Alfred e il futuro

Chi fa da sè fa per tre.
Il fottuto luogo comune resta in testa dopo aver visto “Hitchcock”, il classico film che va col pilota automatico grazie a due giganti della recitazione, Anthony Hopkins ed Helen Mirren, più una schiera di ottimi comprimari.
Il film narra del periodo successivo al periodo “classico” del grande Hitch, il momento in cui il grande Alfred devia dal percorso prestabilito dalle majors hollywoodiane, amanti della sicura ripetizione di clichè di successo da sempre, per entrare definitivamente nel mito con “Psyco”, di cui si parla nei dettagli e, successivamente, lo straordinario “The birds “.
Film rievocato dall’ultima inquadratura, come in una specie di prequel storico.
Hitchcock come sempre in anticipo sui tempi, deluso dai suoi intermediari, dai suoi “editori”, volle a tutti i costi fare un film che nessuno voleva produrre.
Aveva ragione lui, naturalmente, con l’intuito e il coraggio dei veri artisti, e con “Psyco” aprì interi filoni del futuro, avanguardia pura negli anni in cui fu realizzato.
Un film “indie” a tutti gli effetti, un horror a basso costo si direbbe oggi.
Per fare questo capolavoro Alfred dovette finanziarselo da solo, ipotecando la casa e accettando la distribuzione del film a patto di accollarsi l’intero rischio dell’operazione nonché barattando lo stipendio per una compartecipazione agli utili, primo caso poi seguito felicemente da altri, ad esempio Jack Nicholson per Batman.
In questa success history ci vedo profeticamente l’inizio del percorso che ha portato l’arte ad oggi, l’epoca della disintermediazione e dell’accesso diretto a tutto.
Più che disintermediazione direi fine delle intermediazioni a basso valore aggiunto.
Penso che esisteranno sempre editori e distributori ma, primo, ce ne saranno sempre meno, non saranno sempre necessari, e quando lo saranno dovranno sudarsi duramente il ruolo e le prebende, secondo, in gran parte degli scenari saranno semplicemente scavalcati e resi inutili.
Il web ha davvero cambiato tutto e sono stupito dello stupore col quale molte persone accolgono ancora frasi come quelle di Casaleggio nella recente intervista dove, applicando il concetto alla politica, parla con naturalezza dicendo una ovvietà ossia che la democrazia sarà sempre più ineluttabilmente diretta e veicolata dalla rete.
Se c’é un caso di scuola di intermediario inutile, anzi dannoso, è il politico nella democrazia rappresentativa italiana.
La stessa miopia la vedo spesso nell’analisi del fenomeno del self publishing.
La tradizionale ignoranza tecnologica italiota accentua i ritardi, gli equivoci e le incomprensioni.
Spesso si confonde il fenomeno del self publishing con il vecchio, strasuperato fenomeno delle “vanity press”, così largamente diffuso, in passato, nell’immenso sottobosco editoriale cartaceocentrico italiano.
A parte che anche autori celebratissimi sono affetti da vanity compulsiva e pagherebbero per essere pubblicati anche loro, ma oggi l’aura che distingue un autore pubblicato da una casa editrice, spesso per motivi insondabili o forse fin troppo sondabili, da un autore che preferisce la distribuzione diretta è puramente convenzionale e legata a schemi mentali ampiamente superati.
Certamente oggi, col web, l’espressione diretta prevale (come il fenomeno dei blog dimostra ad abundantiam) e l’autorevolezza nasce dal web stesso, col passaparola, col successo che “democraticamente” e senza filtri il web garantisce.
Lo dimostrano oltre che case histories infinite di successi editoriali self published nei paesi che vivono già il futuro e non lo subiscono come il nostro, lo stesso trionfo di molti blog che sono consultati e considerati molto più autorevolmente, e in molti settori, di paludate operazioni editoriali ufficiali.
Penso che gli intermediari già da tempo setaccino il web alla ricerca del prossimo filone d’oro per fornire una coperta economica più comoda ai talenti che la rete evidenzia e un futuro al proprio stipendio che dipenderà sempre di più da questo scouting telematico.
Narrativa, cinema…tutto sarà sempre più dipendente da questo meccanismo e i lontani, non rimpianti, tempi delle piccolissime case editrici e delle loro patetiche, arrancanti distribuzioni cartacee finiranno laddove di solito finisce la carta : nel cestino.

