The Last Romantic

In una scena del moderatamente delizioso “The Longest Week” di Peter Glanz che guardavo solo pochi giorni fa, il protagonista, Conrad Valmont (serve altro?), mantenuto erede dei Valmont di New York (ramo alberghi), riesce, dopo mille peripezie amorose e pigrizie tipicamente tardo capitalistiche a pubblicare il secondo libro che faticosamente aveva partorito.
Titolo : the Last Romantic.
In copertina, significativamente, Napoleone.
Dopo la morte del grandissimo Neil Simon ripenso con sempre più insistenza a ciò che si è perduto, uno dei topoi classici del romanticismo, anche quello manierista post alleniano e newyorkese.
Così come non esiste praticamente più il pop inglese raffinato e così come è praticamente sparito il 90% della musica di qualità vera, in scena e in letteratura sembra quasi sparito anche il divertissement dialogico brillante della commedia sofisticata.
Di derivazione inglese, sia letteraria che scenica, è diventata da Lubitsch, Wilder in poi e fino a Neil Simon, Allen e altri una delle vette della creatività urbano americana.
Oggi è ridotta in riserve minuscole, in certo cinema inglese, in molto benedetto cinema francese : travolta dalla dilagante volgare mediocrità artistica e dalla esilità intellettuale delle nuove generazioni, resta un “guilty pleasure” per vecchi guardoni, se si può usare questo termine per i frequentatori del teatro e del cinema, quei pochi rimasti, e sembra sorprendente anche quando la si ritrova in operazioni recenti super epigonali come questa di Glanz.
Con un Jason Bateman, tra l’altro, che rivela sua la vera natura di potenziale attore feticcio all’interno di siffatte imprese, mentre è costantemente costretto a sbarcare il lunario in commediole inutili come “Game night” e mille altre operazioni “alimentari”.
E con un Tony Roberts, attore feticcio alleniano, nella parte dello psicanalista (bien sûr) a chiudere il cerchio con vecchi, leggendari testi come “Provaci ancora Sam”.
Con la morte di Neil Simon se ne va l’ennesimo caposaldo intellettuale e sentimentale della nostra generazione e non solo, dopo anni di molte, dolorose dipartite che hanno il sigillo della svolta epocale senza ritorno.
Quando producevo, con molti amici, spettacoli teatrali, spesso e volentieri fermavamo le nostre ricerche dalle parti del genio di NYC.
Abbiamo portato in scena, tra le altre, “La strana coppia”, “Rumors” e abbiamo pensato di portare in scena gran parte della sua produzione, così perfetta per l’uso, così magicamente combinatoria e scintillante, una macchina da guerra verbale che, come diceva un mio sodale, si recita quasi da sola.
Ci resterà l’eco di quelle meravigliose divagazioni e nuances sull’amore e sull’arte, quei giochi verbali mozartiani, quei personaggi così “antichi” eppure così moderni nelle loro nevrosi inesorabili.
E chissà se mai qualcuno, oltre a Glanz e pochi altri, vorrà raccogliere e diffondere quella splendida, elegante leggerezza, figlia di una cultura profonda, che in questo mondo sempre più simile ad un brutto film distopico popolato da biliosi e superficiali imbecilli, sembra ormai materia per fantascienza.

New York is not Mecca. It just smells like it.

Money brings some happiness. But after a certain point, it just brings more money.

If you can go through life without experiencing pain you probably haven’t been born yet.

Neil Simon

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No more

La storia e il tempo sono una gran brutta bestia, non c’è che dire.
Hai voglia a non diventare nostalgico.
Questo tempo mi sembra un tempo che ha fatto piazza pulita di un mondo.
Il mondo della borghesia illuminata che aveva i suoi campioni a teatro, al cinema, nei libri.
Un certo tipo di comicità, un modo elegante e pensante di ridere.
Penso a Neil Simon, a Woody Allen : non ci saranno mai più scrittori e uomini di spettacolo così.
Magari ne troveremo di diversi, impareremo a ridere nella maniera un pò acida e sarcastica (quando va di lusso) che sembra così consona al nostro mondo feroce.
Ma quel mozartiano modo di gingillarsi della borghesia occidentale, soprattutto newyorkese, quel gusto per il dialogo brillante, la commedia della parola per eccellenza : never again, sospetto.
Vedo qua e là i semi fecondi sparsi, ad esempio in certa commedia francese moderna, ma in fondo tutti sappiamo che avranno pochi eredi, anche perchè a quel livello di classe e di talento è oggettivamente difficile pure arrivare.
Con la nostra compagnia di teatro abbiamo messo in scena varie commedie di Simon ed è stata una scuola di vita, di ritmo, di tempi.
Vale la solita regola : opera omnia e via andare.
O meglio : andare a vedere, se si riesce ancora a vedere qualche produzione che non lo distrugga.
Altrimenti meglio passare per le numerose “versioni” cinematografiche, spesso illuminate da attori in stato di grazia perenne come l’indimenticabile Walter Matthau.
Basterebbe “dirlo” Neil Simon, eppure è stato massacrato più volte, o peggio, “adattato” alla realtà italiana, il che equivale ad avere una Ferrari e smontarla per farne una Panda.
Su Allen, al di là del cinema che tutti amiamo alla follia, soprattutto quello meraviglioso del periodo d’oro, i suoi libri portano con sè la carica e quel tipo di comicità colta oggi quasi introvabile.
Opera omnia necessaria, anche qui, con vette iperuraniche qua e là in “Getting even” e “Without feathers” (magicamente tradotti “Saperla lunga” e “Citarsi addosso”).
E una perla nascosta in questi capolavori che ossessivamente cito sempre, tra le tante, chissa perchè : “Le liste di Metterling”.
Non osiate concludere il vostro passaggio terreno senza passare attraverso questi lidi.
Adieu.