L’alieno

Non poteva esserci immagine migliore della differenza antropologica profondamente regnante sovrana in Italia che la conferenza stampa di Monti e l’ennesima patetica esibizione (stento a chiamarla intervista) del suo predecessore su Rai 1.
Monti è la quintessenza di ciò che non funziona mediaticamente in un paese disperatamente ignorante, smemorato, superficiale.
Sospetto che in fondo anche questo abbia contato nella scelta di non esporsi in primo piano nell’agone politico (salire, ha detto, non scendere in campo…una metafora che proprio non verrà capita dal popolino) : penso che sappia benissimo le insidie di una popolarità non particolarmente travolgente e la totale inaffidabilità sia della politica che dei “cittadini”.
Nella sua conferenza stampa, punteggiata qua e lá dal sano disprezzo e dal giusto sarcasmo per il mondo intero che l’ha preceduto e per il suo degno condottiero di plastica, ha regnato l’ironia british e l’approccio pacato e cerebrale a temi complessi.
Citare, dopo averlo letto davvero e in buon inglese, un articolo dell’Economist è davvero opera rivoluzionaria e di stretta minoranza in un paese di mediocri che odia il merito, odia l’intelligenza (intellettuale qui è un insulto), ama i furbi cialtroni (furbo qui è un complimento) ed è sempre pronto alla volgarità liberatoria.
Dire che le parole contano, soprattutto in Parlamento, é una novità assoluta.
Chiaramente uno come Monti non ha proprio la forma mentis adatta a sostenere la disonestà intellettuale classica delle lotte politiche italiote e quindi, trasecolando un po’, esce di scena scuotendo la testa.
L’intero arco politico, temo, vorrà disfarsene in fretta, cavalcherà chi più chi meno la rabbia della gente, che ha radici ovviamente lontane, e cercherà disperatamente di dimenticarselo, pur agitandolo come un santino o come uno spauracchio a seconda dei casi e delle convenienze.
Risultato? Un promoveatur ut amoveatur di gran classe al Quirinale, nella migliore delle ipotesi.
Il promettente cahier dal titolo perfetto (cambiare l’Italia – riformare l’Europa) e che sembra lucidamente capire che l’Italia non va riformata ma va rivoluzionata totalmente, soprattutto culturalmente, e che l’Europa invece va migliorata (riformata appunto), resterà un sito web e una carta sempre meno frequentati e sempre citati idealmente un po’ come viene fatto, spesso a sproposito, con la Costituzione.
I sondaggi prevedono uno scenario mediocremente non decisivo, una legislatura sicuramente migliore dell’attuale (imbattibile per nefandezza, penso nei secoli) ma caratterizzata da un insano e precario dualismo tra le forze pensanti del paese (socialdemocrazia bersaniana e centro post democristiano allargato ma non fortissimo) e il populismo più o meno becero.
Lo stesso isolamento del M5S non gioverà perché renderà sterile quella che dovrebbe essere per davvero l’agenda di tutti, ossia il mettersi d’accordo su regole sensate e modus vivendi che sarebbero assolutamente imperativi oltre che ovvi laddove esistesse un minimo di cervello e di etica.
Sembra proprio che Tomasi di Lampedusa abbia dipinto per sempre la dannazione italica.

