dead set” prefigurava addiritttura l’invasione della casa del GF da parte di una banda di scatenati zombies.
Questo per dirvi il tipo e l’amore per il mezzo.
Con “Black Mirror” si alza l’asticella : una miniserie composta di tre episodi totalmente indipendenti e, se mi credete, uno meglio dell’altro.
Lo specchio nero del titolo fa riferimento agli schermi che ci circondano, onnipresenti, nella nostra vita post 2000 e, presumibilmente, sempre di più nel futuro che ci aspetta.
Smartphones, computers, tablets, tv, displays ovunque.
All’inizio di ogni episodio, come in una versione modernissima di “Twilight Zone” di cui, nello spirito, mi sembra l’erede diretto, lo schermo nero appunto e una incrinatura nello stesso, come in un perpetuo Truman Show che svela l’inganno, la disperata solitudine che si cela dietro il rutilante, vorticoso maelstrom di immagini, apps etc.
C’è un monologo magistrale in uno dei tre episodi che mette nero su bianco la poetica di questa trilogia acida e sconsolata.
Quando vedrete questo capolavoro (perchè lo vedrete, vero?), capirete a cosa faccio riferimento.
Vi lascio, come sempre, a Imdb e al web in genere per i dettagli.
Molti sono i riferimenti a film del passato e a recenti distopie ma la pulizia formale, il montaggio geniale e la qualità della scrittura e della regia lo mettono al top degli ultimi anni.
Sono tre episodi di distopia straniante ma funzionano proprio perché non sembrano affatto fantascientifici.
Il primo (Messaggio al primo ministro o, come è meglio, ovviamente, in originale “The national anthem”) addirittura rinuncia alla pretesa sci-fi per dipanare un congegno perfetto e inesorabile che è una parabola perfetta del nostro mondo mediatico e dei suoi meccanismi nonché della politica ai tempi di Twitter.
Il secondo (15 milioni di celebritá…”15 millions of merits”) è il piú dichiaratamente orwelliano e programmatico ed è una spietata e amarissima analisi della nostra vita sempre piú virtualizzata e sempre piú isolata in un mondo dominato dai “credits” e quindi dalla separazione feroce tra “have” e “have not”, simboleggiata dal solito schermo nero che è la tv, scintillante linea di confine (alla Carroll) tra una realtà di schiavi alla Matrix e le luci della ribalta e il successo.
Il terzo (Ricordi pericolosi o meglio, molto meglio, “The entire history of you”) é una fantasia ballardiana spinta al limite, tutta la tua vita viene registrata in tempo reale grazie ad un chip sottocutaneo ma avere un videoregistratore permanente in testa puó avere qualche effetto collaterale…
Tre episodi folgoranti, tre stili diversi e, dietro, il geniale talento di Charlie Brooker.
“Twilight zone” ha trovato il suo sequel e nella babele mediocre che i nostri schermi neri ci scaraventano addosso ogni giorno, non era facile prevederlo.
Buona visione.