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Self & Share

Da tempo siamo entrati nella cosiddetta era del web 2.0.
Superati i tempi pionieristici del primo Internet, quello dove noi adepti ci mandavamo le mail l’un l’altro perché nessuno neanche sapeva cosa fossero e aspettavamo ore per il refresh di una pagina (world wide wait), ora viviamo un’epoca dove davvero sembra che…ci siamo.
La rete è veloce quasi ovunque, il wifi impera, le apps hanno relegato il browser all’uso primigenio, gli smartphone, i tablet e il mobile dilagano, diciamo che l’infrastruttura e il software ci sono.
E infatti il mondo è già cambiato nella sostanza.
E la sostanza, imho, si può sintetizzare in due parole : self & share.
Self : tutto ormai viene fatto in prima persona e in tempo reale perché la comunicazione è istantanea e l’accesso alle informazioni praticamente illimitato.
Un intero mondo di intermediari fisici è di fatto sparito dal nostro orizzonte e in tempi davvero impressionanti, un po’ sulla falsariga della sparizione dei supporti fisici (musica, stampa…).
Tutto viene fatto online e l’intermediazione può essere giusto di tipo consulenziale e comunque passa attraverso il web in qualche modo.
L’esempio classico è quello delle vacanze : tutto ormai viene fatto direttamente online e se si hanno bisogno di ragguagli c’è una pletora di infos a disposizione, dai siti vari a TripAdvisor e così via.
Lo stesso acquisto è sottoposto ai motori di ricerca specifici e alle loro griglie (Kayak App, ad esempio).
Risparmio di soldi, di tempo, gestione diretta e conoscenza.
Ma una delle cose più affascinanti del nuovo scenario, da scrittore, è la possibilità della pubblicazione istantanea, il self publishing, sia che riguardi un libro o un blog.
E’ un sogno realizzato quasi quanto l’informazione assoluta in tempo reale che dà Google o la rete intera (un vecchio sogno da bambino, in effetti).
Avendo poi sperimentato direttamente il delirio della catena editoriale in Italia e le sue storture sia economiche che antimeritocratiche nonché le inevitabili lentezze e inefficienze distributive borboniche, il self publishing è la risposta.
E il dato più incredibile che viene dagli USA, sempre trainanti, dopo quello del sorpasso degli ebooks sui libri fisici, è proprio il fatto che gli scrittori più emergenti e venduti negli ultimi tempi vengono quasi tutti dal self.
La seconda grande tendenza è lo share, cà va sans dire.
In realtà il concetto stesso di social network mi sembra limitante e sarà superato in tempi brevissimi, grazie alla crescente fortuna di Twitter.
Tutta la rete è ormai strutturata naturalmente sul binomio self-share ma siamo già molto oltre l’impostazione Facebook, simbolo del web 1.0.
Facebook mi sembra sempre più la Microsoft dei bei tempi e Twitter la mela.
Il concetto stesso di sito statico, superatissimo, ha avuto, non a caso, pessime trasposizioni perfino nelle apps successive.
Un po’ come quando Microsoft cercava di “stuprare” la natura di un mobile device buttandoci dentro la versione ridotta di Windows.
Penso che sia impossibile avere un blog e non pensare a Twitter come veicolo.
Twitter supera l’idea stessa di Facebook, la vetrinetta per gli amichetti (tutte cose che si potevano fare tranquillamente con altri strumenti già nel web 1.0), e la porta ad un livello superiore.
Non a caso è frequentato non tanto dai vips (categoria che aborro e non riconosco neppure) quanto da gente che fa cose e che ha contenuti da “condividere” appunto.
Poi è chiaro che l’uso e l’abuso del mezzo sono diffusi, come sempre, ma la natura del mezzo, la sua brevità, il concetto stesso di “follow”, porta naturalmente all’uso giornalistico del mezzo, laddove Facebook sembra una prima brutta copia virata in versione “college” (scambio foto, appuntamenti, chiacchiericcio).
Penso che su questi due binari il web sia entrato nella fase adulta, cambiando il modo di vivere, lavorare, giocare, studiare…e altri mille verbi ad libitum.
Benvenuti nel futuro.