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Apocalitaly now

Come sempre, vista da fuori e al rientro da un viaggio, l’Italia sembra ancora più disperante di quanto già non sembri on site.
La refrattarietà del sistema complessivo sociale e in particolare politico, al cambiamento vero e all’adeguamento al minimo livello qualitativo generale, almeno occidentale, sembra invincibile.
Per questo ho sempre pensato ad una tara etnica che peraltro non è peculiare della sola Italia ma che qui raggiunge vette inarrivabili ed ha la continuità e la demente pervicacia di un cancro inestirpabile.
È vero che il mondo è nel pieno di una crisi sistemica a tutti i livelli e quindi è in una fase di cambiamento totale.
Sia nel bene che nel male.
Questo mette la inossidabile e monadica navicella italica a forte rischio tenuta ma il vizio di fondo resta, apparentemente.
Nel giro di pochi giorni è caduto anticipatamente il governo Monti realizzando la facile profezia del governo d’emergenza inficiato dal bug di un supporto dato da un infido parlamento composto in gran parte da impresentabili con ben altri interessi da curare rispetto al paese.
Renzi ha perso la sua battaglia con Bersani.
Devo dire che è stata una bella battaglia, la migliore che io ricordi da quando ho la sfortuna di essere cittadino di questo paese.
La qualità dell’uomo è venuta fuori anche e soprattutto nel momento della sconfitta, con certi accenti di umanità e parole nuove che fanno pensare ad una grande occasione perduta, l’ennesima.
Noi siamo il paese sempre in ritardo (Renzi come Blair ma vent’anni dopo) e il paese delle finte riforme (b dopo Thatcher ma vent’anni dopo e senza neanche l’autenticitá della iron lady).
Il tutto condito dal veleno del l’ideologia e del tifo che oscurano le menti e fanno votare i peggiori solo perché sono i “nostri”.
Infatti perfino adesso si straparla di comunismo con almeno trent’anni di colpevole ritardo.
Anche mentale.
Come detto altrimenti non è affatto tempo di usati sicuri, se c’è un paese che ha un disperato bisogno di rivoluzioni vere, culturali soprattutto, è questo e temo fortemente, anzi sono certo, che la cura Bersani plus terzo polo democristianamente alleato (fino alla prossima giravolta) sia drammaticamente inadeguata al compito.
Altro che contentino generazionale ai “renziani”.
Nella migliore delle ipotesi sarebbe una faticosissima gestione dell’esistente, apprezzabile solo in contrapposizione ad un ventennio alle spalle che é stato un incubo e una discesa agli inferi costante.
Personalmente non credo alla discesa in campo diretta di Monti che mi sembra inevitabilmente proiettato al Quirinale.
Incredibilmente ma non sorprendentemente, vista la patologica assenza di pudore del personaggio, siamo ancora qui a parlare di nuove discese in campo.
Penso che il “loro” (non riesco a dire nostro, anche solo nel senso di concittadino) non meriti neanche un commento, se non quello già abbastanza fiorito che ho potuto constatare anche all’estero.
Pensare che il combinato dei vecchi alleati pdl-lega etc possa, come sembra, raggiungere una percentuale elettiva intorno al 15-20% é la prova scientifica del male italiano e della sua incapacità assoluta di comprendere e/o di riformarsi entrando, sempre troppo tardi, nella modernità.
Di fronte a questi numeri la mente vacilla, siamo nella complicità interessata o nella psichiatria, tertium non datur.
Grillo, prevedibilmente, sta soffrendo la pressione disumana alla quale è personalmente sottoposto.
La crisi di nervi è sempre dietro l’angolo e senz’altro il sistema velenoso che lo circonda non lesina le armi, soprattutto mediatiche, per depotenziarlo.
Il buon Casaleggio mi sembra caratterialmente più attrezzato e protetto a dovere dalla auto imposta assenza da ogni tipo di ribalta o schermo.
Penso che l’uscita dai gangheri sulla democrazia interna sia un errore perché equivocabile e facilmente manipolabile, come si è visto immediatamente.
Personalmente ritengo che Grillo sia in assoluta buona fede e che anche quest’ultimo video lo dimostri, la reazione di un puro di fronte alla sproporzione di trattamento e alla ingiustizia della mancanza di riconoscenza e di senso delle proporzioni anche degli interni.
Ma è un errore reagire così e penso che anche lui lo abbia capito.
Il M5S è uno dei pochissimi portatori di idee sensate e moderne in un mondo che vive e prospera in un violento Medioevo burocratico e clientelare.
Proprio per questo, per la sua alterità antropologica ad un sistema marcio, temo che sia condannato all’irrilevanza, nonostante le sue previste performances elettorali, perché la verità è che tutto il sistema dovrebbe essere irrorato dai medesimi “fondamentali”.
Essendo invece una parte del sistema che propugna queste idee e le propugna in assoluta solitudine, anche di coalizione, per motivi anche condivisibili, l’effetto alla fine potrebbe essere minore del semplice risultato numerico.
A breve sapremo.

Una calma olimpica

La rinuncia alle Olimpiadi di Roma da parte del governo Monti, come tutte le decisioni sensate e perfino ovvie ha fatto emergere una volta di più la natura di questo paese.
Un paese che in gran parte non sembra rassegnarsi alla fine del nero Bagaglino che ha preceduto per anni questo governo d’emergenza, un paese che beve tutto, sia per ignoranza che per convinzione profonda, compresa la grottesca uscita del predecessore di Monti sul senso di responsabilità e perfino l’eleganza nell’uscita di scena.
Inutile dire che anni di menzogne spudorate non hanno esaurito la nostra capacità di stupirci di fronte a questo rovesciamento costante della realtà che è il tratto italico per eccellenza.
Il precedente governo, è bene ribadirlo, è stato commissariato e messo in panchina (per restare alle metafore beote), per manifeste impresentabilità, inaffidabilità, incapacità e inadeguatezza di fronte alla vera realtà.
Questo paese vecchio, sia di testa che anagraficamente, totalmente ancorato a realtà passate o virtuali, preferisce da sempre la menzogna, la dissimulazione, la furbizia come merito (unico paese al mondo dove questo è accettato, anche culturalmente).
Sanremo, il malefico festival, rappresenta appieno l’inalterabilità di questo dato, soprattutto sul piano culturale gerontocratico.
L’Italia è piena di anziani che non si rendono conto non solo che il mondo è banalmente cambiato ma che le loro basi di pensiero (se le vogliamo nobilitare) sono completamente sballate.
Il tremendo spettacolino kitsch del festival ha toccato ieri vette iperuraniche e davvero epocali (in questo caso il trash non c’entra nulla perché non si voleva emulare nulla).
Celentano è un altro che avrebbe dovuto frenare 15 anni fa e quindi spesso va a sbattere, ma soprattutto crede che bastino quattro banalità paleocattoliche per “épater le bourgeois”.
La pseudoborghesia italiana prospera all’interno di una volgarità canagliesca esibita, compiaciuta.
L’unico modo per épater davvero è l’uso sistematico del sarcasmo, della cultura, della precisione millimetrica, perfino della raffinatezza vera esibita.
Qualcuno ha tentato di farlo in Italia negli ultimi anni, pagando per davvero.
Monti non basta, ovviamente, ma essendo antropologicamente diverso dall’italiota medio, rappresenta un costante scandalo in questo povero paese.
Questo è da molti anni un paese da ricostruire dalle macerie non solo finanziarie ed economiche ma soprattutto intellettuali ed etiche.
Ed è un paese che, specularmente, va completamente ricostruito a livello statale, eliminando l’antimodernismo e la borbonica burocrazia ottusa che impera a tutti i livelli.
Figuriamoci se aveva bisogno di Olimpiadi.
Le precedenti organizzazioni di eventi similari avevano fatto emergere con prepotente chiarezza l’illegalità assoluta e il vero motivo dietro queste missioni pseudopolitiche.
E compiti gravosi di questo tipo hanno lasciato segni evidenti perfino su nazioni molto più strutturate delle nostre (perfino Londra sarà complessa, pur all’interno di un mondo totalmente alieno al nostro).
Ci vuole una calma olimpica per passare indenne da questo fuoco di fila e da questa compagnia di giro ma mi sembra che il premier sia attrezzato per la medaglia.